Equity Crowdfunding: Strumenti Essenziali

Nel nostro viaggio attraverso l’equity crowdfunding, abbiamo esplorato la sua definizione e il suo funzionamento nel nostro primo articolo (disponibile qui). Abbiamo analizzato attentamente i suoi vantaggi e svantaggi. Ora, immergiamoci ulteriormente nel mondo dell’equity crowdfunding, concentrandoci sui fondamentali: gli strumenti essenziali che ogni investitore dovrebbe conoscere prima di intraprendere questa affascinante forma di investimento. Scopriremo risorse e tecniche cruciali che vi guideranno nel vostro percorso verso investimenti informati e consapevoli.

Due siti da salvare nei preferiti

Consob

Per evitare potenziali truffe da parte di piattaforme fittizie o gestite da gruppi criminali, in passato avremmo consigliato di consultare l’elenco dei gestori autorizzati di piattaforme di crowdfunding nel sito della Consob, l’autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari: link al sito Consob.

Consob registro equity crowdfunding

Tuttavia, dal 11 novembre scorso, le imprese possono offrire servizi di crowdfunding in Italia e in Europa solo se hanno ottenuto l’autorizzazione ai sensi del Regolamento (UE) 2020/1503. Attualmente, il registro dei fornitori di servizi di crowdfunding è gestito dall’ESMA, l’Autorità Europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Puoi consultare o scaricare il registro al seguente indirizzo: link al registro ESMA.

All’interno di questo file, troverai anche alcune piattaforme familiari al nostro blog, come Estateguru, Afranga, o Crowdpear, la piattaforma di crowdfunding autorizzata derivata da Peerberry. Pertanto, se una nuova piattaforma di crowdfunding promette rendimenti eccezionali, verificate sempre la sua presenza e autorizzazione nel registro europeo gestito dall’ESMA. L’assenza in questo registro potrebbe indicare una possibile truffa. Comunque, anche la presenza richiede un’attenta valutazione dell’offerta, usando gli strumenti di analisi che saranno discussi nei prossimi articoli.

Esma registro equity crowdfunding

Crowd Monitor

Se vi state chiedendo come trovare le campagne attive, sappiate che un approccio comune sarebbe consultare il registro europeo per individuare le piattaforme italiane autorizzate. Da qui, navigare sui siti web di queste piattaforme per scoprire le campagne in corso. Tuttavia, per semplificare questa ricerca, vi consigliamo di utilizzare Crowd Monitor. Si tratta di un servizio che aggrega tutte le campagne di crowdfunding in lingua italiana e che potete consultare comodamente a questo indirizzo: link a Crowd Monitor.

Al momento, potreste notare un numero limitato di campagne attive. Questo è dovuto al fatto che molte piattaforme italiane stanno ancora aspettando l’ottenimento della licenza e, di conseguenza, hanno temporaneamente sospeso le loro attività fino al raggiungimento di tale obiettivo. Al 20 dicembre, sono visibili solo 23 campagne, in contrasto con le decine presenti prima dell’11 novembre. Tuttavia, non disperatevi! Nei prossimi mesi, ci aspettiamo un miglioramento significativo della situazione, con un aumento del numero di campagne attive, proprio come si verificava in passato.

Un po’ di terminologia utile

Ora vediamo un po’ di termini tecnici che potreste incontrare quando vi accingerete ad esaminare una campagna di raccolta fondi.

Per prima cosa potreste vedere una valutazione o un valore pre-money e post-money: intuitivamente il primo è il valore attribuito alla società che chiede i fondi ai potenziali investitori, il secondo si ricava dal primo sommando il valore del capitale raccolto. Di fatto, la società che richiede i fondi ambisce ad attuare un aumento di capitale, abbreviato a volte in aucap. La campagna ha successo solo se viene raggiunto l’obiettivo minimo. Superato l’obiettivo si parla di overfunding, che non è un fatto negativo, anzi di solito è considerato un successo anche se non viene raggiunto l’obiettivo massimo oltre il quale si ferma la raccolta fondi.

Ogni campagna prevede la pubblicazione di un pitch, un video o una presentazione in Power Point in cui l’azienda spiega il suo modello di business, gli obiettivi che vuole raggiungere con la raccolta fondi, il prodotto o il servizio che offrono e le persone che formano l’impresa. Altro documento fondamentale è il business plan, dove è descritto in maniera particolareggiata come verrà speso il denaro raccolto e quali flussi di ricavi e costi sono attesi dagli investimenti che verranno sostenuti.

Riferita ad ogni forma di investimento, quindi non solo all’equity crowdfunding, è la due diligence, la valutazione autonoma che ogni investitore è tenuto a fare sull’azienda che si propone in offerta, attraverso il controllo dei documenti e, meglio, attraverso riscontri reali sulla loro attività e la verifica su eventuali pregiudizi o problemi passati avuti da soci o amministratori. La due diligence dovrebbe precedere ogni raccolta fondi e non seguirla! La exit strategy, invece, indica le previsioni di disinvestimento o tramite cessione ad un fondo d’investimento piuttosto che ad un gruppo industriale, o tramite quotazione in borsa. Spesso il valore della exit strategy è basato su cessioni di aziende paragonabili per mercato e dimensione.

Altro campo che richiede chiarezza è quello dei diritti, a partire dai diritti patrimoniali. Essi consistono nel diritto di ogni investitore, a prescindere dall’ammontare investito, di partecipare alla distribuzione degli utili, qualora ne venga deliberata la distribuzione. Oppure stabilire quale parte ricevere del patrimonio societario residuale in caso di liquidazione dopo il pagamento di tutti i debiti.

I diritti amministrativi invece sono prerogativa dei soli soci che hanno investito oltre certe soglie stabilite nella campagna, ottenendo delle categorie particolari di quote, e consistono nel diritto di partecipare alle assemblee societarie, di votare e di impugnare le delibere dell’assemblea.

Quando una società passa attraverso diversi round di raccolta fondi, può capitare che alcuni soci posseggano il diritto di opzione, cioè la possibilità di esercitare un diritto di prelazione sulle nuove azioni emesse.

Infine, è importantissimo accertarsi che con la raccolta fondi si acquisisca il diritto di co-vendita. Cioè, il diritto di vendere la propria quota di partecipazione a chiunque acquisisca il pacchetto di controllo della società, alle stesse condizioni applicate ai soci fondatori o detentori del pacchetto di controllo. Senza di esso si rischia di perdere la possibilità di exit e si rischia che il proprio denaro rimanga intrappolato.

A volte ci si riferisce al diritto di co-vendita come clausola tag along o, più raramente, come “piggy back”.

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