I rischi del p2p lending: le cose da sapere

Questo articolo credo possa essere molto interessante per chi è agli inizi nell’investire nel p2p lending. Quali rischi si possono incontrare, quando decidiamo di investire qui?

E’ una domanda che chiunque si è posto, prima di investire nelle piattaforme di prestiti fra privati.

Insomma… Il p2p lending è rischioso?

La risposta è.. SI’, MA IN PARTE! Lo si può infatti in gran parte gestire!

Questi di seguito elenco quelli che secondo me sono i principali rischi che un investitore in p2p lending si troverà ad affrontare. Ho pensato di dividerli per natura, per aiutare a farsi uno schema mentale preciso. Ho aggiunto anche, a parte di ciascuno, quelle che sono a mio avviso le azioni migliori per limitarli o gestirli nel modo più profittevole possibile.

Li ordino in ordine decrescente, da quelli che secondo me incidono di più, a quelli che incidono meno:

RISCHIO DEL RICHIEDENTE

E’ il primo, forse non il principale, ma quello che più di tutti influenza le nostre aspettative di ritorno. I richiedenti dei prestiti pagano regolarmente?

Sì: ok i nostri rendimenti potranno essere regolari.

No: allora occorre attivarsi per valutare l’effettiva convenienza della specifica scelta di investimento.

La cosa che spesso si dimentica è di capire bene CHI ci deve pagare il prestito, su CHI concentrare la nostra valutazione. Quando non ci sono coperture di buyback, è il richiedente finale. Quando invece c’è la copertura buyback, NON è il richiedente finale a dover essere valutato, ma il loan originator (colui che propone i prestiti in piattaforma): è solido? Ha le coperture per poter pagarci al posto del richiedente?

AZIONI PER LIMITARLO: Nel lending immobiliare e aziende, valutare bene chi ci chiede il finanziamento, attraverso i rating forniti dalla piattaforma e analizzando i documenti disponibili, che raccontano il progetto ed i reali soggetti coinvolti. Nel p2p lending, se c’è copertura buyback, capire bene i bilanci delle finanziarie che lo offrono (se sono in utile, se hanno sufficiente equity, per esempio).

In tutti i casi, è importante diversificare il più possibile i propri investimenti su più richiedenti. Più concentriamo i nostri investimenti verso pochi soggetti, più ci esponiamo al rischio verso di loro.

RISCHIO DELLA PIATTAFORMA

Si parla qui della volontà e capacità della piattaforma di operare secondo le normative che regolano il settore, della corretta preselezione dei soggetti che offrono i loro prestiti o i loro progetti nel marketplace, della correttezza dei contratti di prestito e interessi, e della loro visione di attività di lungo periodo.

Piattaforme come Mintos, Bondora, Soisy, Evenfi, Robocash: hanno tutto in regola per poter operare? Tutte le eventualità, anche negative, sono state regolamentate?

Il rischio è chiaramente quello di vederci congelati i soldi nella piattaforma anche se i richiedenti pagano regolarmente, a causa di problemi di operatività o liquidità della stessa. O, peggio, il rischio scam da parte di chi la piattaforma la gestisce. Quindi, sia quanto la piattaforma sia regolamentata, sia quanto potremo tutelarci in via legale se le cose dovrebbero andare male (cioè nei casi proprio peggiori, il default della stessa).

A differenza del passato, grandi passi sono stati fatti in Europa nel regolamentare l’attività delle piattaforme di crowdfunding e crowdlending. Ottenere licenze per poter operare è sempre più difficile ed i requisiti necessari sempre più stringenti. Occorre però accertarsi che le piattaforme dove stiamo valutando di aprire un conto abbiano tali licenze, oltre ad un team solido e storico alle spalle che garantisca una certa esperienza di gestione.

AZIONI PER LIMITARLO: conoscere molto bene le piattaforme dove andiamo ad investire PRIMA di investire. Informarsi sui dettagli contrattuali, seguire le recensioni di investitori con esperienza. Il blog di P2P Italia vi mette a disposizioni le recensioni delle piattaforme dove investo io, che potete trovare nella sezione a destra della pagina.

RISCHIO PAESE

E’ indirettamente collegato al rischio del richiedente. Anzi, lo influenza tantissimo, ma lo considero un rischio a sè.

Parlo della situazione economica specifica della nazione dove il richiedente risiede. Se risiede in una nazione stabile, con un economia forte, ci saranno meno rischi di “shock” esterni che possano scalfirne la sua situazione finanziaria. Al contrario, forti variazioni nelle politiche nazionali potrebbero ridurne la possibilità di reddito, ad esempio, tale da comprometterne la capacità di rimborso dei prestiti.

Si pensi, ad esempio, a cambi improvvisi di normative (i cambi delle politiche russe verso l’europa in seguito alla guerra). Oppure paesi in forte crisi economica che alzano le tasse o riducono inventivi economici su cui il richiedente contava. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti.

Altro punto, capire se i paesi dove vogliamo investire siano normativamente aperte e già preparate agli investimenti in crowdfunding e crowdlending ci darà un’indicazione sulla stabilità delle normative che incidono sul lavoro di richiedenti e intermediari. Siamo all’interno dell’unione europea, dove il crowdfunding è normato? Se no, ci sono leggi ben definite che lo regolano?

AZIONI PER LIMITARLO: Ottenere le informazioni macroeconomiche e normative del settore del paese dove risiede il loan originator, o dove il richiedente basa la sua attività/progetto. Privilegiare investimenti su paesi con relativa tranquillità ci limiterà questo rischio.

RISCHIO VALUTA

È un rischio collegato al eischio paese, ma che ha delle particolarità, per cui lo indico a parte.

Non sempre i richiedenti prestito utilizzano l’euro come loro moneta corrente. In questo caso il prestito si concretizza in due modi:

  • Il contratto viene stipulato in euro, quindi loro dovranno pagare le rate in euro al cambio vigente con la loro moneta al momento della scadenza. In questo caso può essere che la loro moneta si sia deprezzata nel tempo, quindi loro dovranno pagare “di più” per darci la stessa quantità di euro pattuita, aumentando il loro rischio insolvenza. Al contrario, se la loro moneta si rafforza sull’euro, pagheranno “meno” per darci gli stessi euro: il loro rischio insolvenza diminuisce.
  • Il contratto viene stipulato nella loro moneta locale. In questo caso saremo noi a dover convertire i nostri euro nella moneta del richiedente. Le piattaforme che offrono tali prestiti (ad esempio Mintos o Twino) normalmente hanno il servizio di cambio valuta per i nostri depositi, attraverso il pagamento di qualche commissione. Qui il richiedente paga sempre lo stesso importo nella sua valuta, ma noi saremo soggetti al rischio cambio che, ugualmente a come prima spiegato, potrà esserci favorevole o sfavorevole.

AZIONI PER LIMITARLO: innanzitutto l’azione principale è capire bene se il richiedente opera in euro come noi oppure no. E ricordarsi che non sempre paga in euro anche se il contratto di prestito che abbiamo è im euro: dipende dalla sua nazione di residenza.

Fatto questo il comportamento più semplice, ed efficace, per limitare il rischio valuta è….. investire solo in euro, con richiedenti che utilizzano euro :).

Possiamo pensare di investire noi in valuta (secondo caso far quelli qui elencati) se abbiamo abbastanza confidenza dell’andamento del mercato valutario che ci possa dare degli extra profitti. Ma occorre avere esperienza con l’argomento.

RISCHIO LIQUIDITA’

Detto anche cash drag, riguarda la possibilità in cui la piattaforma sulla quale state investendo non abbia prestiti a sufficienza per investire tutto il capitale che avete depositato. In questo caso, i vostri soldi rimarranno giacenti sul conto senza rendervi nessun interesse, abbassando il vostro profitto atteso: si profila una perdita per mancato guadagno.

AZIONI PER LIMITARLO: monitorare sempre, prima di versare sul conto di una piattaforma, ma anche periodicamente quando state investendo, la situazione del numero prestiti disponibili in offerta. Se non sono sufficienti a coprire il vostro capitale, e se questa situazione perdura per un lungo periodo di tempo, l’opzione migliore sarebbe quella di diminuire il capitale e indirizzarlo verso lidi più efficienti.

RISCHIO FISCALE

Ci sono piattaforme (italiane) che fanno da sostituto d’imposta a titolo definitivo, come ad esempio Soisy, Smartika, Prestiamoci. E piattaforme (italiane ed estere) che non lo fanno. Vi rimando per dettagli a questo articolo: La tassazione nel p2p lending.

Per le prime, la gestione del versamento tasse è gestita dalla piattaforma. Nelle seconde, occorre lavorare nella nostra dichiarazione di fine anno.

Nonostante la normativa fiscale italiana sia chiara, occorre conoscerla per dichiarare regolarmente i nostri proventi. E questa cosa può non essere semplice per chi non è avvezzo a queste cose. Se così, occorre affidarsi ad un professionista (caf o, molto meglio, un commercialista). Il rischio è che nemmeno il professionista sia “aggiornato” con i regolamenti di questa nuova forma di investimento e vi faccia perdere tempo, oltre che farvi pagare parcella.

AZIONI PER LIMITARLO: abbastanza ovvie. Se non ve la sentite di gestire la cosa, basta investire solo in piattaforme che fanno da sostituto. Altrimenti, occorre affidarsi ad un professionista bene informato. Meglio ancora, se ne avete la voglia con il tempo, sarebbe capire bene come dichiararle in autonomia e procedere da soli a integrare la vostra dichiarazione con i redditi del p2p.

CAPITOLO SPECIALE: IL RISCHIO DELL’INVESTITORE!

Oltre a questo elenco, ho voluto infine aggiungere altri due tipi di rischi. Non sono rischi legati specificamente al mercato del p2p lending, alle sue piattaforme o quanto già detto. Sono rischi legati a….. VOI. Il rischio dell’investitore. Il rischio di non predisporsi voi stessi ad investire correttamente.

Io, dalla mia esperienza, ho notato due tipi di rischi principali di un classico investitore “amatoriale” di p2p lending.

A – RISCHIO DI NON INFORMARSI ADEGUATAMENTE

Sembra banale, ma occorre tenersi sempre informati sull’andamento del mercato del crowdlending. Capire le novità che periodicamente escono, quali sono l’andamento delle piattaforme e l’aggiornamento dei loro rendimenti, ma anche dei loro rischi.

Investire e poi dimenticarsi di aggiornarsi almeno una volta ogni tanto su dove stiamo investendo, vuol dire potenzialmente esporci a rischi perchè le condizioni cambiano e non ce ne accorgiamo. Oppure non conoscere che nel tempo nascono opportunità migliori o con meno rischio, vuol dire non ottimizzare il nostro investimento nel lending.

AZIONI PER LIMITARLO: seguire blog e canali che trattano il mondo del p2p lending. Ma attenzione, scegliere di seguire chi realmente lo conosce (non investitori occasionali che si specializzano in altre tipologie e parlano “marginalmente” del p2p), per evitare di avere informazioni di bassa qualità o, peggio, non corrette.

Io ovviamente vi consiglio di seguire il mio blog e tenere sempre d’occhio la sezione Le migliori piattaforme, che aggiorno trimestralmente.

B – RISCHIO DI NON GESTIRE BENE IL PROPRIO PORTAFOGLIO

Altro rischio “nascosto”, ma ben chiaro a chi ha qualche rudimento di finanza personale. Il rischio di non allocare la corretta % del proprio portafoglio al p2p lending.

Dire qual è la % corretta non è possibile. Dipende da molti fattori. Da come vanno i rendimenti del p2p in un particolare momento rispetto alle altre forme di investimento. Da quale è la capacità reddituale dell’investitore. La sua età. La sua propensione al rischio. Eccetera…

Però sicuramente si può dire che non gestendo bene il proprio portafoglio, si rischia di investire una % nel p2p troppo alta. Alta tale per cui eventuali perdite, che possono sempre accadere di tanto in tanto, vadano ad essere troppo elevate e che non permettano di investire .

AZIONI PER LIMITARLO: appunto perchè riguarda la sfera personale di ogni singolo investitore, non ci sono reali “consigli” che posso darvi. Se non uno, classico: evitate di investire soldi che vi creerà grossi problemi perdere, nel caso l’investimento non andasse bene.

Nuova serie youtube sul p2p-lending – P2P Italia con Mr. Billions

Ecco un’altra novità per chi segue il blog di p2p-Italia e, spero, in generale per gli investitori italiani in p2p lending. Io e MrBillions, youtuber nel settore investimenti ed investitore egli stesso in p2p lending, abbiamo deciso di iniziare una nuova serie youtube, sul suo canale, proprio su questo tema. L’obiettivo è quello di avvicinare questo asset a chi lo conosce ancora molto genericamente, o anche solo dare informazioni in più a chi è interessato a valutarlo.

Ho avuto l’occasione di conoscere Massimo ad una cena organizzata dalla piattaforma Prepay e, viste le vedute comuni su molti aspetti del mondo del crowdfunding in generale, abbiamo colto l’occasione per iniziare ad organizzarci e portare contenuti in collaborazione su questo argomento, ancora veramente poco conosciuto nell’ambiente italiano. Vi consiglio di iscrivervi al suo canale, vi assicuro ne varrà la pena!

Abbiamo già fatto un video insieme, dove mi intervista sul suo canale, che potete trovare qui: Intervista a P2P-Italia e che riporto direttamente in video più sotto in questo articolo.

Ma penso che il miglior modo per farlo conoscere ai lettori del blog sia quello di presentarsi lui stesso direttamente. Gli ho posto qualche domanda ed è stato ben lieto di descriversi di persona.

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P2P-Italia: Ciao Massimo, da dove iniziare? Beh, direi che puoi parlarci un po’ del tuo canale, che dici?

MrBillions: Ciao Paolo e ciao a chi sta leggendo questo articolo, mi ripresento mi chiamo massimo ma, tutti mi chiamano MrBillions, il nome del canale nasce da un termine scherzoso con il quale mi definivano altri youtubers ed iscritti. Il canale nasce nel 2019 come percorso di crescita personale.

Sono un’amante della crescita a 360°, sono molto curioso e amo imparare cose nuove, nel 2019 appunto decido di voler imparare il montaggio video, e quale miglior modo per impararlo in fretta se non confrontandosi fin da subito con un pubblico pronto a darti dei voti. Da lì diventa una vera e propria passione, perché capisco subito che youtube non è solo montaggio video, ma una vera fabbrica di crescita personale. Da lì a poco scopro di dover studiare la SEO per indicizzare meglio i miei video. Scopro anche di essere negato con il public speaking quindi mi sono fiondato su vari contenuti video per migliorarmi. Scopro di dover imparare il videomaking per girare e montare meglio i miei video, l’ottimizzazione audio ecc.

Insomma un vortice di crescita personale che mi ha felicemente preso già 4 anni. Inoltre, sono anche un investitore dal 2017 ed ho pensato di condividere questa mia passione su YouTube.

Cosa si può trovare oltre al p2p lending?

Sul canale parlo di investimenti a 360°, oltre al p2p è possibile trovare video su moneyfarm, etoro, analisi di azioni, trading online, recensione di libri sugli investimenti, crescita personale, risparmio, filantropia, live con il bar investitori, interviste, criptovalute, investimenti immobiliari e molto altro ancora… insomma porto tutto il mio percorso da investitore.

Progetti per il futuro?

Ne avrei una valanga ma, YouTube non è il mio lavoro principale, sono un lavoratore dipendente, un marito, un padre, un investitore attivo e mille altre cose che mi frullano in testa… spesso non riesco a portare su youtube tutte le idee che ho per questione di tempo ma, di sicuro la volontà di portare una bella serie di video sul P2P insieme a Paolo è forte e batte ogni altra idea. Per rispondere alla domanda, ogni anno mi pongo degli obiettivi da perseguire che condivido sul mio canale YouTube ad ogni inizio anno. Per quest’anno spero di concludere con successo il mio 1° investimento immobiliare ed iniziare la creazione di un portafoglio azionario da dividendi che possa generarmi una ulteriore rendita passiva.

Come è composto il tuo portafoglio investimenti? Ci dici qualcosa e ci descrivi le motivazioni?

Il mio portafoglio come è possibile vedere nel video che porto tutti gli anni, è composto dallo 0,1% da un investimento in equity su TogetherPrice una piattaforma italiana che permette la condivisione di abbonamenti a servizi digitali come netflix, disney+, adobe ecc. Lo 0,8% è dedicato al mio piano pensione su moneyfarm azienda italiana che gestisce portafogli di investimento, un altro 0,8% è investito su Prepay piattaforma di P2B, l’1% è investito su evenfi, altra piattaforma di P2B. L‘1,2% è investito in oro fisico, il 4,9% è investito su moneyfarm questa volta su un portafoglio di lv7. Il 14,6% è investito su etoro, che è il broker dove acquisto le mie azioni, il 37,1% è investito in debiti buoni “mutuo” dedicato al mio investimento immobiliare su Verona. Infine il 39,5% è diviso tra liquidità e fondo d’emergenza, al momento sono molto liquido per via dell’investimento immobiliare.

Le motivazioni dietro la costruzione di questo tipo di portafoglio sono molteplici, in primis le mie capacità che stanno via via crescendo e portando il mio portafoglio più verso lo stock picking ma, il portafoglio così com’è non è ancora definitivo e probabilmente non lo sarà mai, ho più che altro un range percentuale per ogni categoria di investimento che conosco.

Negli ultimi due anni, ho notato che su youtube si è parlato sempre meno di p2p lending. Cosa ne pensi del vuoto che si è creato?

Penso che dopo il boom di Bondora su YouTube e di qualche scam qua e la si sia persa un po la voglia di portare video su youtube e di investire nel p2p. In realtà invece il mondo del crowdfunding continua a crescere a dismisura, e se non erro, solo in Italia esistono oltre 50 piattaforme di crowdfunding registrate e non meno di 10 tra quelle molto attive.

Come sappiamo, in Italia, siamo molto attenti ai nostri risparmi e poco propensi agli investimenti. Ma, se da un lato non essere spendaccioni è un bene dall’altro è una cattiva scelta lasciare il denaro fermo sul conto a non fare niente. Negli anni, per colpa dell’inflazione quel denaro varrà sempre meno e questo è un dato di fatto. Ed è per questo che, dopo aver conosciuto Paolo ad una cena, gli ho subito proposto una serie di video in collaborazione dove andare a sviscerare insieme il mondo del crowdfunding, perché è una tipologia di investimento che secondo me non va snobbata, soprattutto durante questi mesi di Bear Market. Il 7/8/10/12% annuo non è una cifra da poco, anzi, aiuta a stabilizzare il portafoglio nel suo complesso.

Insomma spero che noi 2 insieme possiamo riportare su YouTube la possibilità di fare soldi anche attraverso questo metodo di investimento. Speriamo di riuscirci e speriamo di trovare anche tanti investitori come noi che ci aiutino a spiegare e valutare al meglio ogni singola piattaforma. Al momento io ne uso solo 2 ma, chissà che non ne scopra altre meritevoli insieme a voi.

Grazie Paolo per questa intervista e grazie soprattutto a voi che avete letto, ci apprestiamo come anticipato a portare una serie di video che spero vi piacerà.

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Tornando “in studio” ringrazio anch’io MrBillions intanto per questa presentazione, nel frattempo, come promesso, vi metto qui sotto la mia video intervista. Enjoy!

Guida alla dichiarazione dei redditi nel p2p lending 2022

E’ arrivata la primavera, e oltre al miglioramento della temperatura, questo periodo si porta dietro per noi investitori un’incombenza particolarmente sentita: pagare le tasse sui nostri investimenti in p2p lending!

Ebbene sì, alzi la mano chi di voi non ha mai avuto in questo periodo momenti di incertezza sulla propria dichiarazione fiscale e dubbi se quello che si dichiarava fosse esattamente quello che si aspetta da noi lo stato. Tanto per non fare del qualunquismo: l’Italia sarà pure un gran bel paese, ma in fatto di normative fiscali non è proprio il posto più semplice del mondo. Soprattutto per noi investitori in finanza alternativa, con la proverbiale lentezza dell’amministrazione fiscale nello stare al passo con i tempi che cambiano, tale passo può essere più difficile di risolvere un cubo di Rubik 8×8.

E in questa situazione, non è raro che le piattaforme non tentino di “sfruttare” tale incertezza per raccontare favole agli investitori, convincendoli di vantaggi fiscali o scelte a loro favore se investono con loro che non trovano riscontro nella (complicata) normativa attuale. E parlo soprattutto di piattaforme italiane in questo caso! Tanto il rischio, in questi casi, è al 100% degli investitori, le piattaforma mica si prendono la responsabilità per errate dichiarazioni dei singoli contribuenti.

Provo in questo articolo quindi a fare ordine nel mondo del p2p lending. Ormai la materia è espressa, occorre solo fare un po’ d’ordine nel tutto. Parlerò di lending, non di crowdfunding, che ha un altro regime e di cui non tratterò qui.

Prima di passare all’articolo, vi ricordo però che NON sono un commercialista. Tutto quello che leggete è legato alla mia esperienza in ormai 6 anni (che ho accumulato ANCHE con un commercialista). Perciò se le normative nel frattempo cambiano, e voi state leggendo questo articolo nell’anno 202x, sono cavoli vostri. Quello che dico vale nel momento in cui scrivo (aprile 2022). E, giusto per completare il disclaimer prima che mi scriviate in merito, io NON posso nemmeno darvi consulenza in materia fiscale, non ne ho le abilitazioni!

Perdonate la pesantezza… lo davo fare. Riprendiamo:

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SOSTITUTO D’IMPOSTA SI’ O NO?

Ecco la prima questione da spulciare, soprattutto per i nuovi investitori. Una piattaforma che può fungere da sostituto d’imposta a titolo definitivo… fa tutto lei e noi paghiamo sempre il 26% sui nostri utili. Fa tutto lei nel senso che l’investitore in fase di dichiarazione non deve svolgere nulla. La piattaforma si occupa di trattenere questo 26% già al momento del riconoscimento degli interessi sui nostri prestiti. Queste trattenute, in questo caso, ci sollevano da ogni altro adempimento, siamo a posto con il fisco. Attenzione! NON tutte trattengono a titolo definitivo, solo i sostituti possono farlo. Altre, come vedremo, che non sono sostituti a titolo definitivo, trattengono lo stesso qualcosa, MA poi dovremo comunque andare a dichiarare, lo vedremo dopo.

Quindi la prima domanda che ci dobbiamo porre è: la piattaforma può svolgere da sostituto d’imposta? Come si fa a capirlo?

Basta andare a guardare cosa è scritto nel TUIR dopo la riforma del 2018. Riporto art. 44 TUIR lettera d-bis

“… i proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di Peer to Peer Lending) gestite da società iscritte all’albo degli intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o da istituti di pagamento rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 114 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, autorizzati dalla Banca d’Italia;

Quindi, gli enti (leggi, le società che gestiscono le piattaforme o gli istituti di pagamento delle stesse) che sono registrati in tali albi della banca d’Italia possono fungere da sostituto d’imposta a titolo definitivo, gli altri no. Occorrerebbe andare quindi a vedere questi albi. Vi semplifico le cose, oggi di questi albi, chi sono:

  • Soisy
  • Smartika
  • Prestiamoci
  • Opyn (l’ex Borsa del Credito).

Chi non leggete fra queste 4 NON è sostituto d’imposta definitivo. Quindi? Quindi quando investite su queste l’aliquota fiscale sarà fissa del 26%. in TUTTI gli altri casi, l’aliquota che vi troverete alla fine a pagare sarà quella del vostro scaglione IRPEF.

Come si paga? Cosa occorre compilare?

Avete ricevuto redditi già tassati da sostituti di imposta a titolo definitivo, non occorre fare più nulla.

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TRATTENUTE A TITOLO DI ANTICIPO E PIATTAFORME LORDISTE

Assodato che tutte le altre dobbiamo assoggettarle alla nostra aliquota IRPEF, per capire che % dobbiamo pagare occorre vedere in quale scaglione di reddito siamo. Cioè qual è il nostro reddito annuo complessivo? Prendiamolo e capiremo quale è l’aliquota che dovremo pagare seguendo la seguente tabella (che riporta l’irpef fino al 2021 compreso, poi le aliquote cambieranno leggermente, anche se poco significativamente):

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

Capito quanto dobbiamo pagare, occorre vedere cosa fanno le piattaforme quando ci riconoscono gli interessi:

  • La maggior parte delle piattaforme non sostituto d’imposta operano da lordiste: ci riconoscono gli interessi lordi; sono di solito le piattaforme estere. Su questi dovremo semplicemente dichiarare nel nostro 730/Modello unico l’importo degli interessi totali maturati nell’anno e ne verrà semplicemente calcolata l’imposta da pagare secondo l’aliquota a cui saremo arrivati secondo la tabella sopra.
  • Ci sono alcune piattaforme invece che trattengono comunque una percentuale a titolo di anticipo (di solito queste sono italiane e trattengono un 26%). Occorre ricordare sempre che le piattaforme che fanno così e che non sono comprese nella piccola lista dell’articolo precedente NON ci esentano da presentare la dichiarazione: loro non possono sapere qual è la nostra aliquota specifica (dipende dal nostro reddito personale). Quindi, trattengono intanto un 26% e starà poi a noi dichiarare quale è il tasso d’imposta definitivo nel nostro 730/Modello unico. In questo caso dovremo dichiarare l’importo degli interessi totali maturati E dichiarare che abbiamo già pagato (attraverso la piattaforma) il 26%, facendo calcolare che dobbiamo pagare il resto… oppure ricevere qualcosa a rimborso se siamo nell’aliquota al 23% (che è più bassa del 26).

Ci tengo a dire che occorre diffidare dalle piattaforme non comprese nella lista del capitolo precedente che tentano di propinarvi che per tali prestiti/progetti etc. è sufficiente quello che trattengono loro. In quei casi (e ce ne sono stati) vi stanno ingannando, stanno facendo il loro interesse (pubblicitario) e non il vostro (di investitori corretti).

Come si paga? Cosa occorre compilare?

In entrambi i casi sopra citati, (lordiste o con trattenute a titolo di anticipo), occorre compilare il quadro RL2 con l’intero importo degli interessi maturati, indicando nella colonna 1 il codice 1 (riferirsi all’interpello nr. 169 del 2020). Nel caso in cui abbiate ricevuto nell’anno delle trattenute dalla piattaforma (come il famoso 26% dei non sostituti definitivi), inserite tale importo nell’apposita casella, per stornare quanto già regolato. Il saldo sarà calcolato in automatico se utilizzate i precompilati online.

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TASSE SUL P2P LENDING. COME IMPATTANO QUESTE DIFFERENZE?

Quant’è la differenza fra il pagare il 26% come sostituto d’imposta e assoggettare tutto ad aliquota irpef nel 730/unico? La risposta non può essere univoca in quanto, sebbene si possa fare un calcolo di massima, occorre tenere conto di vari elementi che sono specifici del singolo contribuente.

Facciamo una piccola prima tabella riassuntiva, con 1.000€ di interessi lordi:

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

A questa, come detto, occorre considerare degli elementi a favore di una e dell’altra situazione (sostituto e non sostituto), rispetto alla tabella qui sopra:

  • A favore dei sostituti: oltre alle già evidenti differenze prendendo uno stesso reddito, occorre aggiungere alla tassazione “diretta” anche gli effetti di un incremento di irpef su altre tasse contributi, che non si ha nel caso delle piattaforme sostituto. Per esempio, un po’ di addizionali/comunali in più, detrazioni minori, possibile calo di bonus per redditi inferiori, etc.
  • A favore dei non sostituti: occorre dire che, normalmente, a parità di investimento, i non sostituti offrono un rendimento lordo superiore o molto superiore rispetto ai non sostituti. Le piattaforme che offrono mercati esteri, dove è più facile ottenere un rendimento maggiore, ne offrono molto di più. Per le piattaforme italiane, occorre far notare che fungere da sostituti “regolari” comporta per loro costi enormemente più elevati, che spesso trattengono dai rendimenti lordi che potrebbero andare agli investitori (commissioni, maggiori spread fra pagato dal richiedente e versato agli investitori, etc.)

Il calcolo di convenienza quindi non è così immediato, occorre approfondire ogni aspetto!

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MONITORAGGIO DEI FONDI ESTERI

Che cos’è? E’ un obbligo che ha ogni contribuente di dichiarare nel 730 o Unico quanti fondi si ha in conti esteri. E’ un passaggio fondamentale per chi investe in:

  • Piattaforme estere
  • Piattaforme italiane che utilizzano istituti di pagamento esteri (i casi si riassumono principalmente in chi utilizza Mangopay e Lemonway, istituti francesi).

In questo caso, occorre mettere a conoscenza di quanti fondi sono stati depositati nelle piattaforme (sia che siano già stati investiti in progetti, sia che stiano là a giacere).

In questi casi, come un recente interpello ha chiarito (nr. 155 del 2022, grazie al lettore Fabio per la segnalazione!) NON è rilevante se poi da questi conti investite in progetti esteri, italiani, a casa vostra, marziani. Vanno sempre indicati nella dichiarazione.

E per i sostituti d’imposta del primo capitolo? Quelli usano istituti di pagamento italiani, quindi non rilevano qui.

Cosa occorre compilare?

Occorre compilare il modulo RW, con importi di inizio anno e medi dell’anno di giacenza delle piattaforme, negli appositi campi (caselle valore iniziale e finale) e criterio determinazione valore = 2. Chi è puntiglioso dovrebbe inserire una riga per ogni piattaforma (trovate il codice di stato estero di ciascuna comodamente online). Non è escluso basti una riga per ogni paese estero. Paese di sede della piattaforma o paese del conto bancario dove andiamo a depositare? Ecco una cosa ancora dubbia, contando quanto detto, sembrerebbe paese di conto bancario, ma non è sicuro.

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

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IVAFE PER IL P2P LENDING ITALIANO E EUROPEO

Ultimo tassello, la famosa IVAFE (la corrispondente imposta del bollo dei conti correnti). Sempre seguendo l’interpello 169 del 2020, l’IVAFE va pagata per le piattaforme con istituti di pagamento esteri (quindi le piattaforme estere e le italiane con istituti esteri) nel caso in cui tali investimenti si possano assimilare a prodotti finanziari. La cosa viene individuata con la possibilità dell’investitore di scegliere in qualunque momento se e a che valore liquidare l’investimento a terze parti. Quindi il focus è sul mercato secondario delle piattaforme. Abbiamo quindi i seguenti casi:

  • Piattaforme che non hanno mercato secondario: non si paga IVAFE
  • Presenza del mercato secondario in cui il LOAN ORIGINATOR riacquista il prestito (generalmente dove NON si può decidere a che prezzo rivendere il prestito): non si paga IVAFE
  • Presenza del mercato secondario in cui sono ALTRI UTENTI a riacquistare il prestito (generalmente dove SI’, si può decidere a che prezzo rivendere il prestito): ecco, qui si paga IVAFE

Come si paga? Cosa occorre compilare?

Sempre nel quadro RW, nel caso di importi che rientrano nei primi due punti qui sopra (dove non serve pagarci l’IVAFE), occorre spuntare l’apposito flag “solo monitoraggio”. Nel caso in cui invece fossimo nel terzo punto, occorre non spuntare questo flag, così nella dichiarazione verrà calcolato l’importo di IVAFE da versare, assieme alle altre imposte.

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CONCLUSIONI

Non ho molto da dire come conclusioni, se non ripetere un paio di principi che ritengo fondamentali. Per capire come svolgere la dichiarazione se avete dubbi, almeno le prime volte, la cosa migliore è spendere qualcosina e affidarsi ad un professionista (un commercialista, non me ne vogliano i caf…). Poi capiti i due passaggi, essere autonomi non sarà per niente complicato. Il secondo principio è che in caso di dubbi, affidarsi agli interpelli è oggi importante. Se avete dei dubbi, mettetevi sempre dalla parte della ragione e dichiarate casomai qualcosina di più che qualcosina di meno. E se qualche piattaforma dichiara qualcosa che sembra andare in contrasto con gli interpelli, è MOLTO più facile che abbiano ragione i secondi.

Detto questo, ripeto che non sono un professionista, né tantomeno un commercialista, quindi mi appoggio anch’io a fonti Agenzia Entrate. Non vi potrò fare nessun tipo di consulenza in materia. Spero comunque abbiate trovato utile questo articolo per farvi l’idea. In quel caso, e se volete comunque riconoscermi qualcosa, per il tempo e le ricerche svolte, la cosa migliore è… utilizzare i miei codici bonus per l’iscrizione alle varie piattaforme: Bonus per investitori. Vi ringrazierò in anticipo! Oltre che andare anche a vantaggio vostro in molti casi…

E… pensate ci siano altre questioni che non ho trattato? Scrivetemi nei commenti, o in privato, che nel caso le aggiungo all’articolo!

C’è ancora ignoranza in Italia sul p2p lending? Gli strafalcioni del Corriere.it

Ho letto di recente un articolo del Corriere.it postato in una discussione telegram, che si pone come “guida” a come funziona il p2p lending.

Si tratta di un articolo in cui un giornalista “esperto” di economia (lascio esperto nonostante quello che vi ho letto, per gentilezza) descrive l’asset class del p2p lending. Ne commenta pregi e difetti e tenta di dargli un’allocazione in un possibile portafoglio investimenti da parte di un risparmiatore comune. Proprio quest’ultima parte mi ha lasciato basito e mi ha fatto scrivere invece questo mio articolo.

Non leggo moltissimo il Corriere, per cui non l’avevo scovato prima. Ma è comunque uno scritto abbastanza recente (la data riportata è dell’11 maggio 2021) ed è inserito nella sezione “Economia: gestire i risparmi” della sezione online della nota testata giornalistica. Preciso la sezione perchè io stesso sono andato a verificare specificatamente che non fosse tipo una sezione “gossip” o una delle classiche pubblicità adsense che compaiono per farti acquistare un montascale tipo….

Questo è l’articolo specifico, e ve lo linko direttamente il punto di cui vorrei parlare in questa mia discussione: Corriere.it: prestiti fra privati

E’ un articolo in più pagine.

Le prime descrivono in modo molto generico come funziona il principio del p2p lending. Su queste non ho molto da dire, non ho rilevato nessun problema se non forse il fatto che è abbastanza semplicistico. Si rivolgono comunque ad un pubblico molto generico e, immagino, che non debba per forza avere una conoscenza della finanza personale molto sopra quella di base, perciò va anche bene così.

Ho preso invece spunto per l’articolo vedendo l’ultima pagina, “Quanto investire”. Questo dovrebbe porsi come una panoramica su come posizionare il p2p in un ideale portafoglio di investimento. Questo mi ha lasciato a dir poco basito per la scarsa qualità e, addirittura, ignoranza “tecnica” che rischia di diffondersi anche a chi legge. Ma non solo per le conclusioni a cui è arrivato l’autore, ma anche proprio per le premesse che ha utilizzato, dove proprio ha malinterpretato completamente le caratteristiche di rischio e le necessità dell’investitore di conoscere bene questo investimento.

Dato che la parte scritta è breve, e che, sfortunatamente, è riuscito a commettere errori in praticamente ogni frase, lo pubblico qui interamente e lo commento per far capire cosa rischia chi, ingenuamente, legge questi articoli e si affida a relatori di questo tipo.

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RISCHIO DEL P2P LENDING

In un buon portafoglio, lo spazio dedicato al p2p lending dovrebbe essere quello che si dedica agli investimenti a rischio medio/medio-basso. Nella maggior parte dei casi si potrebbe allocare una percentuale che va da un minimo del 10% fino a un massimo del 25% del proprio portafoglio.”

Magari a chi mi segue da più tempo gli staranno già sanguinando gli occhi come a me appena l’ho letta. E questi hanno già capito.

Per gli altri, provo a spiegare la mia reazione.

“Lo spazio dovrebbe essere quello che si dedica agli investimenti di rischio medio/medio basso”: è abbastanza chiaro che il p2p lending, per sua natura è un asset class che offre un rendimento molto più alto della media degli investimenti normali, ma anche perchè il suo stesso rischio è alto.

Comparandolo a investimenti in fondi obbligazionari, pensionistici, rendite assicurative credo sia palese che tutte queste abbiano a copertura aziende, banche o imprese di investimento molto più solide di qualsiasi finanziaria di p2p lending o di qualsiasi richiedente prestito a privati. Anche etf, fondi azionari e singole azioni quotate, per fare un altro esempio, hanno alle spalle imprese e aziende molto più solide di base. Ma chi investe in p2p lending di solito non lo fa per avere un richio basso e, di conseguenza, un rendimento contenuto. Chi investe in p2p lending lo fa per cercare un rendimento PIU’ alto degli altri asset class qui elencati e per questo sa che deve sopportare un rischio più alto, mitigabile attraverso l’accurata selezione di dove andare a prestare.

Nonostante tutto, la % di portafoglio che ha indicato nell’articolo, dal 10 al 25, è comunque sensata… meno male.

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Qualora il p2p lending fosse l’unico investimento nel segmento a rischio medio/medio-basso il tetto massimo potrebbe arrivare anche a un 30-35% del totale. Se si usano più piattaforme, questa percentuale andrà smezzata tra quelle scelte.

Peccato, una cosa l’aveva scritta giusta e dunque si corregge per non rischiare di indirizzare bene il lettore… “La % può arrivare ad un 30-35%”… Allora, secondo me, SI’. Può arrivare a quelle %, ma se chi investe sa bene quello che sta facendo e ha una situazione finanziaria che glielo consente. Per un lettore medio del corriere della sera (intendo una qualsiasi persona che abbia una conoscenza della finanza personale non più di basica) quella percentuale NON può essere consigliata.

E rincara la dose sul rischio basso… Mi viene da chiedermi, se il p2p è a rischio medio/medio basso, cosa intende l’articolista per rischio molto alto? Investimenti a leva 100x in Dogecoin? Prestiti ad aziende che investono in Eritrea al tasso del 40%? Sto evidentemente esagerando, ci sicuramente sono altri tipi di investimento tipo trading vario o appunto criptovalute, di per sè sono sicuramente PIU’ rischiosi del p2p lending e molto più volatili. Ma mi sembra abbastanza chiaro come l’autore inquadri male il posizionamento del p2p…

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DIVERSIFICAZIONE NEL P2P LENDING

“Il consiglio è di iniziare dividendo in parti uguali, disinvestendo poi progressivamente da quelle che performano peggio, per andare ad aumentare l’investimento su quelle che performano meglio.”

Nella seconda parte subito una perla. Nella sostanza, sta consigliando al solito “lettore medio” del Corriere: investi un po’ su tutte le piattaforme di p2p lending. Non interessarti se c’è meno solidità finanziaria, più possibilità di insolvenza, rende meno etc. Tu intanto investi su tutto, un po’ a casaccio, poi quando vedi che qualcosa “performa peggio” disinvestirai da quello e reinvestirai sull’altro.

Allora.. Cercando di ignorare la confusione che creerebbe domandarsi cosa intende per “dividendo in parti uguali” (richiedenti? loan originator? piattaforme? non chiediamocelo), pensate al caso in cui scoprite dopo aver investito che una “parte” performa peggio.

Chi già investe in p2p lo sa. Come disinvesti? Normalmente la classica “one click exit“, cioè la possibilità di uscire da un prestito liquidandolo alla piattaforma o alla finanziaria, non è concessa dalla stragrande maggioranza delle piattaforme. E c’è da dire che quando è offerta liberamente a tutti gli investitori, si sta mettendo “STRESS” alla solidità della piattaforma o finanziaria. Quando essa si troverà a doverlo fare in massa in casi estremi, quindi non è detto che questo sia sempre un bene per l’investitore. Anche il mercato secondario, cioè liquidare agli altri investitori, si sa bene che non funziona se ci sono problemi strutturali su un loan orginator.

Il mercato secondario, come si sa, è molto spesso precluso ai prestiti con problemi strutturarli di rimborso (pending payments o default), quindi nemmeno lì si può liquidare. O forse intendeva di attendere tutti gli incagli fino a loro rimborso o nei casi peggiori le procedure legali? In questo caso non credo l’articolista abbia sperimentato quanto è il costo, in termini di calo di rendimento, di queste situazioni.

La soluzione migliore per investire nel p2p lending è SEMPRE quello di ottenere prima tutte le informazioni possibili su dove si sta investendo, selezionare ciò che più è in linea con i nostri obiettivi e POI investire. Non attendere di prenderla nel sedere prima di ottimizzare le strategie.

Per chi non conosce ancora il mondo del p2p lending, avere delle informazioni su quali possano essere le piattaforme più solide e/o più performanti prima di investire è pressochè indispensabile. P2P-Italia, ad esempio, mette a disposizione di tutti la sezione “Le migliori piattaforme“, aggiornata periodicamente, che potete trovare in cima al sito.

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Ma questo non è l’unico criterio di diversificazione: c’è poi da considerare come diversificare l’investimento sulla singola piattaforma, ovverosia come splittare la porzione dedicata al p2p lending su più quote.

Qui forse è la parte meno peggio. Diversificare su più quota all’interno della stessa piattaforma (cioè, detta un attimo meglio, investire su più prestiti/ progetti e non concentrare tutta la quota su pochi singoli) è pienamente condivisibile. Peccato sia omesso che è comunque sempre necessaria una diversificazione (che sia fra finanziarie o singoli progetti, sempre si DEVE fare una due diligence iniziale sulle offerte).

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CONCLUSIONI

Ho preso nella sostanza un articolo di una testata giornalistica di prima fascia (anche se non prettamente economica) per far vedere a chi legge quanta ancora poca informazione reale ci sia su questa classe di investimento. Una poca informazione di questo genere tende a creare problemi. Non solo agli investitori, che rischiano di investire nel p2p come fosse un conto deposito, e saranno portati a perdere capitali o guadagnare molto meno rispetto a quello che potrebbero ottenere attraverso selezioni più oculate. Ma anche alle stesse piattaforme, che in caso di perdite da parte di molti investitori che sono entrati non essendo adeguatamente preparati si troverebbero ad affrontare un immagine del loro business molto peggiore di quello che nella realtà è!

Investire nel p2p non è adatto a chi cerca di ottenere sì e no un 2/3% netto dal proprio capitale investito. Questo, passatemi il commento personale, non è investire, ma quasi mettere i soldi sotto il materasso: un conto deposito non è un investimento, un titolo di stato non è un investimento.

Il p2p è un investimento reale: i rendimenti sono più elevati perchè i rischi sono reali e serve comprenderli bene prima di investire. E solo quando si applicano i risultati del proprio studio, si riesce ad investire con profitto decente.

Analisi bilanci #5 – Moncera (Placet Group)

Continua con questo articolo la serie di P2P-Italia sull’analisi di bilanci delle varie piattaforme di p2p lending. In questo “episodio” mi occupo di Moncera, la piattaforma che svolge il ruolo di marketplace per il settore p2p del gruppo finanziario Placet. Moncera propone nel proprio sito prestiti promossi unicamente da questo gruppo finanziario e funge per esso da ramo di raccolta fondi da destinare ai prestiti fra privati.

Placet Group offre il buyback su tutti i prestiti che sono resi disponibili in Moncera. Si occupa quindi lui da fondo di copertura per i ritardi (o default) che tali prestiti potranno eventualmente avere nel loro decorso.

Per conoscere qualcosa di più di Moncera vi lascio comunque al mio articolo di recensione della piattaforma: Moncera review.

PLACET GROUP E NORDECUM

Per l’investitore, quando deve raccogliere informazioni sulla solidità della piattaforma, è importante in prima battuta valutare il bilancio di chi si trova a garantire il buyback dei prestiti. E’ anche rilevante, poi, capire la sostenibilità dell’attività della piattaforma in sé, per evitare possibili futuri spiacevoli inconvenienti per quanto riguarda tutti i servizi che tale piattaforma offre (servizi di intermediario). Ma è la copertura finanziaria dei ritardi default ciò che conta è la solidità del gruppo finanziario proponente. Nel caso di Moncera, quindi, di Placet Group.

Trovo interessante comunque, con questa occasione, anche far notare quali sono le effettive differenze, nei bilanci, fra il volume di movimenti/utili/coperture di una piattaforma che fa solo marketplace e un vero e proprio gruppo finanziario che utilizza il p2p come fonte (o una delle fonti) di finanziamento. Vedrete che le differenze saranno enormi, perchè appunto molto differenti sono gli scopi del business.

A dirla tutta, se osserviamo chi offre prestiti , vediamo in realtà due soggetti: Placet Group, come detto, e Nordecum. Ma Nordecum è una filiale dello stesso gruppo Placet, partecipata al 100%. Quindi i dati che vi mostrerò di Placet inglobano direttamente anche quelli di Nordecum.

Placet Group è stato fondato nel 2005, mentre la sua filiale Nordecum nel 2010.

Placet fino a poco tempo fa listava prestiti anche in Mintos. Ed è sempre stato ai primi posti della classifica di loan originator per tale sito del conosciuto blog Explore p2p. Sarà stata corretta la loro valutazione? Vediamo.

AUDIT

Sia i bilanci di Placet Group che di Nordecum sono revisionati da Ernst&Young. Tale società di revisione è una delle cosiddette big4 del panorama della revisione contabile mondiale. E’ quindi un valore aggiunto non indifferente per quanto riguarda le garanzie di veridicità dei dati e delle informazioni in esso contenute.

ll bilancio di Moncera invece non mi risulta ad oggi revisionato, a causa dei volumi molto minori che movimenta. Tali volumi rendono difficilmente conveniente l’operazione di revisione, visto comunque gli alti costi che comporta una revisione da parte delle big4.

PROFIT AND LOSS

Non pubblico perchè poco significativo i dati di profit&loss 2019 di Moncera, dato che come detto stava ancora partendo e non aveva praticamente ancora valori da mostrare. Su Moncera sarà più significativo vedere lo stato patrimoniale.

Vediamo quindi qui lo schema riassuntivo di Profit and Loss di Placet group. Non essendo ancora disponibili i dati di chiusura del 2020 (lo saranno nei prossimi mesi: la pubblicazione dei bilanci non è immediata con la chiusura dell’anno), guarderemo per il 2020 i dati alla fine del terzo trimestre, cioè a fine 2020.

Per poter paragonare i dati di profit and loss 2020 con quelli del 2019, una approssimazione “accettabile” potrebbe essere quella di moltiplicare i risultati al terzo trimestre per 4/3. Non è una cosa molto scolastica, ma per chi legge può dare una stima credibile di come possa essere effettivamente andato alla chiusura dell’anno.

Ecco qui lo schema, i dati sono in €:

RICAVI

Vediamo innanzitutto che nel 2020 è previsto un aumento dei volumi di ricavi rispetto al 2019, segno che il gruppo ha aumentato la sua attività nell’ultimo anno: a settembre erano 10,5 milioni a settembre 2020 potrebbero corrispondere a circa 14 milioni a fine 2020, confrontati con i 12 milioni del 2019.

Si nota subito un fattore che era presente anche in Robocash: la differenza fra interest revenues e interest expenses. Placet Group fa moltissimo margine fra i tassi richiesti ai richiedenti (+ commissioni di servizi!) e quelli lasciati ai prestatori. Dentro questo margine, vedendo che il tasso ai richiedenti è dichiarato fra il 17 e 40% annuo, ipotizzo ci siano anche finanziamenti di risorse proprie del gruppo. Cioè risorse non raccolte tramite Moncera, o altri terzi, dove non deve pagare interessi a nessuno. C’è da dire anche che in realtà in bilancio viene dichiarato che tali tassi possibilmente applicabili arrivano fino al 75% annuo.

Nelle note del bilancio del 2019, possiamo notare dove è la zona di attività di Placet Group: circa 65% Estonia, 24% Lituania e 11% Polonia. Ben il 99% dei ricavi è dato da interessi, solo l’1% da commissioni.

COSTI

Come sapete, di solito viene fatta a fine anno una svalutazione per crediti non esigibili, come costo in bilancio indicante la perdita per insolvibilità prevista (l’impairment test). Andando a leggersi le note di bilancio, non si deve lasciarsi ingannare da quanto scritto nelle righe nello schema. Tale impairment test è compreso nella riga “miscellaneous operating expenses” ed è pari a circa 3,3 milioni di euro nel 2019, circa il 9% dell’esposizione verso i richiedenti. Non si conosce ancora tale svalutazione per il 2020. 9% è una svalutazione importante, anche se non eccessiva se consideriamo che stiamo parlando di prestiti p2p (anche se non in russia o kazakistan che come sappiamo hanno una solvibilità molto minore.

I costi di struttura sembrano restare invece stabili nel corso del tempo (es. personale, affitti e spese marketing sono praticamente stabili). Questo è un segno che la struttura non è in espansione, ma si sta parlando di una realtà consolidata. E non ci sono state acquisizioni nemmeno di altre società nel frattempo.

UTILI

L’utile netto passa da 3,1 milioni del 2019 ad uno stimato di circa 4 milioni nel 2020 (ho fatto il solito calcolo 2,995 mln/3*4). NON è dato sapere se nell’utile è già presente l’impairment test del 2020. Vedendo il volume in questo profit&loss della riga “miscellaneous expenses”, di cui l’impairment è di solito la voce più importante per questa società, potrei ipotizzare che è già compreso.

L’utile di Placet Group è poco meno del 30% dei ricavi. E’ una redditività veramente molto elevata, comparabile alle migliori finanziarie di p2p che già conosciamo.

STATO PATRIMONIALE

Pubblico qui lo stato patrimoniale di Moncera, a dicembre 2019:

Essendo a fine 2019 appena partita l’attività, i numeri devono essere letti tenendo conto di questo fatto e quindi filtrare le considerazioni effettuabili.

Ma questo è per dire che è interessante notare come la capitalizzazione della piattaforma (5.000€) sia comunque letteralmente uno sputo rispetto a quella di Placet Group, di cui propone i prestiti. Questa è una conferma di come confrontare i volumi di bilanci delle piattaforme rispetto a quelli delle finanziarie che coprono il buyback sia concettualmente completamente errato. Stiamo comparando le classiche mele con pere.

Un bilancio del genere per una finanziaria di p2p non sarebbe sostenibile (e addirittura ci sono per delle finanziarie: ma appunto quelle le evito assolutamente!). Sono invece pienamente in linea per il semplice servizio che offrono le piattaforme, cioè organizzare il marketplace di offerta prestiti e raccolta fondi.

Vediamo per conferma invece lo Stato Patrimoniale di Placet Group, sempre con i dati del 2020 a fine settembre, confrontati con fine dicembre 2019:

Qui il confronto con il 2019 è molto più coerente. Anche se vediamo i numeri di settembre: lo stato patrimoniale è infatti sempre una situazione “statica”, non accumulata come il profit&loss: confrontare in un p&l 9 mesi con 12 non è coerente, occorre l’aggiustamento che ho spiegato prima. Confrontare cosa c’era nel giorno finale di fine 2019 con il giorno finale di fine 2020 lo ritengo invece confrontabile, per vedere le evoluzioni, senza particolari aggiornamenti.

EQUITY

L’equity è sempre il primo elemento che vado ad analizzare in uno stato patrimoniale. E’ chiara la differenza come detto con Moncera. Il capitale sociale di Placet Group è ben più consistente: 5,7 milioni versati. Ma l’intero equity, considerando gli utili accumulati negli anni di attività, arriva fino a 22 milioni a settembre 2020.

Se vi ricordate le altri analisi di bilancio (che vi invito a guardare), 22 milioni di equity è una delle situazioni migliori finora riscontrate (siamo sotto a Robocash, ma sopra Viainvest e Twino). Finora, Placet group non ha distribuito dividendi: tutti gli utili sono stati tenuti appunto a riserva.

E’ questo il motivo principale per cui ritengo Moncera (e quindi Placet) una delle piattaforme più solide nella garanzia del buyback. Il gruppo finanziario ha dalla sua ben 22 milioni di “riserve” da cui attingere nel caso le cose dovessero andare male. Faccio notare anche che 22 milioni è quasi pari a TUTTI i debiti a cui il gruppo è esposto: se per assurdo dovesse chiudere di colpo l’intero gruppo, basterebbe incassare anche solo il 50% dei crediti (qualcosa meno, considerando la cassa già disponibile) per pagare proprio TUTTI i debiti esistenti.

CREDITI E DEBITI

Altro punto positivo che voglio far notare in questo bilancio, è la situazione di confronto fra la durata media dei futuri incassi (crediti a breve o a lungo termine) e la durata media dei pagamenti che dovrà sostenere (debiti a breve o a lungo termine.

Si può vedere che il volume complessivo a fine 2020 della cassa disponibile più i crediti incassabili entro 12 mesi (current assets) è di poco meno di 8 milioni. A fronte, nei debiti ha una richiesta di pagamenti a meno di 12 mesi per circa 5,6 milioni (current liabilities). Vuol dire che se anche Placet non riuscisse incassare 2,4 milioni di crediti (cioè circa il 30% degli stessi, cioè molto se compariamo le svalutazioni per impairment di circa il 9%), essa riuscirebbe comunque a far fronte a tutti i debiti a cui si è impegnata. E’ questa un’altra forza di avere una quota equity importante!.

Placet Group riesce a finanziarsi bene a medio lungo termine: ciò gli crea meno stress finanziario (o stress da “rimborsi veloci”).

Se conoscete Moncera, la cosa vi risulterà coerente con l’esperienza di investimento. Sapete infatti che anche nei nostri investimenti in prestiti P2P essa richiede di solito un investimento a medio lungo termine: è poco frequente trovare prestiti a meno di 12 mesi disponibili (debiti per Placet Group); ancora più raro trovare a 6 mesi!.

Questo è un punto di forza ed una tranquillità in più per il gruppo finanziario stesso. Anche se ci vincola ad un investimento a più lunga durata. Un elemento di tranquillità perchè per Placet significa meno stress finanziario, meno necessità di andare a ricercare risorse magari più problematiche per far fronte ad impegni incombenti e, soprattutto per noi, molto meno rischio di veder non più garantita la liquidità nei prelievi in casi di momenti di crisi di mercato (vedasi cosa è successo ad inizio 2020 ad esempio con Bondora).

CONCLUSIONI

Con tutta questa analisi si può vedere per quale motivo chi analizza Placet Group è sempre portato a dire che è una delle realtà più solide nel panorama del p2p lending europeo. E’ anche per queste ragioni in Mintos era uno dei loan originator valutati più positivamente, anche da siti di valutazione esterna come Explorep2p.

Una capacità reddituale di ben il 30% dei ricavi ed un equity già ad oggi accumulata (post crisi covid) di circa 22 milioni di € sono secondo me un ottima “assicurazione” sulla tenuta della stessa e per chi ci vuole investire. Chiaramente, stiamo sempre parlando di p2p lending e quindi le garanzie devono essere SEMPRE contestualizzate al rischio di questa tipologia di investimento.

Comunque è secondo me abbastanza chiaro che, sempre in questo contesto, i prestiti listati da Moncera riferiti a Placet Group hanno un grado di capacità di solvibilità, anche attraverso il buyback, fra le più alte del panorama attuale.

Envestio un anno dopo. Cosa sta succedendo?

Finalmente ho trovato l’occasione per scrivere di Envestio e sugli aggiornamenti a riguardo della sua situazione.

In molti credo sanno cosa era la piattaforma Envestio. Per chi ha iniziato ad investire nel p2p lending solo ultimamente, Envestio è stata una piattaforma baltica che prometteva investimenti in aziende del luogo, offrendo interessi nominali molto alti, dal 12 fino anche al 25%. Piattaforma che ad inizio 2020 si è rivelata senza mezze parole uno scam organizzato.
Purtroppo anch’io avevo all’epoca investito in tale piattaforma, pur conscio dell’altissimo rischio (ma lungi da sospettare lo scam all’inizio), dedicandoci una piccola parte dei miei investimenti (circa il 4% del mio portfolio p2p) per un totale accumulato di poco meno di 3.000€. Avevo anche dedicato alla piattaforma una delle mie primissime recensioni (poi chiaramente tolta).

In seguito a delle rivelazioni di fondati sospetti che alcuni progetti potevano essere dei fake, fatte attraverso l’account twitter di Peerduck, chi gestiva il sito ha optato per la chiusura generale dalla sera alla mattina. Tale rivelazioni erano conseguenti a delle indagini nell’ambiente a loro volta causate dagli avvenimenti fraudolenti di un’altra piattaforma poi chiusa (Kuetzal).

Quindi, dalla sera alla mattina, migliaia di investitori si sono trovati con l’impossibilità di gestire le proprie liquidità la depositate, situazione che chiaramente perdura anche oggi.

Ho ora approfittato di un ottimo articolo uscito nella stampa estone (nazione dove Envestio aveva la propria sede) per scrivere un mio breve aggiornamento sulla questione. L’articolo in oggetto è il seguente: Articolo Envestio. Chiaramente essendo originario in russo, vi consiglio di aprirlo con il traduttore italiano automatico (con Chrome, ad esempio).

Il vecchio “team operativo” di Envestio Evgeniy Kukin (CFO), Liene Meldere (consulente business) , Valentins Kisels (IT). Dal blog financiallyfree.com

COSA E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO?

Ad inizio 2020, come molti di voi sanno, è stata organizzata una class action, nata sui canali Telegram dedicati al p2p lending. A tale class action hanno aderito più di 2.000 investitori, principalmente europei, che hanno nominato un piccolo team di rappresentanza. Tale team ha selezionato uno studio legale nelle repubbliche baltiche, che si è assunto il compito di tutelare gli interessi degli stessi e a farsi da promotore, insieme alla polizia locale, di tutte le indagini collegate alle varie possibili attività fraudolente (poi rivelatisi confermate) legate ad Envestio.

L’obiettivo di tale azione per chi ha aderito è chiaramente stato sin da subito duplice: far luce su tutti i fatti di natura illegale che potevano essere accaduti per portare a questa sparizione improvvisa del sito (e, di conseguenza, della disponibilità dei fondi degli investitori) e andare a recuperare i fondi di quello che poteva essere recuperato dalla situazione in essere. Io stesso ho aderito a tale azione e contribuito, come tutti gli altri, alle (molto modeste se viste singolarmente) spese per il suo finanziamento.

La raccolta delle adesioni è avvenuta nel mese di Gennaio 2020. In seguito, il team nominato a rappresentanza ha trovato nello Studio Magnusson, con sede in Lettonia, il partner ideale per portare avanti tutta la procedura.

Chiaramente non ho mai potuto dare aggiornamenti dettagliati della situazione nel mio blog, per motivi di privacy delle informazioni, legate alle indagini in essere di tipo penale verso i responsabili di tale gestione e per tutela delle stesse mosse della class action, che se diffuse avrebbero dato vantaggi non dovuti a chi stava difendendo l’indifendibile per Envestio.

Ma qualcosa ora può essere comunicato.

LA SITUAZIONE

Qual è stata la strategia di base dell’action? Beh, il primo passo, essendo dei crediti attivi da parte degli investitori (circa 15 milioni di euro nel pool della class), è stato quello di chiedere in tribunale l’insolvenza delle controparti. L’obiettivo primo è stato far dichiarare coattivamente il default di Envestio e delle aziende che non stavano ripagando il dovuto (con la liquidazione quindi delle attività esistenti per il rimborso agli investitori) e, conseguentemente, far emergere le irregolarità gravi della gestione.

Con la dichiarazione di default lo studio ha poi avuto la possibilità di insinuare nel passivo i crediti vantati dagli investitori che hanno aderito all’azione, cosa indispensabile per il recupero giudiziale dei fondi che verranno eventualmente raccolti al termine delle procedure. Tale insinuazione è molto complicata per chi vuole agire singolarmente in un paese esterno alle repubbliche baltiche, per ovvi motivi di distanza procedurale e lingua.

Le irregolarità sospettate si sono poi concretizzate nella non esistenza di una parte non irrilevante dei progetti e del collegamento di altre attività con, diciamo, “affari illeciti di gruppi più o meno organizzati della vita locale”. Questo ha generato nelle indagini la possibilità di andare ad indagare due cose:

  • Il percorso che hanno effettivamente svolto i fondi degli investitori, passando al congelare, ove possibile, le liquidità dei soggetti che ne hanno beneficiato, in attesa di accertamenti.
  • Le responsabilità legate ai controlli sul riciclaggio di denaro delle banche su cui Envestio si è appoggiata.

Ormai la teoria prevalente (che deve ancora essere dimostrata in tribunale, ma occorre attendere i tempi tecnici) è che i reali responsabili e gestori effettivi delle strategie di Envestio non erano quelli che apparivano in pubblico, ma personaggi legati ad un organizzazione che probabilmente aveva fra i suoi rami anche le piattaforme Kuetzal e Monethera. La polizia estone e lettone sta seguendo le indagini, anche forte dell’impatto mediatico che ha avuto la vicenda.

RECUPERO DEI FONDI

Come sta andando il tentativo di recupero dei fondi? Ad ora devo ancora scrivere con il “freno a mano tirato”, a causa sempre della riservatezza sulle informazioni del processo, comunque:

Sono agli atti i nomi dei beneficiari diretti dei movimenti in uscita dai conti correnti di Envestio. E’ conosciuto che le imprese legate a tre personaggi attivi negli affari delle repubbliche baltiche (Eduards Slobins, Martin Tenbergs e Uldis Merkalns) hanno ricevuto circa un terzo dei 15 milioni di euro contesi. A che titolo li hanno ricevuti? Sembra chiaro non a titolo concordato con gli investitori di Envestio, per cui ne dovranno rispondere nel processo.

Altri fondi sono stati “distribuiti”, così direi, fra una lista di altre società, distribuite fra l’Est Europa, Malta e, per qualche caso, Cina. Tali società non erano legate contrattualmente con gli investitori per l’utilizzo di questi fondi. Molto probabilmente le liquidità sono state poi prelevate o ritrasferite in seguito.

Qui è nata anche la contestazione con le banche che hanno permesso il trasferimento di tali fondi, dimostrando di non avere adeguate procedure contro il riciclaggio di denaro. Le banche principali in questione sono SEB e Swedbank, che hanno ricevuto anche richieste di spiegazioni da programmi della tv locale, rispondendo con la generica linea “quello che si poteva fare lo abbiamo fatto”.

C’è poi anche una parte di fondi che effettivamente è andata ad aziende richiedenti pubblicate nella piattaforma. Con tali aziende sono state iniziate le procedure di fallimento. Pochissime invece le liquidità rimaste nei conti correnti bancari di Envestio.

Avendo però nomi e cognomi di tutti (o la gran parte, vedremo in futuro) dei soggetti coinvolti, si possono iniziare, come detto, le procedure di rivalsa. E’ chiaro, come dichiarato dallo studio Magnusson, che l’azione si sta concentrando dove tale rivalsa potrà dare dei concreti risultati. I tempi per le dichiarazioni dei default si sono purtroppo allungati a causa delle moratorie normative dei governi coinvolti concesse alla generalità dei debitori, conseguente la crisi legata al coronavirus. Però le azioni stanno andando avanti.

Personalmente credo che i tempi non saranno brevi (cioè non nel giro di qualche mese), ma comunque non credo non si recupererà nulla per chi ha avuto l’accortezza di aderire e sostenere la causa legale in corso. Per sapere quale % possa essere effettivamente recuperata, è ancora purtroppo presto per dirlo, occorre attendere i riscontri del tribunale ed il seguirsi del processo.

EREDITA’

E’ giusto comunque parlare anche degli effetti che questo scam ha lasciato.

Dopo il primo trimestre 2020, anche con i casi di Grupeer, Kuetzal e Monethera, molte cose sono cambiate nel modo di vedere il p2p lending da parte degli investitori.

  1. Innanzitutto chiaramente la fiducia di una parte di investitori è diminuita verso questo tipo di investimento, e i relativi volumi nel corso dell’anno sono diminuiti. Solo negli ultimi mesi la curva ha ripreso a salire. Le piattaforme per poter restare su questo mercato si sono viste costrette ad aumentare gli standard di struttura, comunicazione e trasparenza. Altrimenti sarebbero finite con perdere il volume di investito necessario alla loro sopravvivenza e profittabilità. Questa è una cosa che va molto a vantaggio degli investitori, che hanno così maggiori fonti per poter effettuare le proprie analisi e si rendono coscienti degli standard necessari per poter valutare come una piattaforma, o un loan originator, possano essere più affidabili di altri.
  1. Di pari passo, anche gli investitori hanno “aperto” di più gli occhi sulla necessità di informarsi bene prima di investire in tali piattaforme. Prima molto era affidato a valutazioni frugali, ora la coscienza della due diligence più approfondita si sta diffondendo fra l’investitore medio. Questo portare alla ricerca di investimenti in offerte di p2p lending gestite da organismi solidi limita la possibilità di perdite gravi aumentando, di conseguenza il rendimento del settore intero. La regolamentazione del crowdfunding europeo, voluta da molta della platea di investitori, è ora prevista per la fine del 2021 e questo porterà un ulteriore importante tassello nell’obiettivo dell’affidabilità delle gestioni.
  1. I gestori delle piattaforme stessi sono ora “avvisati” per il futuro: ora conoscono (non solo per il caso Envestio, ma anche per le azioni aperte per le altre sopracitate) che gli investori non devono essere considerati necessariamente come una moltitudine di singoli casi disorganizzati. Gli investitori hanno la possibilità, data da questi eventi storici, di avere ora già un know how su come procedere nel caso questi scam si ripetessero. Per cui chi volesse aprire una piattaforma con lo scopo di truffare, sa già che dovrebbe poi essere pronto ad affrontare concreti rischi di indagini anche di tipo penale. E questo è un ottimo deterrente per eventuali altri tentativi così espliciti.

Bilanci di fine anno

Arrivati alla fine anche di quest’anno, è tempo di bilanci. Ho deciso di scrivere un articolo relativo a quella che secondo me è una “classifica” personale attuale di quali attualmente sono le piattaforme di p2p lending che sto preferendo. E’ una classifica che ho voluto stilare anche per fare il punto della situazione fra le varie piattaforme, cercando di ordinare secondo le mie prospettive ed i miei obiettivi, quali sono le migliori e quali attualmente sono le meno consigliabili.

COME E’ ANDATO IL 2020

Il 2020, c’è poco da dire, è stato l'”annus horribilis” per quanto riguarda questa forma di investimento. Quello che è successo nei primi tre mesi, con gli scam risultati su Kuetzal, Envestio e sulla gestione di Grupeer ha chiaramente inciso sulla variazione della mia strategia e delle mie valutazioni per questo periodo. La crisi che sta ancora perdurando in questi mesi, legata al divagare della pandemia covid, ha accentuato tale variazione. Sto ora tralasciando (leggi portata quasi a zero) la mia parte di portafoglio p2p che dovrei dedicare ad investimenti in loan originator meno solidi, ma che mi potrebbero garantire quella fetta di rendimento aggiuntivo, a favore di un consolidamento delle mie posizioni.

E’ stato anche l’anno che ha visto nella seconda parte affermarsi e consolidarsi la tipologia di piattaforme “monomarca”. Cioè come rami di raccolta fondi di singole finanziarie, controllate molte volte direttamente dalle stesse. Ho notato che tali finanziarie, più consolidate, stanno adottando efficiente la linea del gestire una loro piattaforma o aprire una partnership esclusiva con una esterna, ma dedicata. La forma “marketplace”, dove l’investitore ha la possibilità di scegliere fra più loan originator in questo momento sta passando in secondo piano. Dato che varie volte (ma non sempre!!) tali loan originator sono invece quelli meno solidi, non consolidati nel business, che hanno bisogno di un appoggio condiviso per raccogliere liquidità da investire.

Come potete intuire dai numeri che ho pubblicato mese per mese, concludo quest’anno purtroppo un po’ sotto il break even di profitto (mi manca un mese e mezzo di rendimento per recuperare gli stralci dei primi tre mesi 2020, soprattutto quello di Grupeer). Speravo di chiudere quest’anno in pari, dopo tre di ottimi profitti, purtroppo dovrò attendere il 2021.

LA CLASSIFICA

Ecco qui di sotto quella che secondo me è la classifica attuale delle piattaforme preferite. Sono ovviamente considerazioni puramente personali, fatte allo stato attuale delle cose al momento in cui scrivo e derivate dalla mia pura esperienza. Sono ordinate in modo decrescente e, chiaramente, non considero piattaforme dove non investo.

PIATTAFORME TOP

Robocash: Ho deciso di inserire solo Robocash, ad oggi, come piattaforma top. I motivi sono semplici, ha un bilancio altamente performante, con una solidità che ritengo ottima nel panorama del p2p e un team consolidato nel tempo, che sta espandendo la propria attività. Allo stesso tempo, consente all’investitore di ottenere dei rendimenti del 12% lordi, anche a breve termine, che poche altre riescono ad offrire con queste caratteristiche di base.

PIATTAFORME BUONE

Viainvest: Al secondo posto ho deciso per Viainvest. Anche qui siamo con il 12% di lordo offerto. Il bilancio del gruppo finanziario è molto buono, ma non raggiunge ancora i livelli di Robocash. Inoltre, come saprete, non ha fatto molto parlare di sé quest’anno. Apparentemente non subendo alcuna conseguenza da tutta la situazione che si è creata con il covid e, in questi casi, “no news” significa “good news”.

Estateguru: A completare il podio ho optato per Estateguru. Poteva essere una top nella mia personale classifica, ma ultimamente qualche progetto legato al settore business sta subendo ritardi. Se avessi investito solo nelle pure riconversioni/ristrutturazioni immobiliari (come mi ero prefissato all’inizio, poi ho voluto mixare), sarebbe in cima. Comunque la competenza di gestione è riconosciuta e stiamo comunque vivendo una situazione economica difficile. E’ di gran lunga quella che valuto la migliore per il settore immobiliare.

Soisy: E’ una piattaforma che valuto al top nel panorama italiano. Non ha subito ad ora particolari effetti negativi dalla situazione economica che stiamo vivendo ed il team è fra quelli con più esperienza in questo mercato. I miei rendimenti netti attuali si avvicinano a quelli delle piattaforme estere. Questo grazie la loro possibilità di fare da sostituto di imposta, facendomi risparmiare tasse, e alla mia scelta di mixare nei comparti non garantiti.

Twino: Non la metto nel podio insieme alle altre tre baltiche per le recenti mancanze informative a riguardo dei bilanci di gruppo. Non vedo però ad ora problemi sostanziali di sostenibilità futura della piattaforma, anzi. I rendimenti finora comunque si sono tenuti ad un 1-1,5% inferiori rispetto alle “cugine”, anche a causa dei problemi cambi con i rubli, dato che molta attività la concentra in russia.

Mintos: Quella che era la piattaforma top l’anno scorso, ho dovuto farla scendere per tutto quello che è successo. Rimane sempre la piattaforma leader nei volumi e quella che sta facendo da apripista per molti esperimenti nel panorama del p2p (ma purtroppo questo non è sempre positivo in situazioni economiche incerte). Molti loan originator fragili hanno avuto problemi nella prima metà dell’anno, lasciando investitori poco esperti con delle perdite.

PIATTAFORME CON ALTI E BASSI

Criptalia: E’ una realtà in forte espansione nel panorama italiano. Segue il settore business, è ancora un po’ presto per valutare gli effetti nella situazione di crisi, dato che si è lanciata nella sostanza nella seconda parte dell’anno. E’ molto attiva nella comunicazione con gli investitori, introducendo un concept nuovo nel p2p nel nostro paese, più adatto ai nostri tempi, ma è ancora giovane dal punto di vista della gestione. Credo abbia spazi di crescita, vediamo come si consoliderà in futuro.

Peerberry: E’ l’unica piattaforma che ho ancora difficoltà a posizionare in questa classifica. Si basa su un paio di gruppi finanziari. Gli elementi buoni sono la solidità e l’esperienza del gruppo Aventus, che copre una grande fetta dell’offerta su Peerberry. Ho difficoltà invece a valutare realmente il gruppo Gofingo, mancano informazioni secondo me importanti. I rendimenti finali non sono al top, anche a causa del continuo saliscendi causato dalle modifiche delle offerte nel tempo da parte dei vari loan originator che offrono in questo mercato. Ma è un marketplace che ha potenzialità di “scalare” la mia personale graduatoria in futuro.

IUVO: Ho personalmente subito a livello di profitti la situazione di congelamento di tutti i rimborsi del loan originator KFP, dove è stata una causa legale, per cui non riesco a metterla più in alto. A guadare oggettivamente, in tutte le altre finanziarie pochi altri sono stati i problemi ed il team è riconosciuto come buono da molti. I rendimenti effettivi risultano però più bassi della media che ci si può attendere nel p2p europeo.

Swaper: E’ una piattaforma che non ha mai dato problemi di pagamenti durante tutto l’anno anche considerando i problemi risultati nel settore del mercato generale prestiti in Polonia, dove essa attinge molto. Superando i 5.000€ di investito, continua anche a permettere un ottimo 14% nominale lordo, che oggi è fra i più alti come rendimento. Ma perdurano nel tempo vari periodi di cash drag, che riducono il rendimento effettivo. Inoltre, la molta difficoltà a reperire informazioni complete sul gruppo Wandoo non mi permette di inserirla più in alto di così.

PIATTAFORME MEDIOCRI

Crowdestor: C’è poco da dire, i progetti della piattaforma stanno subendo un momento molto difficile a causa delle prolungate chiusure legate alla situazione covid e stanno subendo pesanti. Essendo una piattaforma ad alto rischio ed alto rendimento, una buona parte dei relativi richiedenti stanno avendo conseguenze, non avendo una struttura solida alle spalle. Il team si sta rilevando proattivo nel migliorare il livello attuale di comunicazione agli investitori, ma non trovo positiva a livello di immagine l’entrata di Geisari (ex proprietario e gestore di Monify, che ha lasciato mentre sta quasi affondando). Come detto, ora i rendimenti vengono dopo nelle priorità.

Crowdestate: Inserisco in basso anche Crowdestate, per i vari problemi riscontrati nei loro progetti business. La quota di default in tale settore è molto elevata, anche considerando il periodo covid e tale questione mi ha fatto molto dubitare dell’efficacia della loro due diligence. Aggiungo anche il fatto che al giorno d’oggi non vengono pubblicate informazioni sufficienti sullo stato finanziario dei richiedenti. Infine, anche nei progetti italiani non chiariscono bene la questione fiscale, azzardando ipotesi poco convincenti.

PIATTAFORME FLOP

Viventor: non mi ha per nulla convinto la gestione dopo il passaggio di proprietà al nuovo gruppo finanziario olandese Gielder. Tale operazione sono sempre più convinto sia stata fatta non con obiettivi di crescita su Viventor. Credo invece per coprire buchi finanziari del loan originator Atlantis Finance che fa parte di questo stesso gruppo. Le informazioni sui processi di recupero dei ritardi delle finanziarie presenti (molte hanno ritardi) non sono assolutamente sufficienti e trovo difficile ad oggi trovare un motivo, o una fonte, dove investire qui ulteriori soldi.

Ecco, arrivato alla fine dell’elenco, spero di essere stato sintetico, ma al tempo stesso esaustivo, sui motivi principali per cui ho stilato queste posizioni, ricordando che ovviamente non derivano nient’altro che dalla mia pura esperienza personale.

Approfitto quindi, essendo l’ultimo articolo per questo 2020, di fare i miei migliori auguri di buon anno a tutti i lettori!!

Caso Grupeer – rischio chiusura

Scrivo questa breve newsletter per segnalare che ci sono stati in questi ultimi tre giorni pesanti novità, negative, a riguardo della piattaforma Grupeer.

Dopo investigazioni di molti investitori, alcuni loan originator (Epic Cash, Monetria e Lion Lender) sembrano non essere mai partiti nonostante gli investimenti ricevuti. Alcuni progetti di Primoinvest, inoltre, sembrano avere dei problemi. L’azienda pare avviarsi rapidamente ad una fase di wind-down.

Invito TUTTI coloro che hanno degli investimenti in Grupeer a seguire il gruppo Telegram Grupeer discussion o a contattarmi.

Apre la Masterclass di P2P-Italia

Con questo articolo annuncio l’apertura di un nuovo servizio che ho pensato di rendere disponibile per i lettori del mio blog.

Come molti di voi avranno notato, purtroppo non riesco a rispondere a tutte le mail che mi arrivano. Non ovviamente per mancanza di voglia, ma proprio perchè sono molte, spesso riguardanti gli stessi argomenti e, ahimé, il tempo che mi occorrerebbe per rispondere a tutti sarebbe veramente troppo, diventerebbe la mia occupazione principale :).

Ho perciò pensato di organizzare un modo nuovo (per il mio blog) per interagire con tutti voi lettori che desiderate farmi delle domande o conoscere dettagli in più sui miei investimenti p2p lending.

Sto organizzando il primo gruppo telegram di Masterclass. Un gruppo chiuso dove poter condividere con voi dettagli specifici sui miei investimenti e darvi una possibilità più efficiente di confrontarvi direttamente con me su tutti i vostri dubbi in materia di investimenti in p2p lending. Allo stesso tempo, tramite questo servizio, potrò avere l’occasione per poter ricevere dei contributi per lo sviluppo del blog.

Cos’è la Masterclass?

La Masterclass, come scritto, è un gruppo telegram con la caratteristica di posti limitati, con accesso su mio invito, ed amministrato da me. Il numero limitato di posti ha l’obiettivo di garantire a ciascuno dei partecipanti il poter ricevere le informazioni di cui ha bisogno, con la possibilità di approfondire di più rispetto ai canali open, dato lo spazio personale dedicato. Anche l’accesso sarà a tempo e sarà previo versamento di un contributo; ad ora prevedo un accesso mensile, ma con possibilità di rinnovo.

Per chi è la Masterclass?

La Masterclass è pensata per tutti gli investitori in p2p lending che vogliono approfondire di più la propria conoscenza di questa asset class, per avere la possibilità di gestirvi con conoscenze migliori i propri investimenti.

Cosa potrete trovare nel gruppo Masterclass?

Fra le varie cose:

  • Pubblicherò regolarmente dettagli ulteriori sui miei investimenti p2p che, per motivi di tempistiche o di difficile trasposizione, non troverete nel blog. Questi dettagli comprendono:
    • Suddivisione dettagliata periodica dei miei portafogli nelle varie piattaforme, e fra i vari loan originator, con motivazioni delle mie scelte.
    • Valutazioni dettagliate, aggiornate, sulle stesse piattaforme e loan originator.
    • Settaggi dei miei autoinvest.
    • Analisi delle novità che via via caratterizzeranno il mondo degli investimenti p2p.
  • Organizzerò 1 o 2 webinar per ciascun mese operativo, riguardanti approfondimenti di argomenti specifici scelti dai partecipanti.
  • Risponderò poi, e discuterò con voi direttamente, a tutte le vostre domande in materia di p2p lending che riterrete opportuno farmi, con una reattività nettamente migliore rispetto alle mail. Avrete dunque l’opportunità di confrontarvi direttamente con me sulle vostre strategie di investimento nel p2p lending! E.. pure io avrò l’opportunità di testare le mie conoscenze ad un livello superiore!

Cosa NON troverete nel gruppo telegram?

Affiliazioni, spam o una moltitudine di investitori che parlano di altre cose :).

Costi e altri dettagli

Essendo il gruppo in fase di apertura e di sperimentazione, per l’accesso iniziale terrò per ora un tetto di 10 membri. Tale accesso, dato che è un inizio anche per me, sarà ad un costo relativo di 15€. L’accesso sarà della durata di un mese dal momento dell’ingresso.

Cosa fare per partecipare?

Se siete interessati scrivetemi nella sezione Contatti per avere i dettagli, o tramite il versamento diretto che trovate nella sezione a destra nella homepage (per chi legge da pc) o in fondo (per chi legge da mobile). Ho appena creato tale sezione, mi auguro di trovarne uno migliore col tempo.

P2P lending e coronavirus

Ho pensato di scrivere un articolo molto rapido per riassumere quelle che sono le mie scelte attuali alla luce della situazione di crisi generale che sta attraversando il globo in seguito ai blocchi generati dalla necessità di contenere l’espansione del Covid-19.

Il mercato del p2p lending a differenza del mercato azionario vive ancora, per ora, di prospettive, su un’eventuale calo della possibilità dei richiedenti di rimborsare i propri obblighi. Sembra ci si stia avviando in una fase in cui “ognuno fa le sue mosse”, in attesa della chiarezza sulle conseguenze effettive.

Due cose stanno accadendo:

  • una parte degli investitori, intimoriti dall’aumento delle probabilità di default dei vari prestiti (scrivo in modo molto generale) e attratti da occasioni generatesi in seguito al crollo azionario, sta prelevando la loro quota (o parte) del proprio portfolio p2p.
  • i loan originator e le piattaforme, per arginare l’odierna situazione stanno uscendo con offerte d’interesse più alto rispetto alla norma. In aggiunta a questo, stanno modificando i metodi di selezione dei richiedenti nel breve periodo, in alcuni casi chiudendo l’accesso al credito alle persone e business più vicini alle attività peggiormente colpite.

Certo credo ci saranno effetti economici nel breve periodo, soprattutto per i settori più esposti ai blocchi nel transito delle persone e turisti (viaggi, ristoranti e hotel) ma comunque anche il resto dell’economia potrà risentirne per il prolungarsi della chiusura dei business.

Per l’investitore p2p?

Ho deciso di adottare le seguenti mosse: Avevo già in mente, all’inizio di questa crisi, di prelevare una piccola parte del mio portfolio, facendo scadere i prestiti ora attivi su due piattaforme che ad ora considero più a rischio fra quelle cui investo: Crowdestor e Grupeer. La prima perchè esposta nel settore business (ha già dichiarato che congelerà per tre mesi i rimborsi per evitare le procedure di default in attività che si trovano a dover sospendere le attività; mossa secondo me ottimale). La seconda perchè non riesce a rendermi molto chiare le coperture effettive del gruppo. Non ho intenzione di prelevare tutto su queste piattaforme, ma attualmente le trovo in sovraesposizione.

Stoppare per ora gli autoinvest su loan originator non solidi e diminuirne il peso sui paesi oggi maggiormente colpiti dalla situazione. In questa mappa si può vedere che apparentemente l’europa dell’est stia risentendo meno dei contagi (anche se ci sono blocchi parziali imposte dalle autorità sulle attività economiche). Fra quelle in cui investo, invece, è più colpita la Spagna, quindi setterò differentemente gli autoinvest di Swaper e Viventor (non eliminerò qui la nazione, ma ne abbasserò il peso).

Anche il sudest asiatico, dove ho una parte dei miei investimenti su Mintos, è stato meno contagiato. L’altra “macroarea”, le ex repubbliche sovietiche, sembra stia subendo meno contagi, ma, soprattutto sulla Russia, ho io particolari timori sulle sottostime dei casi.

Non è detto comunque che la cosa cambi da qui alle prossime settimane, vista la facilità di propagazione dell’epidemia.

Per questo motivo ho ormai, tranne nel settore business e immobiliare, un portfolio la maggior parte composto da durata inferiore ai 3 mesi. La trovo una cosa importantissima per rendere i miei investimenti più liquidi se la situazione dovrebbe peggiorare drasticamente. Qui sotto, ad esempio, la mia situazione istantanea attuale dei prestiti (in euro) di Mintos:

Gli effetti sul settore dei consumatori privati non credo si vedranno nel brevissimo periodo, però l’accorciare il più possibile la durata, per evitare sorprese negative, credo sia il miglior modo per affrontare questo periodo di relativa incertezza.

Se siete interessati, abbiamo anche realizzato una settimana prima di questo articolo, insieme a Leonardo Pinna, una breve conversazione a due sui possibili effetti nel mondo degli investimenti in p2p lending della crisi attuale:

Per ora mi limito qui con le considerazioni, nel frattempo vedremo come evolverà la situazione, invitandovi tutti a rimanere connessi con il blog e a seguire il gruppo Telegram P2P Lending Italia.