Fintown: Investire in immobili affittati

In questa nuova recensione tratteremo una nuova piattaforma presa in esame dal team di P2P-Italia, attiva nel panorama del lending in ambito immobiliare: Fintown.

Fintown propone un approccio innovativo in questo settore. Tradizionalmente, le piattaforme proponevano prestiti per finanziare progetti immobiliari, concepiti come ristrutturazioni mirate alla riqualificazione energetica prima della vendita, intesi come prestito-ponte in attesa di finanziamenti pubblici. Fintown propone invece acquisto di quote di finanziamenti destinati alla gestione di immobili in affitto, e riconoscerà agli investitori dei rendimenti derivati dagli affitti degli immobili stessi.

Ogni prestito è infatti legato ad un immobile, o ad una porzione di esso (ad esempio un gruppo di appartamenti). Tali appartamenti sono offerti in locazione a privati e, tramite i ricavi degli affitti, verranno ripagati gli interessi.

Fintown è una realtà nuova: creata nel 2022 da due imprenditori, Maxim Vihorev e Vladislav Siganevic, si posiziona nel mercato come piattaforma per raccogliere capitali dalla platea di investitori per finanziare l’operatività del gruppo Vihorev.

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IL GRUPPO VIHOREV

Il gruppo Vihorev è presieduto da Maxim Vihorev. Si tratta di un ente di gestione immobiliare che concentra la propria attività nella città di Praga, e i cui immobili sono destinati alla locazione per brevi periodi, ovvero a scopo turistico.

Concretamente parlando, il gruppo è composto da quattro società: a fianco di Fintown troviamo un fondo di investimento immobiliare, una società che gestisce gli appartamenti oggetto dei finanziamenti e una quarta società dedicata allo sviluppo del mercato. Nel complesso, parliamo dunque di un gruppo formato da quattro piccole società, che tuttavia operano con fini comuni e condivisi.

Ho avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con un referente della piattaforma sulle prospettive future. Esso afferma che, allo stato attuale, i futuri piani di sviluppo dell’attività sono concepiti per essere concentrati in questa città, ma nel lungo periodo non si escludono espansioni in altre zone.

La società che gestisce Fintown è formata da un team piccolo, composto da 4 persone: i due fondatori, un responsabile marketing e un IT addetto al sito.

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INVESTIRE IN FINTOWN

Come anticipato, i prestiti hanno principalmente lo scopo di finanziare le risorse del Gruppo Vihorev destinate alla gestione degli appartamenti, permettendo così di aumentare le risorse finanziarie per l’espansione della propria attività.

Attualmente disponiamo di tre le tipologie di prestito per investire attraverso Fintown:

  • Partecipazione al progetto: è una modalità di prestito assai simile alla nostra associazione in partecipazione. Qui si condividono gli utili dell’appartamento, anche se il tasso contrattuale riconosciuto all’investitore è fisso e pari a quello presente nell’offerta del singolo prestito. Da contratto, è previsto però che l’investitore partecipi anche alle potenziali perdite nel caso in cui si verifichino difficoltà nella locazione. Questo punto, che prevede un tasso fisso ma con la possibilità di partecipare a potenziali perdite di capitale, è un argomento non del tutto chiaro all’interno dei contratti.
  • Prestiti mezzanini: nei casi in cui gli appartamenti di proprietà siano già soggetti ad un mutuo bancario per finanziarne l’acquisto, i prestiti mezzanini sui quali possiamo investire in Fintown rappresentano debiti subordinati al soddisfacimento di tale mutuo. Pertanto, questi sono leggermente più rischiosi e prevedono un’ipoteca dell’appartamento (che, generalmente, è di secondo grado).
  • Developement: Questa opzione, di più recente apertura, riguarda i classici prestiti per acquisto, ristrutturazione o riqualificazione dell’immobile. Questa si basa sugli stessi principi che caratterizzano i prestiti in lending immobiliare presenti nelle più famose piattaforme concorrenti.

I tassi di rendimento variano dall’8 al 14% lordo annuo, a seconda della tipologia di prestito e della durata.

Per i prestiti in Fintown (al pari di quasi tutti i prestiti immobiliari disponibili sul mercato), non viene offerto alcuna garanzia di buyback.

Su tutti i progetti presentati, il gruppo Vihorev ha una skin in the game di almeno il 20%.

In aggiunta, su ogni prestito è presente la group guarantee del gruppo Vihorev. In sostanza, se per qualche ragione ci fossero dei problemi nelle locazioni (o nel progetto, in caso dei developement), il gruppo Vihorev non fornisce un buyback diretto ma si obbliga a ripagare l’investitore nel caso in cui i problemi derivassero dalla società che gestisce Fintown. Potremmo definire dunque il buyback come una “garanzia” che scatta dopo un certo numero di giorni di ritardo. La group guarantee è un’obbligazione più generica in quanto non fornisce informazioni sulle tempistiche di rimborso.

Questa garanzia è comunque attiva anche per la modalità di partecipazione, che contrattualmente prevede che l’investitore venga ripagato con un tasso fisso sul prestito. Nel caso di problemi con l’attività di locazione, è però prevista la possibilità di scaricare su di esso una quota delle perdite. Tuttavia, ancora, nelle proposte di prestito pubblicate, viene sempre indicata la group guarantee di Vihorev qualora Fintown non riuscisse a coprire le rate di rimborso. Ad oggi, non posso dire di aver compreso in maniera inequivocabile il reale vincolo di Fintown a coprire i ritardi su questa tipologia di prestito. Voi ci riuscite?

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REGOLAMENTAZIONE

Attualmente Fintown non rientra nell’ambito di applicazione del Regolamento Europeo sul crowdfunding. Grazie a un’esenzione fornita dalla Banca Centrale della Repubblica Ceca Fintown non sarà coinvolta dalle normative del Regolamento UE 1503/2020, scaricabile al seguente link: Esenzione dal Regolamento Europeo

Questo è un punto negativo per quanto riguarda il rischio intrinseco. In tale Regolamento viene espressamente prevista la non possibilità per i soggetti che gestiscono le piattaforme di proporre la raccolta di finanziamenti per progetti da loro stessi gestiti. Il motivo è chiaramente la volontà di evitare conflitti di interessi potenzialmente pericolosi per l’investitore, che difficilmente può valutare autonomamente, in concreto, eventuali rischi di frode.

L’interpretazione della Banca Centrale locale è la seguente: se la società che vuole agire sia da gestore di piattaforma sia da richiedente del prestito offre contrattualmente un obbligo di copertura finanziaria per l’investitore, l’impossibilità di rimborsare le rate nei tempi previsti su un determinato prestito rende bypassabile il rischio di conflitto di interessi. Pertanto, le normative del Regolamento Europeo potrebbero non trovare la corretta applicazione.

La Banca Centrale della Repubblica Ceca ha pieno diritto di decisione in questo ambito e quindi, dal mio punto di vista, l’esenzione sembra essere valida. Ma siete convinti della motivazione utilizzata come giustificazione? A mio avviso, la questione non è chiara e mi lascia con non poche perplessità.

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MARKETPLACE

Per come viene illustrato nel sito, il marketplace di Fintown è semplicissimo. Trattandosi di una piattaforma molto recente la quantità e variabilità dell’offerta di prestiti è esigua.

Questo permette un’interfaccia web semplice e senza particolari filtri, agevolando la scelta per per l’investitore tra le opzioni di prestito.

Ad esempio, entrando su un singolo progetto si possono analizzare le caratteristiche dell’offerta. Ecco gli strumenti che ci vengono messi a disposizione:

Innanzitutto, ci viene presentato un grafico con la composizione del capitale legato all’immobile, o alla porzione dell’immobile, ovvero gli appartamenti, a cui il prestito è legato.

Normalmente il valore è suddiviso tra una quota “equity”, composta dal capitale di Vihorev group direttamente investito negli appartamenti. A questa è possibile affiancare un finanziamento bancario (senior loan) e i finanziamenti raccolti dagli investitori nella piattaforma.

Inoltre, troviamo una tabella dove vengono indicati dettagli importanti come il termine minimo del prestito, il valore degli appartamenti (che fungono anche da collaterale), il tipo di finanziamento richiesto, l’indirizzo dell’edificio, il link per poter accedere al portale online dove gli appartamenti sono messi in affitto (nell’esempio, Booking) e altri dettagli di questo tipo.

Le informazioni disponibili sui prestiti

Mi soffermo su alcune caratteristiche della lista poiché ritengo fondamentale la loro corretta comprensione e valutazione.

Minimo termine di finanziamento: il periodo prima del quale l’investitore non può richiedere, senza penali, il rientro del proprio capitale. Alla fine di tale periodo, l’investitore può scegliere tra le seguenti opzioni:

  • Liquidare il prestito senza penali.
  • Continuare ad avere i fondi investiti nel prestito (ricevendone sempre gli interessi) fino a quando l’investitore deciderà di ritirarli. L’unico limite massimo è il cosiddetto “Massimo termine del prestito”, indicante i mesi massimi in cui è possibile detenere il prestito, inserito anch’esso nei dettagli del progetto in una tabella successiva.

Come vedete, quindi, quando investiamo in Fintown non è prevista una scadenza fissa nei prestiti. I fondi investiti possono essere tenuti per un determinato arco temporale, scandito da un periodo minimo e uno massimo. Fin tanto che manterremo il capitale investito, riceveremo i relativi interessi relativi.

LTV: rappresenta il rapporto tra il debito richiesto all’investitore Fintown e il valore di mercato degli appartamenti in collaterale. Attenzione però: il finanziamento bancario ha priorità di rimborso rispetto al prestito richiesto in piattaforma (prima pagano le banche, poi gli investitori!). Quindi questi valori, di per sé già molto alti, sono però da valutare con ottica differente rispetto alle altre piattaforme di lending immobiliari: qui non c’è un’operazione di flip da svolgere (che prevede infine la vendita dell’immobile). Al contrario, l’immobile non deve essere venduto, eliminando di conseguenza il rischio di doverlo vendere ad un valore sufficiente per soddisfare gli investitori. Il rischio è però legato all’effettiva redditività degli affitti, che è un concetto molto diverso. Gli LTV su Fintown sono enormemente più alti che altrove, ma la rischiosità della locazione, secondo gli obiettivi della piattaforma, è molto minore.

Project phase: lo stato attuale in cui si trova l’immobile rispetto alla destinazione per cui è stato acquistato (nell’esempio, operating = correntemente in affitto).

Altre informazioni che potremo trovare sono:

La composizione del prestito complessivo legato agli appartamenti, con la suddivisione tra la ‘skin in the game’ di Fintown, l’eventuale mutuo bancario e la quota prestito lasciata agli investitori della piattaforma.

Viene poi fornito per ciascun progetto anche la percentuale di giorni affittati per gli appartamenti in questione rispetto al totale di ciascun mese, detta ‘occupancy rate’. Inoltre, è indicata l’ADR (Average Daily Rate), cioè il valore, in euro, dell’incasso giornaliero medio da affitto.

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LIQUIDARE IN ANTICIPO I PRESTITI

Non è presente un vero e proprio mercato secondario in Fintown. Non è quindi possibile rivendere ad altri investitori privati i prestiti sottoscritti.

Come abbiamo visto, successivamente ad un “minimo termine di investimento” specifico per ogni prestito, è possibile liquidare l’investimento senza commissioni.

È però prevista una possibilità (tuttavia onerosa) per rivendere anticipatamente a Fintown il prestito pagando delle commissioni elevate a seconda del periodo di detenzione già effettuata:

  • Da 1 a 12 mesi (e prima dell’apertura della finestra operativa di liquidazione): commissione del 30% sul capitale investito
  • Da 13 a 24 mesi (e prima dell’apertura della finestra operativa di liquidazione): commissione del 20% sul capitale investito
  • Oltre 25 mesi (e prima dell’apertura della finestra operativa di liquidazione): commissione del 10% sul capitale investito

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VIP CUSTOMER PLAN

È prevista infine la futura implementazione di un piano di ricompense, destinato agli investitori con capitali maggiori. Non essendo tuttavia riuscito a comprendere su quali incentivi stiano pianificando, mi riservo di aggiornare tale sezione quando la situazione sarà più chiara.

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BONUS ISCRIZIONE

Se volete iscrivervi alla piattaforma, grazie al blog di P2P-Italia, avrete la possibilità di ottenere un cashback del 2% sul vostro primo investimento in piattaforma. Per usufruirne, potete iscrivervi dai link di questo articolo: Iscrizione a Fintown, oppure dal link che trovate nella pagina Bonus per investitori.

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CONCLUSIONI

Infine, come di consueto, ecco un riassunto dei punti di forza e debolezza di Fintown.

Punti di forza:

  • Interessi riconosciuti dai profitti di immobili in affitto.
  • Alta trasparenza sui dati generati dagli immobili e sui capitali coinvolti.

Punti di debolezza:

  • Realtà molto giovane e business concentrato unicamente nella città di Praga
  • Occorre prestare attenzione al funzionamento della modalità di prestiti ‘participation’ poiché non è chiarissima da un punto di vista contrattuale.
  • Realtà non soggetta al Regolamento Europeo sul Crowdfunding.
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Income Marketplace: la Recensione

Ciao a tutti ed eccoci ad una nuova recensione di una piattaforma di lending. In questo articolo mi occupo di Income Marketplace, piattaforma di lending abbastanza recente, ma che permette di ottenere rendimenti lordi oggi fra i più alti del mercato.

E’ una piattaforma dove listano prestiti vari loan originator ed i volumi sono in forte crescita. La inserisco attualmente nel mio portafoglio nella categoria di rischio medio alta, dove procedo con una selezione dei prestiti più accurata, ma da cui riesco ad ottenere dei rendimenti superiori alla media delle concorrenti, un po’ come in Mintos.

Mentre occorre prestare attenzione ad alcune tipologie di prestito, ne parlerò in dettaglio, Income marketplace risulta comunque offrire una copertura sui default delle finanziarie rafforzata, attraverso una particolare skin in the game richiesta “evoluta”.

COS’E’ INCOME MARKETPLACE

Partiamo col dire che Income Marketplace è una piattaforma di p2p e business lending con sede in Estonia e attiva dal 2021.

E’ possibile ricavare chi sono i founder e la struttura consulenziale direttamente dal sito, nella sezione “Team”. Da lì è possibile risalire anche ai profili linkedin delle varie figure centrali.

Non ho trovato qui grandi punti grigi sull’argomento o elementi specifici di rischio: è una classica piattaforma creata da persone con esperienza nel settore lending, che si è creata vari contatti con loan originator in fase di crescita e desiderosi di espandersi ricercando fondi da investitori privati.

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LOAN ORIGINATOR

Nella piattaforma listano prestiti loan originator da 7 paesi, europei ed extraeuropei. Nello specifico potremo finanziare persone e aziende da Estonia, Finlandia, Bulgaria, Messico, Brasile, Colombia e Indonesia.

Ciònonostante, attualmente (giugno 2023) sono i prestiti in Estonia ed Indonesia i più attivi in termini di volumi in offerta.

Nel sito è naturalmente presente una pagina dedicata alla descrizione delle varie finanziarie.

Devo dire che questa sezione è molto ben fatta, per essere una piattaforma da così poco tempo attiva. Non raggiunge il livello di dettaglio di Mintos in quanto ad informazioni sulle finanziarie, ma ci sono comunque tutte le notizie che ritengo utili per eseguire una buona valutazione.

In questa sezione loan originator, possiamo ricavare, di ciascuna, una breve descrizione sulla sua attività e lo storico del proprio business, la tipologia di prestiti di cui si occupa, il tasso di interesse normalmente offerto e quello mediamente richiesto ai richiedenti, la % di junior share (ne parlerò più avanti) e le modalità di collaterali o raccolta delle riserve adeguate a coprire il buyback. E, ovviamente, possiamo trovare tutto lo storico dei bilanci aziendali.

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INVESTIRE IN INCOME MARKETPLACE

A riguardo del metodo di investimento, questa piattaforma non ha assolutamente nulla di nuovo rispetto a quanto siamo abituati a vedere in molte altre piattaforme di p2p lending.

E’ possibile andare nella sezione “Invest” ed investire attraverso la selezione manuale dalla lista dei prestiti con disponibilità in offerta, oppure attraverso il settaggio di classici autoinvest.

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I PRESTITI

Diciamo innanzitutto che c’è molta varietà di finanziamenti fra cui poter scegliere. E’ possibile per noi investire solo in euro, anche se, per alcuni prestiti, viene indicata a livello informativo la valuta fornita al richiedente. Questo è il caso in cui il contratto fra loan originator e richiedente non sia in euro, anche se noi ci investiremo comunque in euro: traducendo, il rischio cambio, in questi casi, è sempre tutto a carico del loan originator.

I rendimenti lordi oggi vanno dal 12 al 15%. Tutti i prestiti hanno il buyback offerto dal loan originator, che scatta dopo 60 giorni di ritardo (ne parlerò più avanti). Le durate di finanziamento invece oscillano fra 1 mese e 5 anni, a seconda della tipologia.

Ci sono due macro tipologie in cui è possibile investire oggi in Income Marketplace:

  • I prestiti personali/al consumo: i classici prestiti p2p, che possono essere richiesti da privati per le loro più svariate esigenze.
  • I business loans: finanziamenti a sostegno del business di piccole medie imprese.

Devo dire che in Income marketplace preferisco investire di gran lunga nella prima tipologia (prestiti al consumo), rispetto al finanziamento ad aziende.

Infatti, a mio avviso, le informazioni che la piattaforma ed il loan originator mettono a disposizione sui business loans non sono sufficienti. Si è scelto di offrire per i business loans le stesse tipologie di informazioni che vengono fornite per i prestiti al consumo, ecco due esempi (vi consiglio di ingrandirli per leggerli meglio):

Prestito al consumo in Income Marketplace

Business loan in Income Marketplace

Mentre le informazioni le ritengo più che sufficienti per quando si tratta di valutare un investimento in un prestito al consumo, la cosa non è altrettanto vera per i business loans.

I business loans

In questi, in effetti, ritengo possa essere più importante capire altri elementi, rispetto ad un prestito personale. Come, ad esempio, qualche dato finanziario del richiedente, la tipologia di business, storicità, etc e… il nome della società per valutarne l’effettiva operatività!

La problematica sarebbe notevolmente mitigata dal fatto che questi prestiti aziendali sono tutti coperti dal buyback del loan originator (non mi dilungo anche qui sul perchè questa cosa incida, se mi leggete da tempo lo sapete già 🙂 ). E’ comunque molto raro trovare un loan originator che fornisca buyback sui prestiti aziendali.. e c’è un motivo!: gli importi a rischio sono molto più cospicui e c’è molto più rischio default se la pianificazione è mal organizzata o in casi di eccessivi downturn dei mercati.

C’è da dire comunque che gli importi richiesti di questi business loans sono bassi rispetto alla media di questo settore e specifici loan originator forniscono queste tipologie di prestito.

La mia conclusione finale è che trovo in questa piattaforma più rischiosi i loan originator che offrono prestiti aziendali.

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BUYBACK E JUNIOR SHARE

Ritengo invece opportuno un dettaglio sulle modalità di offerta del buyback, in quanto su Income Marketplace le protezioni contrattuali offerte sono più alte rispetto alle altre piattaforme comparabili.

Partiamo dal buyback. Qui non c’è nulla di innovativo. Il buyback scatta dopo 60 giorni di ritardo di una rata di rimborso: al 61mo giorno l’investitore si vedrà rimborsato della quota capitale residua e degli interessi maturati anche per il periodo di ritardo.

L’elemento novità è invece la formula della Junior Share. Si tratta di una “skin in the game” particolare. Come questa, infatti, obbliga contrattualmente il loan originator ad investire una quota minima su ogni prestito da lui emesso, a stimolo per il suo controllo interno nella qualità del richiedente. Ma, in aggiunta a ciò, questa quota, nel bilancio del loan originator, funge come asset “subordinato” al soddisfacimento dei rimborsi agli investitori.

In parole povere, se il loan originator ad un certo punto non fosse in grado di onorare i buyback, ed andasse quindi lui in default ed in insolvenza, la previsione contrattuale è che, al posto di utilizzare i fondi dai crediti da lending rimasti attivi, per pagare TUTTI i fornitori, noi investitori compresi, i crediti da lending con attiva la junior share saranno utilizzate in fase di concordato/liquidazione per essere versate PRIMA agli investitori, e poi ai restanti fornitori della finanziaria.

Sembra un dettaglio non da poco, e forse un po’ complicato a leggerlo la prima volta. Ma, in caso malaugurato in cui una finanziaria andasse in fallimento e poi in liquidazione, queste Junior share andrebbero teoricamente ad aumentare molto la quota di diritto liquidabile all’investitore, rispetto a tutto il liquidabile a disposizione della finanziaria stessa, aumentando le possibilità di recovery in fase stragiudiziale e giudiziale.

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AUTOINVEST

Oltre alla selezione manuale dei prestiti, è naturalmente possibile settare dei classici autoinvest per impostare procedure automatiche di selezione e sottoscrizione di prestiti secondo le nostre necessità.

Settare un autoinvest in Income Marketplace è un passaggio che direi classico e molto simile a molte delle altre piattaforme di p2p lending.

E’ possibile impostare le autoselezioni, dichiarando le proprie preferenze nella sezione filtri in termini di:

  • durata del prestito
  • tasso di interesse
  • tipologia di prestito (non solo business loan o prestito al consumo ma, all’interno di quest’ultimo, si può scegliere fra payday loan, car loan, secured loan, short term loan e installment loan).
  • Nazione del richiedente
  • Loan originator
  • Status del prestito (se solo current o anche comprendendo prestiti già in ritardo).

Entrando nella sottosezione dei filtri avanzati (advanced), è possibile impostare preferenze anche su:

  • importo originario del prestito
  • escludere o meno prestiti con estensioni permesse (e anche quante estensioni già accordate).
  • data di emissione
  • selezionare addirittura un id di prestito specifico.

Ritengo importante segnalare che il fatto di escludere o meno prestiti che possano essere estesi inciderà molto sulla durata media del nostro investimento, quindi non la terrei come opzione di valutazione secondaria.

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MERCATO SECONDARIO

Attualmente non è presente il mercato secondario in Income Marketplace. Quindi, oggi non è possibile liquidare in anticipo i prestiti sottoscritti: occorre fare molta attenzione alle durate del prestito quando investiamo!

Dal sito, però, è presente nelle FAQ la nota che l’introduzione del mercato secondario è presente in un (non meglio precisato) futuro.

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BONUS DI BENVENUTO

Attualmente, purtroppo, Income Marketplace non fornisce più bonus di benvenuto per i nuovo investitori. Vi aggiornerò nel caso in cui tale bonus sarà reintrodotto.

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CONCLUSIONI

Ed ecco infine riassunti quelli che sono i punti di forza e i punti dove fare attenzione se investirete nella piattaforma di Income Marketplace.

Punti di forza

  • Alto rendimento offerto
  • Formula di junior share a maggior tutela dell’investitore
  • Grande disponibilità di prestiti e varietà di loan originator

Punti di debolezza

  • Non è presente un mercato secondario
  • Trovo assai rischiosi (per mancanza di informazioni e statistiche fornite) i business loans
  • Piattaforma “giovane”

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Piattaforme alternative:

Afranga

Esketit

Quanloop è uno scam? Perchè non ci investo

Benvenuti ad una mia nuova recensione di una piattaforma di p2p lending. Questa volta voglio parlare di Quanloop, una realtà che vedo molto pubblicizzata online oggi e sulla quale molti di voi lettori mi avete chiesto un riscontro. Scambiando qualche chiacchiera con qualcuno di voi, ascoltavo vari dubbi se Quanloop potesse essere effettivamente una buona piattaforma (data la semplicità su come investire e l’alto rendimento), oppure un business a forte rischio scam. Ho quindi cercato di riassumere quella che è la mia visione in questo articolo.

Sono sincero, a me non piace parlare nel blog di piattaforme su cui non ho investito personalmente. Ma leggendo da varie parti recensioni molto semplici, classici specchi per allodole, mi sono un po’ girati i cinque minuti e ho voluto buttare giù quest’articolo.

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COS’E’ QUANLOOP

Partiamo innanzitutto a tirare il perimetro di questa piattaforma.

E’ una piattaforma di investimento estone specializzata nel lending aziendale, attiva dal 2019. Si caratterizza per una modalità di investimento completamente automatizzata per l’investitore (ne parleremo qui più avanti) che permette un utilizzo assolutamente semplice, avvicinandosi molto al concetto di un fondo di investimento comune rispetto ad una piattaforma di lending vera e propria. Al contempo, ha molti elementi “grigi”/ sconosciuti nella propria gestione, che cercherò di descrivere in questo articolo.

Chi controlla Quanloop è indicato direttamente nel loro sito:

Quanloop proprietà

Leggendo, l’azienda è posseduta da due imprenditori esteri: Valentin Ivanov e Rene Rattur. A gestire operativamente l’attività e le scelte di investimento di Quanloop sono lo stesso Ivanon e Osauhing QFM, una società che opera come fondo di investimento. Molto grigia è la situazione di questo fondo.

Andando a cercare dati su questa Osauhing QFM, si trovano questi risultati di fatturato (circa mezzo milione di euro a semestre) e di tasse versate allo stato (zero, da più di tre anni):

E questo non è certo un bel segnale, contando che tasse 0 vuol dire molto probabilmente utili non positivi (per lungo tempo). Non la migliore delle situazioni per un fondo che dovrebbe gestire i nostri investimenti.

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INVESTIRE IN QUANLOOP

La modalità in cui è possibile investire, come detto, è molto molto semplice. E, al contrario di quello che tanti pensano, non è necessariamente sinonimo di buona cosa. Infatti a mio avviso non lo è. Ve lo spiego.

Non c’è un vero e proprio autoinvest in Quanloop. L’investitore ha la possibilità di selezionare solamente fra tre piani di rischio: un “low risk” un “medium risk” e un “high risk” plan. Delle caratteristiche dei prestiti, e di dove andrà ad investire ciascun piano non sappiamo nulla. Sappiamo solo quale sarà il nostro rendimento e quale sarà il range di loan to value dei progetti che andremo a finanziare.

Quanloop investimenti

Semplice giusto? Sì… ma ora passo ai punti critici. Punti di cui mi stupisco come molti investitori non li ritengano importanti, quando valutano la loro scelta di investire in questa piattaforma.

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Gestione NON controllabile da parte nostra

Innanzitutto, una volta selezionato il piano, chi gestisce la piattaforma farà tutto AL POSTO NOSTRO. Gestendo loro di fatto tutti i destini dei nostri capitali depositati. Non avremo modo di riprenderci il nostro capitale se non quando i prestiti ai richiedenti di Quanloop verranno rimborsati.

Voi mi direte, beh, ci sono già altri servizi che offrono una gestione totale del portafoglio in quedti termini. Vero, ma vediamoli:

  • Consulenti finanziari/piattaforme di consulenza (es. Moneyfarm): anche qui deleghiamo la gestione a terzi. Faccio però notare che ogni consulente finanziario italiano (abilitato a proporre il servizio!) deve sottostare a rigide normative in tema di: a) comunicazione delle operazioni per conto del cliente b) informativa sui risultati della gestione c) sottoscrizione di assicurazioni per la propria attività. Pensate realmente che Quanloop sia obbligata a questi obblighi, o fornisca a voi questi servizi? Chiaramente NO.
  • Banche: classico, anche i nostri consulenti di banca gestiscono al posto nostro i nostri risparmi. A parte gli obblighi di comunicazione che sono anche qui presenti, su di loro mi soffermo sulla TIPOLOGIA di investimento dove vi investono. Nonostante le solite chiacchiere da bar sulle “banche sono ladre, colluse etc.”, investono i nostri risparmi con un portafoglio con gradi di rischio nettamente inferiore al p2p lending. Titoli di stato, azioni quotate (e non quotate ma con alta capitalizzazione), obbligazioni, ETF; anche derivati, ma con sottostanti per la maggior parte legati agli asset appena citati. Il rischio è minore, e ovviamente anche il rendimento lì è minore. Non stiamo parlando della stessa cosa di Quanloop.
  • Altre piattaforme di lending che propongono servizi simili di gestione totale del portafoglio. Beh, non sono mai andati bene/sono esageratamente rischiosi. Penso alle strategie automatiche di Mintos: chi ha assistito al periodo buio del p2p di inizio 2020 sa che la più grande causa delle perdite degli investitori in quella piattaforma era per aver utilizzato tali strategie, che andavano a sottoscrivere i prestiti dei loan originator che venivano “scartati” dagli investitori che invece analizzavano autonomamente i prestiti. O alle strategie di Bondora, dove per spiegami sul perchè la considero spazzatura, vi invito a leggere il mio articolo che avevo scritto un paio di anni fa: Perchè NON investo in Bondora

Il p2p lending/crowdlending per natura è rischioso, un terreno dove molte aziende (in alcuni casi anche poco sane/raccomandabili) cercano fondi per le loro attività, che possono avere alte, ma anche molto basse, possibilità di successo. Per questo per poterne uscire qui profittevoli è importantissimo capire bene DOVE e COME investiamo i nostri soldi.

Mi aggancio qui per il secondo punto.

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Nessuna REALE informazione sui richiedenti.

Vi lascio qui sotto un semplice screen dei dati a disposizione:

Quanloop prestiti

A parte le informazioni che vi ho riportato, non c’è ALCUNA altra notizia su:

  • chi concretamente sta chiedendo i nostri soldi (come facciamo a valutare se sarà solvibile)? L’obiezione potrebbe essere che è Quanloop che garantisce per noi il risultato, fornendoci lei i rendimenti, dato che gestisce per noi i risparmi. Contando che è vero, se mi seguite da un po’ saprete che a mio avviso è importantissimo comunque sapere i risultati della gestione, in particolare sapere quanti richiedenti stanno ritardando i rimborsi o sono passati dal tribunale per tentare dei recuperi, creando stress alla gestione della stessa Quanloop. Ne riparlerò comunque nell’ultimo punto.
  • Che tipo di business stiamo finanziando. C’è un semplice “business loan”. Cosa? Attività solvibile, rischiosa o altamente speculativa?. Immobiliare? Commercio? Industria? Cripto? Vendite di gelati in Islanda? Quasi sicuramente saranno tutte piccole medie imprese, ma sarà mai possibile secondo voi poter avere una minima idea della gestione del portafoglio in questo modo?
  • Dove stiamo finanziando? In Estonia? In Europa? In Asia? Anche sapere questo è importante, in quanto questo ci dà l’idea di quali difficoltà si potrebbe andare incontro in casi di passaggi al tribunale per insolvenze o peggio fallimenti del richiedente e quindi avere un elemento in più per valutare la rischiosità della piattaforma. Ma se mancano i due punti precedenti, figuriamoci se possiamo arrivare a questo.

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Impossibilità di sapere i risultati reali della gestione di Quanloop

Come risultati reali della gestione, intendo se Quanloop ha una gestione profittevole o in perdita, e se è abbastanza capitalizzata per poter coprire.

Oltre a quanto indicato all’inizio dell’articolo sui risultati del fondo, non sono riuscito a trovare assolutamente altro. Oggi ormai è indispensabile conoscere i risultati di un richiedente che utilizza i nostri fondi per le proprie attività, e gli utili di questa attività per fornirci il rendimento e rimborsarci il capitale!

Il fatto di non conoscere questi risultati, soprattutto in questo clima di segretezza che si respira utilizzando la piattaforma e cercando approfondimenti, è assolutamente inaccettabile a mio avviso.

Qualcuno di voi è riuscito ad ottenere informazioni migliori in merito? Vi prego di segnalarmelo.

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Interessi giornalieri e investimenti a brevissimo termine

Questo è l’unico motivo che posso eventualmente riconoscere ad una scelta di investimento in Quanloop. Essendo completamente slegato, nella sostanza, ai prestiti reali sottostanti, l’investitore può scegliere in qualsiasi momento di liquidare l’investimento e ritirarlo.

Inoltre, gli interessi sono riconosciuti giornalmente, non mensilmente come la maggior parte delle piattaforme p2p o alla fine del periodo, come una parte del business lending.

Questa metodo è già conosciuto agli investitori: è lo stesso del grow and growth di Bondora. Ma in Quanloop gli interessi sono più alti.

Ovviamente, occorre sottolineare ancora una volta che, non essendo contrattualmente legati questi interessi ad un singolo progetto, essi vengono pagati fino a che il business di Quanloop, nel suo complesso, è sostenibile.

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ALTRI PROBLEMI

La Consob italiana di recente ha segnalato i problemi di Quanloop con l’autorità di vigilanza Greco. Tale regolatore ellenico, ha mandato comunicazione a tutte le corrispettive autorità europee, perchè non trovava regolarità con le autorizzazioni ad operare della piattaforma. Quanloop da parte propria ha comunicato che è pienamente in regola con il regolatore estone (paese di dove ha sede). Nonostante questa segnalazione si traduca in un nulla di fatto, risulta molto particolare il fatto che la Consob abbia comunque deciso di esprimere il proprio dubbio di regolarità in modo ufficiale.

Potete trovare la segnalazione direttamente nelle newsletter Consob, al 17 gennaio 2022.

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CONCLUSIONI

Come al solito procedo ad elencare quali sono secondo me i punti forti e di debolezza di Quanloop:

PUNTI DI FORZA

  • Interessi incassati giornalmente, pregando ogni giorno che qualcuno li faccia arrivare anche il prossimo.
  • Possibilità offerta di prelevare in qualsiasi momento il capitale investito.

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Molta opacità nella gestione dei prestiti e dei relativi risultati.
  • Impossibilità di comprendere i risultati di gestione della piattaforma e della finanziaria che la gestisce. I pochi dati trovati non sono buoni.
  • Segnalazione subite da parte di qualche regolatore nazionale europeo.

E stavolta chiudo direttamente con la risposta alla domanda: Quanloop è uno scam? Direi che non ci sono elementi per dirlo attivamente. Il problema è che nessuno degli elementi della mia ricerca mi ha fornito in modo oggettivo che operi regolarmente. Ergo, anche se non posso dire sia uno scam, NON posso sicuramente dire che non lo sia. E questo, per le mie valutazioni, è già sufficiente.

Il business lending nel 2023 – facciamo il punto con Capitalia

In questo articolo ho voluto fare un approfondimento sull’attuale situazione negativa nel settore del business lending, cioè il settore del lending destinato ai finanziamenti aziendali. Ne ho parlato con il CFO di Capitalia Gintaras Matuzas, una delle finanziarie che meglio ne stanno uscendo, vendendo i risultati mostrati ed i miei personali rendimenti, facendomi un po’ raccontare qualche aggiornamento della piattaforma. Questo è quello che ne è uscito.

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Come avrete notato, se mi seguite costantemente, ho accennato varie volte nei miei ultimi articoli al particolare momento economico che stiamo attraversando. E come esso si sta riflettendo negativamente in modo particolare nel p2b, cioè nei nostri prestiti in finanziamenti ad imprese.

Relativamente poco effetto ha avuto nel settore dei prestiti al consumo, con eccezione alle limitazioni alle finanziarie ucraine e a quelle russe, per effetto delle sanzioni. Ma da quel lato la gran parte sta pian piano recuperando i ritardi. Il settore immobiliare non ne ha invece proprio particolarmente risentito.

Dove invece si è assistito ad un aumento vertiginoso di ritardi è stato il settore aziende/piccole medie imprese.

Economia 2023 e crowdlending – le sfide

Il 2022 è stato molto impattante dal punto di vista politico-economico, in termini negativi purtroppo. Si era appena usciti dalla pandemia covid, e l’economia mondiale non si era ancora ripresa del tutto. In particolare nel settore dei trasporti e del reperimento di materie prime per la produzione: vi ricordate le file chilometriche di container via nave nei principali porti mondiali? In questa situazione già fragile, lo scoppio della guerra in ucraina ha dato un altro colpo importante, al settore energetico, facendo esplodere i costi. Non solo ai cittadini comuni, ma pure alle imprese ovviamente, e quelle produttive ne hanno sofferto di più.

Tutte queste conseguenze ce le stiamo ancora trascinando in questo inizio di 2023. E il mondo del crowdlending di certo ne ha risentito. Non molto sul settore prestiti al consumo, ma al business lending sicuramente sì.

Quando parlo con voi di investimenti in p2p lending baltico / est europeo, rilevo che due problemi sono particolarmente vivi nella testa degli investitori italiani:

  • La preoccupazione generata dal non vedere prospettive di termine della guerra in Ucraina, ad oggi.
  • Il particolare momento macroeconomico, caratterizzato da un’inflazione che fatica a calare stabilmente e da tassi di interesse alti (ed ancora in aumento), per contenere l’aumento generalizzato dei prezzi.

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Cercando la possibilità di avere qualche riscontro anche da qualche referente di piattaforma baltica, coinvolta nel settore, ho avuto modo di fare due chiacchiere via etere con Gintaras Matuzas, CFO di Capitalia.

Capitalia

Ho scelto Capitalia come referente per fare un aggiornamento, perchè è stata una delle piattaforme le cui performance hanno risentito finora poco o nulla dell’attuale situazione. Mentre in altre, come Estateguru nel settore immobiliare e Lande nel settore del business lending, abbiamo assistito ad un peggioramento delle solvibilità dei richiedenti, i finanziamenti di Capialia non hanno rilevato aumenti sostanziali nelle percentuali di ritardo, né tantomeno di default.

Statistiche prestiti Capitalia dal 2017 al 2023

Ne ho voluto parlare quindi con Gintaras.

Visti risultati positivi, ho voluto riportare nel blog quali fossero gli accorgimenti che hanno permesso loro di ottenere tali risultati. Ho quindi approfittato della sua disponibilità, per farmi raccontare qualcosa anche sull’avanzamento nel tema dell’adeguamento al regolamento europeo sul crowdfunding. Infine, ho raccolto qualche dettaglio sui programmi futuri di questa piattaforma,

Ad oggi (aprile 2023) Capitalia è l’unica piattaforma di business lending dove sto incrementando il mio personale volume di investimento. Se siete interessati a leggerne la mia recensione, la potete trovare qui: Recensione Capitalia.

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Intervista a Capitalia

Come affrontare la situazione attuale – soluzioni di Capitalia

P2P ITALIA: Nel periodo attuale, i risultati dei prestiti in Capitalia sono stati tra i migliori nel settore del crowdlending baltico, se vediamo il numero e la complessità dei progetti in ritardo e dei recuperi. Gintaras, quali sono le ragioni principali a cui attribuisci questo risultato, anche confrontandosi con i concorrenti che soffrono un po’? Capitalia ha apportato correzioni alle procedure di valutazione dei richiedenti?

Gintaras Matuzas, CFO di Capitalia

GINTARAS MATUZAS: Ci sono 3 fattori importanti quando ci si confronta con la concorrenza, e penso tutti contribuiscano notevolmente ai buoni risultati che vediamo:

  1. Abbiamo iniziato a prestare a società baltiche nel 2010, quindi abbiamo acquisito ormai oltre 12 anni di esperienza nel core business dei prestiti. Nel corso degli anni abbiamo costruito un forte modello di scoring del rischio di credito, procedure efficienti e un team di gestione davvero esperto e con esperienza in questo settore. Inoltre, tutte le nostre decisioni di credito finali sono prese dalla commissione di valutazione, che consente di catturare non solo i rischi storici, ma anche i rischi potenzialmente imminenti, oltre ad essere creativi in situazioni difficili di ritardo o di recupero. Lavorare con le piccole e medie imprese e prestare senza garanzie ci ha insegnato come recuperare i debiti. Negoziando ed essendo flessibili con i debitori, dal momento che la riscossione forzata spesso non porta i migliori risultati.
  2. Noi e gli investitori beneficiamo entrambi del meccanismo di garanzia del portafoglio del Fondo europeo per gli investimenti EaSI (ndr. potete trovare qualche informazione, in italiano, qui: F.do euorpeo EaSI). Questa struttura offre sicurezza alle aziende più piccole garantendo l’80-90% del capitale. In caso di insolvenza o di ristrutturazione di tali prestiti, riacquistiamo tali prestiti e chiediamo fondi di garanzia al EIF.
  3. Mettiamo il nostro denaro in ogni progetto, quindi i nostri interessi sono sempre allineati con gli investitori. Offriamo agli investitori solo progetti in cui siamo felici di investire noi stessi.

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P2P ITALIA: Viviamo in un particolare momento macroeconomico. Inflazione elevata, tassi interbancari in aumento e ombra di guerra a poche centinaia di chilometri dall’Unione europea. Qual è la percezione della situazione nei paesi baltici, in particolare nel settore del finanziamento delle piccole/medie imprese? Come piattaforma di prestito, se qualcosa ti preoccupa nel prossimo futuro, cosa di più?

GINTARAS: Un’inflazione elevata e tassi interbancari elevati significano in realtà che i nostri prodotti finanziari sono più attraenti per le imprese. In altre parole, il nostro finanziamento è ora più economico in questo contesto rispetto a prima e il divario in termini di costi di finanziamento è diminuito (finanziamento bancario contro finanziamento non bancario per le imprese dei paesi baltici).
Parlando della situazione di guerra – abbiamo percepito che per i primi 3 mesi tutti si erano in pausa, non sicuri se avrebbero dovuto investire in sviluppo o crescita. Tuttavia, le cose sono ora più o meno tornate alla normalità e non vi è grande domanda da parte delle imprese per capitale aggiuntivo.
Per quanto riguarda il futuro: il nostro segmento clienti, le piccole e medie imprese (o in realtà le micro e le piccole imprese se guardiamo agli standard europei) non hanno solitamente un debito bancario significativo dove l’Euribor creerebbe un enorme stress. Tuttavia, per l’economia nel suo complesso, il tasso Euribor elevato e ancora in aumento dovrebbe iniziare a mostrare i suoi effetti presto.

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Regolamentazione europea sul crowdfunding

P2P ITALIA: Per quanto riguarda la recente regolamentazione europea del crowdfunding, Capitalia come piattaforma di crowdlending aziendale rientra nel suo ambito di applicazione. Come è la vostra situazione oggi per quanto riguarda le procedure e l’adattamento da rispettare? Come ha percepito l’adozione di questo regolamento europeo da parte dei governi baltici? Sono stati reattivi o c’è ancora qualche argomento che devono accelerare per facilitare la tua operatività?

GINTARAS: Stiamo lavorando a stretto contatto con il regolatore in Lettonia, dove si trova il nostro quartier generale ed il processo funziona bene. Adeguiamo alcune procedure e ci verrà richiesto di apportare alcune modifiche per continuare a utilizzare i meccanismi di garanzia del EIF, in quanto non ancora adottati per le piattaforme di crowdfunding. È un argomento piuttosto ampio ma, in breve, siamo sulla strada della licenza e ci aspettiamo di riceverla entro la fine dell’estate.

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Dettagli sul futuro della piattaforma Capitalia

P2P ITALIA: Parliamo di fiscalità per gli investitori. Avete annunciato in passato la possibilità di una ritenuta alla fonte anticipata sugli interessi percepiti. Questa procedura non riguarda ancora gli italiani, giusto? Lo prevedete in futuro? Perché?

GINTARAS: Insieme al regolamento stiamo preparando la ritenuta alla fonte. Quest’anno iniziamo con il nostro paese base, la Lettonia, e abbiamo già dei piani per la Lituania. In molti casi ci aspettiamo che ci saranno trattati di doppia imposizione tra i paesi lettoni e più popolari da cui provengono i nostri investitori. Consentiamo anche di tenere conti aziendali invece di conti privati individuali e molti o i nostri investitori più grandi utilizzano questa opportunità anche per motivi fiscali.

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P2P ITALIA: Sarà disponibile un conto di deposito per gli investitori anche sulla vostra piattaforma in futuro? O avete intenzione di continuare con il metodo di deposito e di credito effettivo, dove i trasferimenti sono direttamente da/ per gli investitori conti personali?

GINTARAS: Sì, lo annunceremo nei prossimi mesi. Abbiamo già firmato un accordo con un istituto di pagamento paneuropeo e ora lo stiamo integrando nei nostri sistemi. Ciò consentirà agli investitori di avere una comoda elaborazione dei pagamenti e la gestione del portafoglio.

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Conclusioni

Grazie a Gintaras per questo intervento nel blog, spero sia stato utile a voi investitori per poter avere qualche informazione utile in più, e più approfondita, da un addetto del settore!

Da parte mia sono sicuro siamo di fronte ad un momento di “selezione” nel lending ad aziende. Varie piattaforme, con elementi di scoring non consolidati od affinati o, peggio, con una politica di pubblicazione di progetti molto lasciva, subiranno il colpo. Gli investitori, avendo a disposizione ormai un buono storico di statistiche e risultati di ciascuna piattaforma, hanno ormai la capacità di selezionare efficientemente e filtrare i rischi ecessivi. Slostando i capitali e i conseguenti volumi di investimento, contribuiscono anche loro stessi a determinare i destini delle piattaforme, spostando i favori dove il lavoro di selezione e supporto è migliore.

E questo spero sia un incentivo ulteriore alla serietà, per chi vuole essere un player di successo in questo particolare segmento di investimento come, a mio avviso, Capitalia.

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Ricordo infine sempre, se desiderate iscrivervi a Capitalia, potete farlo dal link qui sotto per sostenere il blog di P2P-Italia:

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Alla prossima e buon investimento!

I rischi del p2p lending: le cose da sapere

Questo articolo credo possa essere molto interessante per chi è agli inizi nell’investire nel p2p lending. Quali rischi si possono incontrare, quando decidiamo di investire qui?

E’ una domanda che chiunque si è posto, prima di investire nelle piattaforme di prestiti fra privati.

Insomma… Il p2p lending è rischioso?

La risposta è.. SI’, MA IN PARTE! Lo si può infatti in gran parte gestire!

Questi di seguito elenco quelli che secondo me sono i principali rischi che un investitore in p2p lending si troverà ad affrontare. Ho pensato di dividerli per natura, per aiutare a farsi uno schema mentale preciso. Ho aggiunto anche, a parte di ciascuno, quelle che sono a mio avviso le azioni migliori per limitarli o gestirli nel modo più profittevole possibile.

Li ordino in ordine decrescente, da quelli che secondo me incidono di più, a quelli che incidono meno:

RISCHIO DEL RICHIEDENTE

E’ il primo, forse non il principale, ma quello che più di tutti influenza le nostre aspettative di ritorno. I richiedenti dei prestiti pagano regolarmente?

Sì: ok i nostri rendimenti potranno essere regolari.

No: allora occorre attivarsi per valutare l’effettiva convenienza della specifica scelta di investimento.

La cosa che spesso si dimentica è di capire bene CHI ci deve pagare il prestito, su CHI concentrare la nostra valutazione. Quando non ci sono coperture di buyback, è il richiedente finale. Quando invece c’è la copertura buyback, NON è il richiedente finale a dover essere valutato, ma il loan originator (colui che propone i prestiti in piattaforma): è solido? Ha le coperture per poter pagarci al posto del richiedente?

AZIONI PER LIMITARLO: Nel lending immobiliare e aziende, valutare bene chi ci chiede il finanziamento, attraverso i rating forniti dalla piattaforma e analizzando i documenti disponibili, che raccontano il progetto ed i reali soggetti coinvolti. Nel p2p lending, se c’è copertura buyback, capire bene i bilanci delle finanziarie che lo offrono (se sono in utile, se hanno sufficiente equity, per esempio).

In tutti i casi, è importante diversificare il più possibile i propri investimenti su più richiedenti. Più concentriamo i nostri investimenti verso pochi soggetti, più ci esponiamo al rischio verso di loro.

RISCHIO DELLA PIATTAFORMA

Si parla qui della volontà e capacità della piattaforma di operare secondo le normative che regolano il settore, della corretta preselezione dei soggetti che offrono i loro prestiti o i loro progetti nel marketplace, della correttezza dei contratti di prestito e interessi, e della loro visione di attività di lungo periodo.

Piattaforme come Mintos, Bondora, Soisy, Evenfi, Robocash: hanno tutto in regola per poter operare? Tutte le eventualità, anche negative, sono state regolamentate?

Il rischio è chiaramente quello di vederci congelati i soldi nella piattaforma anche se i richiedenti pagano regolarmente, a causa di problemi di operatività o liquidità della stessa. O, peggio, il rischio scam da parte di chi la piattaforma la gestisce. Quindi, sia quanto la piattaforma sia regolamentata, sia quanto potremo tutelarci in via legale se le cose dovrebbero andare male (cioè nei casi proprio peggiori, il default della stessa).

A differenza del passato, grandi passi sono stati fatti in Europa nel regolamentare l’attività delle piattaforme di crowdfunding e crowdlending. Ottenere licenze per poter operare è sempre più difficile ed i requisiti necessari sempre più stringenti. Occorre però accertarsi che le piattaforme dove stiamo valutando di aprire un conto abbiano tali licenze, oltre ad un team solido e storico alle spalle che garantisca una certa esperienza di gestione.

AZIONI PER LIMITARLO: conoscere molto bene le piattaforme dove andiamo ad investire PRIMA di investire. Informarsi sui dettagli contrattuali, seguire le recensioni di investitori con esperienza. Il blog di P2P Italia vi mette a disposizioni le recensioni delle piattaforme dove investo io, che potete trovare nella sezione a destra della pagina.

RISCHIO PAESE

E’ indirettamente collegato al rischio del richiedente. Anzi, lo influenza tantissimo, ma lo considero un rischio a sè.

Parlo della situazione economica specifica della nazione dove il richiedente risiede. Se risiede in una nazione stabile, con un economia forte, ci saranno meno rischi di “shock” esterni che possano scalfirne la sua situazione finanziaria. Al contrario, forti variazioni nelle politiche nazionali potrebbero ridurne la possibilità di reddito, ad esempio, tale da comprometterne la capacità di rimborso dei prestiti.

Si pensi, ad esempio, a cambi improvvisi di normative (i cambi delle politiche russe verso l’europa in seguito alla guerra). Oppure paesi in forte crisi economica che alzano le tasse o riducono inventivi economici su cui il richiedente contava. Ma gli esempi potrebbero essere infiniti.

Altro punto, capire se i paesi dove vogliamo investire siano normativamente aperte e già preparate agli investimenti in crowdfunding e crowdlending ci darà un’indicazione sulla stabilità delle normative che incidono sul lavoro di richiedenti e intermediari. Siamo all’interno dell’unione europea, dove il crowdfunding è normato? Se no, ci sono leggi ben definite che lo regolano?

AZIONI PER LIMITARLO: Ottenere le informazioni macroeconomiche e normative del settore del paese dove risiede il loan originator, o dove il richiedente basa la sua attività/progetto. Privilegiare investimenti su paesi con relativa tranquillità ci limiterà questo rischio.

RISCHIO VALUTA

È un rischio collegato al eischio paese, ma che ha delle particolarità, per cui lo indico a parte.

Non sempre i richiedenti prestito utilizzano l’euro come loro moneta corrente. In questo caso il prestito si concretizza in due modi:

  • Il contratto viene stipulato in euro, quindi loro dovranno pagare le rate in euro al cambio vigente con la loro moneta al momento della scadenza. In questo caso può essere che la loro moneta si sia deprezzata nel tempo, quindi loro dovranno pagare “di più” per darci la stessa quantità di euro pattuita, aumentando il loro rischio insolvenza. Al contrario, se la loro moneta si rafforza sull’euro, pagheranno “meno” per darci gli stessi euro: il loro rischio insolvenza diminuisce.
  • Il contratto viene stipulato nella loro moneta locale. In questo caso saremo noi a dover convertire i nostri euro nella moneta del richiedente. Le piattaforme che offrono tali prestiti (ad esempio Mintos o Twino) normalmente hanno il servizio di cambio valuta per i nostri depositi, attraverso il pagamento di qualche commissione. Qui il richiedente paga sempre lo stesso importo nella sua valuta, ma noi saremo soggetti al rischio cambio che, ugualmente a come prima spiegato, potrà esserci favorevole o sfavorevole.

AZIONI PER LIMITARLO: innanzitutto l’azione principale è capire bene se il richiedente opera in euro come noi oppure no. E ricordarsi che non sempre paga in euro anche se il contratto di prestito che abbiamo è im euro: dipende dalla sua nazione di residenza.

Fatto questo il comportamento più semplice, ed efficace, per limitare il rischio valuta è….. investire solo in euro, con richiedenti che utilizzano euro :).

Possiamo pensare di investire noi in valuta (secondo caso far quelli qui elencati) se abbiamo abbastanza confidenza dell’andamento del mercato valutario che ci possa dare degli extra profitti. Ma occorre avere esperienza con l’argomento.

RISCHIO LIQUIDITA’

Detto anche cash drag, riguarda la possibilità in cui la piattaforma sulla quale state investendo non abbia prestiti a sufficienza per investire tutto il capitale che avete depositato. In questo caso, i vostri soldi rimarranno giacenti sul conto senza rendervi nessun interesse, abbassando il vostro profitto atteso: si profila una perdita per mancato guadagno.

AZIONI PER LIMITARLO: monitorare sempre, prima di versare sul conto di una piattaforma, ma anche periodicamente quando state investendo, la situazione del numero prestiti disponibili in offerta. Se non sono sufficienti a coprire il vostro capitale, e se questa situazione perdura per un lungo periodo di tempo, l’opzione migliore sarebbe quella di diminuire il capitale e indirizzarlo verso lidi più efficienti.

RISCHIO FISCALE

Ci sono piattaforme (italiane) che fanno da sostituto d’imposta a titolo definitivo, come ad esempio Soisy, Smartika, Prestiamoci. E piattaforme (italiane ed estere) che non lo fanno. Vi rimando per dettagli a questo articolo: La tassazione nel p2p lending.

Per le prime, la gestione del versamento tasse è gestita dalla piattaforma. Nelle seconde, occorre lavorare nella nostra dichiarazione di fine anno.

Nonostante la normativa fiscale italiana sia chiara, occorre conoscerla per dichiarare regolarmente i nostri proventi. E questa cosa può non essere semplice per chi non è avvezzo a queste cose. Se così, occorre affidarsi ad un professionista (caf o, molto meglio, un commercialista). Il rischio è che nemmeno il professionista sia “aggiornato” con i regolamenti di questa nuova forma di investimento e vi faccia perdere tempo, oltre che farvi pagare parcella.

AZIONI PER LIMITARLO: abbastanza ovvie. Se non ve la sentite di gestire la cosa, basta investire solo in piattaforme che fanno da sostituto. Altrimenti, occorre affidarsi ad un professionista bene informato. Meglio ancora, se ne avete la voglia con il tempo, sarebbe capire bene come dichiararle in autonomia e procedere da soli a integrare la vostra dichiarazione con i redditi del p2p.

CAPITOLO SPECIALE: IL RISCHIO DELL’INVESTITORE!

Oltre a questo elenco, ho voluto infine aggiungere altri due tipi di rischi. Non sono rischi legati specificamente al mercato del p2p lending, alle sue piattaforme o quanto già detto. Sono rischi legati a….. VOI. Il rischio dell’investitore. Il rischio di non predisporsi voi stessi ad investire correttamente.

Io, dalla mia esperienza, ho notato due tipi di rischi principali di un classico investitore “amatoriale” di p2p lending.

A – RISCHIO DI NON INFORMARSI ADEGUATAMENTE

Sembra banale, ma occorre tenersi sempre informati sull’andamento del mercato del crowdlending. Capire le novità che periodicamente escono, quali sono l’andamento delle piattaforme e l’aggiornamento dei loro rendimenti, ma anche dei loro rischi.

Investire e poi dimenticarsi di aggiornarsi almeno una volta ogni tanto su dove stiamo investendo, vuol dire potenzialmente esporci a rischi perchè le condizioni cambiano e non ce ne accorgiamo. Oppure non conoscere che nel tempo nascono opportunità migliori o con meno rischio, vuol dire non ottimizzare il nostro investimento nel lending.

AZIONI PER LIMITARLO: seguire blog e canali che trattano il mondo del p2p lending. Ma attenzione, scegliere di seguire chi realmente lo conosce (non investitori occasionali che si specializzano in altre tipologie e parlano “marginalmente” del p2p), per evitare di avere informazioni di bassa qualità o, peggio, non corrette.

Io ovviamente vi consiglio di seguire il mio blog e tenere sempre d’occhio la sezione Le migliori piattaforme, che aggiorno trimestralmente.

B – RISCHIO DI NON GESTIRE BENE IL PROPRIO PORTAFOGLIO

Altro rischio “nascosto”, ma ben chiaro a chi ha qualche rudimento di finanza personale. Il rischio di non allocare la corretta % del proprio portafoglio al p2p lending.

Dire qual è la % corretta non è possibile. Dipende da molti fattori. Da come vanno i rendimenti del p2p in un particolare momento rispetto alle altre forme di investimento. Da quale è la capacità reddituale dell’investitore. La sua età. La sua propensione al rischio. Eccetera…

Però sicuramente si può dire che non gestendo bene il proprio portafoglio, si rischia di investire una % nel p2p troppo alta. Alta tale per cui eventuali perdite, che possono sempre accadere di tanto in tanto, vadano ad essere troppo elevate e che non permettano di investire .

AZIONI PER LIMITARLO: appunto perchè riguarda la sfera personale di ogni singolo investitore, non ci sono reali “consigli” che posso darvi. Se non uno, classico: evitate di investire soldi che vi creerà grossi problemi perdere, nel caso l’investimento non andasse bene.

Nuova serie youtube sul p2p-lending – P2P Italia con Mr. Billions

Ecco un’altra novità per chi segue il blog di p2p-Italia e, spero, in generale per gli investitori italiani in p2p lending. Io e MrBillions, youtuber nel settore investimenti ed investitore egli stesso in p2p lending, abbiamo deciso di iniziare una nuova serie youtube, sul suo canale, proprio su questo tema. L’obiettivo è quello di avvicinare questo asset a chi lo conosce ancora molto genericamente, o anche solo dare informazioni in più a chi è interessato a valutarlo.

Ho avuto l’occasione di conoscere Massimo ad una cena organizzata dalla piattaforma Prepay e, viste le vedute comuni su molti aspetti del mondo del crowdfunding in generale, abbiamo colto l’occasione per iniziare ad organizzarci e portare contenuti in collaborazione su questo argomento, ancora veramente poco conosciuto nell’ambiente italiano. Vi consiglio di iscrivervi al suo canale, vi assicuro ne varrà la pena!

Abbiamo già fatto un video insieme, dove mi intervista sul suo canale, che potete trovare qui: Intervista a P2P-Italia e che riporto direttamente in video più sotto in questo articolo.

Ma penso che il miglior modo per farlo conoscere ai lettori del blog sia quello di presentarsi lui stesso direttamente. Gli ho posto qualche domanda ed è stato ben lieto di descriversi di persona.

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P2P-Italia: Ciao Massimo, da dove iniziare? Beh, direi che puoi parlarci un po’ del tuo canale, che dici?

MrBillions: Ciao Paolo e ciao a chi sta leggendo questo articolo, mi ripresento mi chiamo massimo ma, tutti mi chiamano MrBillions, il nome del canale nasce da un termine scherzoso con il quale mi definivano altri youtubers ed iscritti. Il canale nasce nel 2019 come percorso di crescita personale.

Sono un’amante della crescita a 360°, sono molto curioso e amo imparare cose nuove, nel 2019 appunto decido di voler imparare il montaggio video, e quale miglior modo per impararlo in fretta se non confrontandosi fin da subito con un pubblico pronto a darti dei voti. Da lì diventa una vera e propria passione, perché capisco subito che youtube non è solo montaggio video, ma una vera fabbrica di crescita personale. Da lì a poco scopro di dover studiare la SEO per indicizzare meglio i miei video. Scopro anche di essere negato con il public speaking quindi mi sono fiondato su vari contenuti video per migliorarmi. Scopro di dover imparare il videomaking per girare e montare meglio i miei video, l’ottimizzazione audio ecc.

Insomma un vortice di crescita personale che mi ha felicemente preso già 4 anni. Inoltre, sono anche un investitore dal 2017 ed ho pensato di condividere questa mia passione su YouTube.

Cosa si può trovare oltre al p2p lending?

Sul canale parlo di investimenti a 360°, oltre al p2p è possibile trovare video su moneyfarm, etoro, analisi di azioni, trading online, recensione di libri sugli investimenti, crescita personale, risparmio, filantropia, live con il bar investitori, interviste, criptovalute, investimenti immobiliari e molto altro ancora… insomma porto tutto il mio percorso da investitore.

Progetti per il futuro?

Ne avrei una valanga ma, YouTube non è il mio lavoro principale, sono un lavoratore dipendente, un marito, un padre, un investitore attivo e mille altre cose che mi frullano in testa… spesso non riesco a portare su youtube tutte le idee che ho per questione di tempo ma, di sicuro la volontà di portare una bella serie di video sul P2P insieme a Paolo è forte e batte ogni altra idea. Per rispondere alla domanda, ogni anno mi pongo degli obiettivi da perseguire che condivido sul mio canale YouTube ad ogni inizio anno. Per quest’anno spero di concludere con successo il mio 1° investimento immobiliare ed iniziare la creazione di un portafoglio azionario da dividendi che possa generarmi una ulteriore rendita passiva.

Come è composto il tuo portafoglio investimenti? Ci dici qualcosa e ci descrivi le motivazioni?

Il mio portafoglio come è possibile vedere nel video che porto tutti gli anni, è composto dallo 0,1% da un investimento in equity su TogetherPrice una piattaforma italiana che permette la condivisione di abbonamenti a servizi digitali come netflix, disney+, adobe ecc. Lo 0,8% è dedicato al mio piano pensione su moneyfarm azienda italiana che gestisce portafogli di investimento, un altro 0,8% è investito su Prepay piattaforma di P2B, l’1% è investito su evenfi, altra piattaforma di P2B. L‘1,2% è investito in oro fisico, il 4,9% è investito su moneyfarm questa volta su un portafoglio di lv7. Il 14,6% è investito su etoro, che è il broker dove acquisto le mie azioni, il 37,1% è investito in debiti buoni “mutuo” dedicato al mio investimento immobiliare su Verona. Infine il 39,5% è diviso tra liquidità e fondo d’emergenza, al momento sono molto liquido per via dell’investimento immobiliare.

Le motivazioni dietro la costruzione di questo tipo di portafoglio sono molteplici, in primis le mie capacità che stanno via via crescendo e portando il mio portafoglio più verso lo stock picking ma, il portafoglio così com’è non è ancora definitivo e probabilmente non lo sarà mai, ho più che altro un range percentuale per ogni categoria di investimento che conosco.

Negli ultimi due anni, ho notato che su youtube si è parlato sempre meno di p2p lending. Cosa ne pensi del vuoto che si è creato?

Penso che dopo il boom di Bondora su YouTube e di qualche scam qua e la si sia persa un po la voglia di portare video su youtube e di investire nel p2p. In realtà invece il mondo del crowdfunding continua a crescere a dismisura, e se non erro, solo in Italia esistono oltre 50 piattaforme di crowdfunding registrate e non meno di 10 tra quelle molto attive.

Come sappiamo, in Italia, siamo molto attenti ai nostri risparmi e poco propensi agli investimenti. Ma, se da un lato non essere spendaccioni è un bene dall’altro è una cattiva scelta lasciare il denaro fermo sul conto a non fare niente. Negli anni, per colpa dell’inflazione quel denaro varrà sempre meno e questo è un dato di fatto. Ed è per questo che, dopo aver conosciuto Paolo ad una cena, gli ho subito proposto una serie di video in collaborazione dove andare a sviscerare insieme il mondo del crowdfunding, perché è una tipologia di investimento che secondo me non va snobbata, soprattutto durante questi mesi di Bear Market. Il 7/8/10/12% annuo non è una cifra da poco, anzi, aiuta a stabilizzare il portafoglio nel suo complesso.

Insomma spero che noi 2 insieme possiamo riportare su YouTube la possibilità di fare soldi anche attraverso questo metodo di investimento. Speriamo di riuscirci e speriamo di trovare anche tanti investitori come noi che ci aiutino a spiegare e valutare al meglio ogni singola piattaforma. Al momento io ne uso solo 2 ma, chissà che non ne scopra altre meritevoli insieme a voi.

Grazie Paolo per questa intervista e grazie soprattutto a voi che avete letto, ci apprestiamo come anticipato a portare una serie di video che spero vi piacerà.

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Tornando “in studio” ringrazio anch’io MrBillions intanto per questa presentazione, nel frattempo, come promesso, vi metto qui sotto la mia video intervista. Enjoy!

Guida alla dichiarazione dei redditi nel p2p lending 2022

E’ arrivata la primavera, e oltre al miglioramento della temperatura, questo periodo si porta dietro per noi investitori un’incombenza particolarmente sentita: pagare le tasse sui nostri investimenti in p2p lending!

Ebbene sì, alzi la mano chi di voi non ha mai avuto in questo periodo momenti di incertezza sulla propria dichiarazione fiscale e dubbi se quello che si dichiarava fosse esattamente quello che si aspetta da noi lo stato. Tanto per non fare del qualunquismo: l’Italia sarà pure un gran bel paese, ma in fatto di normative fiscali non è proprio il posto più semplice del mondo. Soprattutto per noi investitori in finanza alternativa, con la proverbiale lentezza dell’amministrazione fiscale nello stare al passo con i tempi che cambiano, tale passo può essere più difficile di risolvere un cubo di Rubik 8×8.

E in questa situazione, non è raro che le piattaforme non tentino di “sfruttare” tale incertezza per raccontare favole agli investitori, convincendoli di vantaggi fiscali o scelte a loro favore se investono con loro che non trovano riscontro nella (complicata) normativa attuale. E parlo soprattutto di piattaforme italiane in questo caso! Tanto il rischio, in questi casi, è al 100% degli investitori, le piattaforma mica si prendono la responsabilità per errate dichiarazioni dei singoli contribuenti.

Provo in questo articolo quindi a fare ordine nel mondo del p2p lending. Ormai la materia è espressa, occorre solo fare un po’ d’ordine nel tutto. Parlerò di lending, non di crowdfunding, che ha un altro regime e di cui non tratterò qui.

Prima di passare all’articolo, vi ricordo però che NON sono un commercialista. Tutto quello che leggete è legato alla mia esperienza in ormai 6 anni (che ho accumulato ANCHE con un commercialista). Perciò se le normative nel frattempo cambiano, e voi state leggendo questo articolo nell’anno 202x, sono cavoli vostri. Quello che dico vale nel momento in cui scrivo (aprile 2022). E, giusto per completare il disclaimer prima che mi scriviate in merito, io NON posso nemmeno darvi consulenza in materia fiscale, non ne ho le abilitazioni!

Perdonate la pesantezza… lo davo fare. Riprendiamo:

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SOSTITUTO D’IMPOSTA SI’ O NO?

Ecco la prima questione da spulciare, soprattutto per i nuovi investitori. Una piattaforma che può fungere da sostituto d’imposta a titolo definitivo… fa tutto lei e noi paghiamo sempre il 26% sui nostri utili. Fa tutto lei nel senso che l’investitore in fase di dichiarazione non deve svolgere nulla. La piattaforma si occupa di trattenere questo 26% già al momento del riconoscimento degli interessi sui nostri prestiti. Queste trattenute, in questo caso, ci sollevano da ogni altro adempimento, siamo a posto con il fisco. Attenzione! NON tutte trattengono a titolo definitivo, solo i sostituti possono farlo. Altre, come vedremo, che non sono sostituti a titolo definitivo, trattengono lo stesso qualcosa, MA poi dovremo comunque andare a dichiarare, lo vedremo dopo.

Quindi la prima domanda che ci dobbiamo porre è: la piattaforma può svolgere da sostituto d’imposta? Come si fa a capirlo?

Basta andare a guardare cosa è scritto nel TUIR dopo la riforma del 2018. Riporto art. 44 TUIR lettera d-bis

“… i proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (piattaforme di Peer to Peer Lending) gestite da società iscritte all’albo degli intermediari finanziari di cui all’articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, o da istituti di pagamento rientranti nell’ambito di applicazione dell’articolo 114 del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 385 del 1993, autorizzati dalla Banca d’Italia;

Quindi, gli enti (leggi, le società che gestiscono le piattaforme o gli istituti di pagamento delle stesse) che sono registrati in tali albi della banca d’Italia possono fungere da sostituto d’imposta a titolo definitivo, gli altri no. Occorrerebbe andare quindi a vedere questi albi. Vi semplifico le cose, oggi di questi albi, chi sono:

  • Soisy
  • Smartika
  • Prestiamoci
  • Opyn (l’ex Borsa del Credito).

Chi non leggete fra queste 4 NON è sostituto d’imposta definitivo. Quindi? Quindi quando investite su queste l’aliquota fiscale sarà fissa del 26%. in TUTTI gli altri casi, l’aliquota che vi troverete alla fine a pagare sarà quella del vostro scaglione IRPEF.

Come si paga? Cosa occorre compilare?

Avete ricevuto redditi già tassati da sostituti di imposta a titolo definitivo, non occorre fare più nulla.

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TRATTENUTE A TITOLO DI ANTICIPO E PIATTAFORME LORDISTE

Assodato che tutte le altre dobbiamo assoggettarle alla nostra aliquota IRPEF, per capire che % dobbiamo pagare occorre vedere in quale scaglione di reddito siamo. Cioè qual è il nostro reddito annuo complessivo? Prendiamolo e capiremo quale è l’aliquota che dovremo pagare seguendo la seguente tabella (che riporta l’irpef fino al 2021 compreso, poi le aliquote cambieranno leggermente, anche se poco significativamente):

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

Capito quanto dobbiamo pagare, occorre vedere cosa fanno le piattaforme quando ci riconoscono gli interessi:

  • La maggior parte delle piattaforme non sostituto d’imposta operano da lordiste: ci riconoscono gli interessi lordi; sono di solito le piattaforme estere. Su questi dovremo semplicemente dichiarare nel nostro 730/Modello unico l’importo degli interessi totali maturati nell’anno e ne verrà semplicemente calcolata l’imposta da pagare secondo l’aliquota a cui saremo arrivati secondo la tabella sopra.
  • Ci sono alcune piattaforme invece che trattengono comunque una percentuale a titolo di anticipo (di solito queste sono italiane e trattengono un 26%). Occorre ricordare sempre che le piattaforme che fanno così e che non sono comprese nella piccola lista dell’articolo precedente NON ci esentano da presentare la dichiarazione: loro non possono sapere qual è la nostra aliquota specifica (dipende dal nostro reddito personale). Quindi, trattengono intanto un 26% e starà poi a noi dichiarare quale è il tasso d’imposta definitivo nel nostro 730/Modello unico. In questo caso dovremo dichiarare l’importo degli interessi totali maturati E dichiarare che abbiamo già pagato (attraverso la piattaforma) il 26%, facendo calcolare che dobbiamo pagare il resto… oppure ricevere qualcosa a rimborso se siamo nell’aliquota al 23% (che è più bassa del 26).

Ci tengo a dire che occorre diffidare dalle piattaforme non comprese nella lista del capitolo precedente che tentano di propinarvi che per tali prestiti/progetti etc. è sufficiente quello che trattengono loro. In quei casi (e ce ne sono stati) vi stanno ingannando, stanno facendo il loro interesse (pubblicitario) e non il vostro (di investitori corretti).

Come si paga? Cosa occorre compilare?

In entrambi i casi sopra citati, (lordiste o con trattenute a titolo di anticipo), occorre compilare il quadro RL2 con l’intero importo degli interessi maturati, indicando nella colonna 1 il codice 1 (riferirsi all’interpello nr. 169 del 2020). Nel caso in cui abbiate ricevuto nell’anno delle trattenute dalla piattaforma (come il famoso 26% dei non sostituti definitivi), inserite tale importo nell’apposita casella, per stornare quanto già regolato. Il saldo sarà calcolato in automatico se utilizzate i precompilati online.

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TASSE SUL P2P LENDING. COME IMPATTANO QUESTE DIFFERENZE?

Quant’è la differenza fra il pagare il 26% come sostituto d’imposta e assoggettare tutto ad aliquota irpef nel 730/unico? La risposta non può essere univoca in quanto, sebbene si possa fare un calcolo di massima, occorre tenere conto di vari elementi che sono specifici del singolo contribuente.

Facciamo una piccola prima tabella riassuntiva, con 1.000€ di interessi lordi:

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

A questa, come detto, occorre considerare degli elementi a favore di una e dell’altra situazione (sostituto e non sostituto), rispetto alla tabella qui sopra:

  • A favore dei sostituti: oltre alle già evidenti differenze prendendo uno stesso reddito, occorre aggiungere alla tassazione “diretta” anche gli effetti di un incremento di irpef su altre tasse contributi, che non si ha nel caso delle piattaforme sostituto. Per esempio, un po’ di addizionali/comunali in più, detrazioni minori, possibile calo di bonus per redditi inferiori, etc.
  • A favore dei non sostituti: occorre dire che, normalmente, a parità di investimento, i non sostituti offrono un rendimento lordo superiore o molto superiore rispetto ai non sostituti. Le piattaforme che offrono mercati esteri, dove è più facile ottenere un rendimento maggiore, ne offrono molto di più. Per le piattaforme italiane, occorre far notare che fungere da sostituti “regolari” comporta per loro costi enormemente più elevati, che spesso trattengono dai rendimenti lordi che potrebbero andare agli investitori (commissioni, maggiori spread fra pagato dal richiedente e versato agli investitori, etc.)

Il calcolo di convenienza quindi non è così immediato, occorre approfondire ogni aspetto!

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MONITORAGGIO DEI FONDI ESTERI

Che cos’è? E’ un obbligo che ha ogni contribuente di dichiarare nel 730 o Unico quanti fondi si ha in conti esteri. E’ un passaggio fondamentale per chi investe in:

  • Piattaforme estere
  • Piattaforme italiane che utilizzano istituti di pagamento esteri (i casi si riassumono principalmente in chi utilizza Mangopay e Lemonway, istituti francesi).

In questo caso, occorre mettere a conoscenza di quanti fondi sono stati depositati nelle piattaforme (sia che siano già stati investiti in progetti, sia che stiano là a giacere).

In questi casi, come un recente interpello ha chiarito (nr. 155 del 2022, grazie al lettore Fabio per la segnalazione!) NON è rilevante se poi da questi conti investite in progetti esteri, italiani, a casa vostra, marziani. Vanno sempre indicati nella dichiarazione.

E per i sostituti d’imposta del primo capitolo? Quelli usano istituti di pagamento italiani, quindi non rilevano qui.

Cosa occorre compilare?

Occorre compilare il modulo RW, con importi di inizio anno e medi dell’anno di giacenza delle piattaforme, negli appositi campi (caselle valore iniziale e finale) e criterio determinazione valore = 2. Chi è puntiglioso dovrebbe inserire una riga per ogni piattaforma (trovate il codice di stato estero di ciascuna comodamente online). Non è escluso basti una riga per ogni paese estero. Paese di sede della piattaforma o paese del conto bancario dove andiamo a depositare? Ecco una cosa ancora dubbia, contando quanto detto, sembrerebbe paese di conto bancario, ma non è sicuro.

tassazione rendite finanziarie 730 aliquota irpef dichiarazione p2p lending

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IVAFE PER IL P2P LENDING ITALIANO E EUROPEO

Ultimo tassello, la famosa IVAFE (la corrispondente imposta del bollo dei conti correnti). Sempre seguendo l’interpello 169 del 2020, l’IVAFE va pagata per le piattaforme con istituti di pagamento esteri (quindi le piattaforme estere e le italiane con istituti esteri) nel caso in cui tali investimenti si possano assimilare a prodotti finanziari. La cosa viene individuata con la possibilità dell’investitore di scegliere in qualunque momento se e a che valore liquidare l’investimento a terze parti. Quindi il focus è sul mercato secondario delle piattaforme. Abbiamo quindi i seguenti casi:

  • Piattaforme che non hanno mercato secondario: non si paga IVAFE
  • Presenza del mercato secondario in cui il LOAN ORIGINATOR riacquista il prestito (generalmente dove NON si può decidere a che prezzo rivendere il prestito): non si paga IVAFE
  • Presenza del mercato secondario in cui sono ALTRI UTENTI a riacquistare il prestito (generalmente dove SI’, si può decidere a che prezzo rivendere il prestito): ecco, qui si paga IVAFE

Come si paga? Cosa occorre compilare?

Sempre nel quadro RW, nel caso di importi che rientrano nei primi due punti qui sopra (dove non serve pagarci l’IVAFE), occorre spuntare l’apposito flag “solo monitoraggio”. Nel caso in cui invece fossimo nel terzo punto, occorre non spuntare questo flag, così nella dichiarazione verrà calcolato l’importo di IVAFE da versare, assieme alle altre imposte.

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CONCLUSIONI

Non ho molto da dire come conclusioni, se non ripetere un paio di principi che ritengo fondamentali. Per capire come svolgere la dichiarazione se avete dubbi, almeno le prime volte, la cosa migliore è spendere qualcosina e affidarsi ad un professionista (un commercialista, non me ne vogliano i caf…). Poi capiti i due passaggi, essere autonomi non sarà per niente complicato. Il secondo principio è che in caso di dubbi, affidarsi agli interpelli è oggi importante. Se avete dei dubbi, mettetevi sempre dalla parte della ragione e dichiarate casomai qualcosina di più che qualcosina di meno. E se qualche piattaforma dichiara qualcosa che sembra andare in contrasto con gli interpelli, è MOLTO più facile che abbiano ragione i secondi.

Detto questo, ripeto che non sono un professionista, né tantomeno un commercialista, quindi mi appoggio anch’io a fonti Agenzia Entrate. Non vi potrò fare nessun tipo di consulenza in materia. Spero comunque abbiate trovato utile questo articolo per farvi l’idea. In quel caso, e se volete comunque riconoscermi qualcosa, per il tempo e le ricerche svolte, la cosa migliore è… utilizzare i miei codici bonus per l’iscrizione alle varie piattaforme: Bonus per investitori. Vi ringrazierò in anticipo! Oltre che andare anche a vantaggio vostro in molti casi…

E… pensate ci siano altre questioni che non ho trattato? Scrivetemi nei commenti, o in privato, che nel caso le aggiungo all’articolo!

C’è ancora ignoranza in Italia sul p2p lending? Gli strafalcioni del Corriere.it

Ho letto di recente un articolo del Corriere.it postato in una discussione telegram, che si pone come “guida” a come funziona il p2p lending.

Si tratta di un articolo in cui un giornalista “esperto” di economia (lascio esperto nonostante quello che vi ho letto, per gentilezza) descrive l’asset class del p2p lending. Ne commenta pregi e difetti e tenta di dargli un’allocazione in un possibile portafoglio investimenti da parte di un risparmiatore comune. Proprio quest’ultima parte mi ha lasciato basito e mi ha fatto scrivere invece questo mio articolo.

Non leggo moltissimo il Corriere, per cui non l’avevo scovato prima. Ma è comunque uno scritto abbastanza recente (la data riportata è dell’11 maggio 2021) ed è inserito nella sezione “Economia: gestire i risparmi” della sezione online della nota testata giornalistica. Preciso la sezione perchè io stesso sono andato a verificare specificatamente che non fosse tipo una sezione “gossip” o una delle classiche pubblicità adsense che compaiono per farti acquistare un montascale tipo….

Questo è l’articolo specifico, e ve lo linko direttamente il punto di cui vorrei parlare in questa mia discussione: Corriere.it: prestiti fra privati

E’ un articolo in più pagine.

Le prime descrivono in modo molto generico come funziona il principio del p2p lending. Su queste non ho molto da dire, non ho rilevato nessun problema se non forse il fatto che è abbastanza semplicistico. Si rivolgono comunque ad un pubblico molto generico e, immagino, che non debba per forza avere una conoscenza della finanza personale molto sopra quella di base, perciò va anche bene così.

Ho preso invece spunto per l’articolo vedendo l’ultima pagina, “Quanto investire”. Questo dovrebbe porsi come una panoramica su come posizionare il p2p in un ideale portafoglio di investimento. Questo mi ha lasciato a dir poco basito per la scarsa qualità e, addirittura, ignoranza “tecnica” che rischia di diffondersi anche a chi legge. Ma non solo per le conclusioni a cui è arrivato l’autore, ma anche proprio per le premesse che ha utilizzato, dove proprio ha malinterpretato completamente le caratteristiche di rischio e le necessità dell’investitore di conoscere bene questo investimento.

Dato che la parte scritta è breve, e che, sfortunatamente, è riuscito a commettere errori in praticamente ogni frase, lo pubblico qui interamente e lo commento per far capire cosa rischia chi, ingenuamente, legge questi articoli e si affida a relatori di questo tipo.

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RISCHIO DEL P2P LENDING

In un buon portafoglio, lo spazio dedicato al p2p lending dovrebbe essere quello che si dedica agli investimenti a rischio medio/medio-basso. Nella maggior parte dei casi si potrebbe allocare una percentuale che va da un minimo del 10% fino a un massimo del 25% del proprio portafoglio.”

Magari a chi mi segue da più tempo gli staranno già sanguinando gli occhi come a me appena l’ho letta. E questi hanno già capito.

Per gli altri, provo a spiegare la mia reazione.

“Lo spazio dovrebbe essere quello che si dedica agli investimenti di rischio medio/medio basso”: è abbastanza chiaro che il p2p lending, per sua natura è un asset class che offre un rendimento molto più alto della media degli investimenti normali, ma anche perchè il suo stesso rischio è alto.

Comparandolo a investimenti in fondi obbligazionari, pensionistici, rendite assicurative credo sia palese che tutte queste abbiano a copertura aziende, banche o imprese di investimento molto più solide di qualsiasi finanziaria di p2p lending o di qualsiasi richiedente prestito a privati. Anche etf, fondi azionari e singole azioni quotate, per fare un altro esempio, hanno alle spalle imprese e aziende molto più solide di base. Ma chi investe in p2p lending di solito non lo fa per avere un richio basso e, di conseguenza, un rendimento contenuto. Chi investe in p2p lending lo fa per cercare un rendimento PIU’ alto degli altri asset class qui elencati e per questo sa che deve sopportare un rischio più alto, mitigabile attraverso l’accurata selezione di dove andare a prestare.

Nonostante tutto, la % di portafoglio che ha indicato nell’articolo, dal 10 al 25, è comunque sensata… meno male.

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Qualora il p2p lending fosse l’unico investimento nel segmento a rischio medio/medio-basso il tetto massimo potrebbe arrivare anche a un 30-35% del totale. Se si usano più piattaforme, questa percentuale andrà smezzata tra quelle scelte.

Peccato, una cosa l’aveva scritta giusta e dunque si corregge per non rischiare di indirizzare bene il lettore… “La % può arrivare ad un 30-35%”… Allora, secondo me, SI’. Può arrivare a quelle %, ma se chi investe sa bene quello che sta facendo e ha una situazione finanziaria che glielo consente. Per un lettore medio del corriere della sera (intendo una qualsiasi persona che abbia una conoscenza della finanza personale non più di basica) quella percentuale NON può essere consigliata.

E rincara la dose sul rischio basso… Mi viene da chiedermi, se il p2p è a rischio medio/medio basso, cosa intende l’articolista per rischio molto alto? Investimenti a leva 100x in Dogecoin? Prestiti ad aziende che investono in Eritrea al tasso del 40%? Sto evidentemente esagerando, ci sicuramente sono altri tipi di investimento tipo trading vario o appunto criptovalute, di per sè sono sicuramente PIU’ rischiosi del p2p lending e molto più volatili. Ma mi sembra abbastanza chiaro come l’autore inquadri male il posizionamento del p2p…

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DIVERSIFICAZIONE NEL P2P LENDING

“Il consiglio è di iniziare dividendo in parti uguali, disinvestendo poi progressivamente da quelle che performano peggio, per andare ad aumentare l’investimento su quelle che performano meglio.”

Nella seconda parte subito una perla. Nella sostanza, sta consigliando al solito “lettore medio” del Corriere: investi un po’ su tutte le piattaforme di p2p lending. Non interessarti se c’è meno solidità finanziaria, più possibilità di insolvenza, rende meno etc. Tu intanto investi su tutto, un po’ a casaccio, poi quando vedi che qualcosa “performa peggio” disinvestirai da quello e reinvestirai sull’altro.

Allora.. Cercando di ignorare la confusione che creerebbe domandarsi cosa intende per “dividendo in parti uguali” (richiedenti? loan originator? piattaforme? non chiediamocelo), pensate al caso in cui scoprite dopo aver investito che una “parte” performa peggio.

Chi già investe in p2p lo sa. Come disinvesti? Normalmente la classica “one click exit“, cioè la possibilità di uscire da un prestito liquidandolo alla piattaforma o alla finanziaria, non è concessa dalla stragrande maggioranza delle piattaforme. E c’è da dire che quando è offerta liberamente a tutti gli investitori, si sta mettendo “STRESS” alla solidità della piattaforma o finanziaria. Quando essa si troverà a doverlo fare in massa in casi estremi, quindi non è detto che questo sia sempre un bene per l’investitore. Anche il mercato secondario, cioè liquidare agli altri investitori, si sa bene che non funziona se ci sono problemi strutturali su un loan orginator.

Il mercato secondario, come si sa, è molto spesso precluso ai prestiti con problemi strutturarli di rimborso (pending payments o default), quindi nemmeno lì si può liquidare. O forse intendeva di attendere tutti gli incagli fino a loro rimborso o nei casi peggiori le procedure legali? In questo caso non credo l’articolista abbia sperimentato quanto è il costo, in termini di calo di rendimento, di queste situazioni.

La soluzione migliore per investire nel p2p lending è SEMPRE quello di ottenere prima tutte le informazioni possibili su dove si sta investendo, selezionare ciò che più è in linea con i nostri obiettivi e POI investire. Non attendere di prenderla nel sedere prima di ottimizzare le strategie.

Per chi non conosce ancora il mondo del p2p lending, avere delle informazioni su quali possano essere le piattaforme più solide e/o più performanti prima di investire è pressochè indispensabile. P2P-Italia, ad esempio, mette a disposizione di tutti la sezione “Le migliori piattaforme“, aggiornata periodicamente, che potete trovare in cima al sito.

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Ma questo non è l’unico criterio di diversificazione: c’è poi da considerare come diversificare l’investimento sulla singola piattaforma, ovverosia come splittare la porzione dedicata al p2p lending su più quote.

Qui forse è la parte meno peggio. Diversificare su più quota all’interno della stessa piattaforma (cioè, detta un attimo meglio, investire su più prestiti/ progetti e non concentrare tutta la quota su pochi singoli) è pienamente condivisibile. Peccato sia omesso che è comunque sempre necessaria una diversificazione (che sia fra finanziarie o singoli progetti, sempre si DEVE fare una due diligence iniziale sulle offerte).

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CONCLUSIONI

Ho preso nella sostanza un articolo di una testata giornalistica di prima fascia (anche se non prettamente economica) per far vedere a chi legge quanta ancora poca informazione reale ci sia su questa classe di investimento. Una poca informazione di questo genere tende a creare problemi. Non solo agli investitori, che rischiano di investire nel p2p come fosse un conto deposito, e saranno portati a perdere capitali o guadagnare molto meno rispetto a quello che potrebbero ottenere attraverso selezioni più oculate. Ma anche alle stesse piattaforme, che in caso di perdite da parte di molti investitori che sono entrati non essendo adeguatamente preparati si troverebbero ad affrontare un immagine del loro business molto peggiore di quello che nella realtà è!

Investire nel p2p non è adatto a chi cerca di ottenere sì e no un 2/3% netto dal proprio capitale investito. Questo, passatemi il commento personale, non è investire, ma quasi mettere i soldi sotto il materasso: un conto deposito non è un investimento, un titolo di stato non è un investimento.

Il p2p è un investimento reale: i rendimenti sono più elevati perchè i rischi sono reali e serve comprenderli bene prima di investire. E solo quando si applicano i risultati del proprio studio, si riesce ad investire con profitto decente.

Analisi bilanci #5 – Moncera (Placet Group)

Continua con questo articolo la serie di P2P-Italia sull’analisi di bilanci delle varie piattaforme di p2p lending. In questo “episodio” mi occupo di Moncera, la piattaforma che svolge il ruolo di marketplace per il settore p2p del gruppo finanziario Placet. Moncera propone nel proprio sito prestiti promossi unicamente da questo gruppo finanziario e funge per esso da ramo di raccolta fondi da destinare ai prestiti fra privati.

Placet Group offre il buyback su tutti i prestiti che sono resi disponibili in Moncera. Si occupa quindi lui da fondo di copertura per i ritardi (o default) che tali prestiti potranno eventualmente avere nel loro decorso.

Per conoscere qualcosa di più di Moncera vi lascio comunque al mio articolo di recensione della piattaforma: Moncera review.

PLACET GROUP E NORDECUM

Per l’investitore, quando deve raccogliere informazioni sulla solidità della piattaforma, è importante in prima battuta valutare il bilancio di chi si trova a garantire il buyback dei prestiti. E’ anche rilevante, poi, capire la sostenibilità dell’attività della piattaforma in sé, per evitare possibili futuri spiacevoli inconvenienti per quanto riguarda tutti i servizi che tale piattaforma offre (servizi di intermediario). Ma è la copertura finanziaria dei ritardi default ciò che conta è la solidità del gruppo finanziario proponente. Nel caso di Moncera, quindi, di Placet Group.

Trovo interessante comunque, con questa occasione, anche far notare quali sono le effettive differenze, nei bilanci, fra il volume di movimenti/utili/coperture di una piattaforma che fa solo marketplace e un vero e proprio gruppo finanziario che utilizza il p2p come fonte (o una delle fonti) di finanziamento. Vedrete che le differenze saranno enormi, perchè appunto molto differenti sono gli scopi del business.

A dirla tutta, se osserviamo chi offre prestiti , vediamo in realtà due soggetti: Placet Group, come detto, e Nordecum. Ma Nordecum è una filiale dello stesso gruppo Placet, partecipata al 100%. Quindi i dati che vi mostrerò di Placet inglobano direttamente anche quelli di Nordecum.

Placet Group è stato fondato nel 2005, mentre la sua filiale Nordecum nel 2010.

Placet fino a poco tempo fa listava prestiti anche in Mintos. Ed è sempre stato ai primi posti della classifica di loan originator per tale sito del conosciuto blog Explore p2p. Sarà stata corretta la loro valutazione? Vediamo.

AUDIT

Sia i bilanci di Placet Group che di Nordecum sono revisionati da Ernst&Young. Tale società di revisione è una delle cosiddette big4 del panorama della revisione contabile mondiale. E’ quindi un valore aggiunto non indifferente per quanto riguarda le garanzie di veridicità dei dati e delle informazioni in esso contenute.

ll bilancio di Moncera invece non mi risulta ad oggi revisionato, a causa dei volumi molto minori che movimenta. Tali volumi rendono difficilmente conveniente l’operazione di revisione, visto comunque gli alti costi che comporta una revisione da parte delle big4.

PROFIT AND LOSS

Non pubblico perchè poco significativo i dati di profit&loss 2019 di Moncera, dato che come detto stava ancora partendo e non aveva praticamente ancora valori da mostrare. Su Moncera sarà più significativo vedere lo stato patrimoniale.

Vediamo quindi qui lo schema riassuntivo di Profit and Loss di Placet group. Non essendo ancora disponibili i dati di chiusura del 2020 (lo saranno nei prossimi mesi: la pubblicazione dei bilanci non è immediata con la chiusura dell’anno), guarderemo per il 2020 i dati alla fine del terzo trimestre, cioè a fine 2020.

Per poter paragonare i dati di profit and loss 2020 con quelli del 2019, una approssimazione “accettabile” potrebbe essere quella di moltiplicare i risultati al terzo trimestre per 4/3. Non è una cosa molto scolastica, ma per chi legge può dare una stima credibile di come possa essere effettivamente andato alla chiusura dell’anno.

Ecco qui lo schema, i dati sono in €:

RICAVI

Vediamo innanzitutto che nel 2020 è previsto un aumento dei volumi di ricavi rispetto al 2019, segno che il gruppo ha aumentato la sua attività nell’ultimo anno: a settembre erano 10,5 milioni a settembre 2020 potrebbero corrispondere a circa 14 milioni a fine 2020, confrontati con i 12 milioni del 2019.

Si nota subito un fattore che era presente anche in Robocash: la differenza fra interest revenues e interest expenses. Placet Group fa moltissimo margine fra i tassi richiesti ai richiedenti (+ commissioni di servizi!) e quelli lasciati ai prestatori. Dentro questo margine, vedendo che il tasso ai richiedenti è dichiarato fra il 17 e 40% annuo, ipotizzo ci siano anche finanziamenti di risorse proprie del gruppo. Cioè risorse non raccolte tramite Moncera, o altri terzi, dove non deve pagare interessi a nessuno. C’è da dire anche che in realtà in bilancio viene dichiarato che tali tassi possibilmente applicabili arrivano fino al 75% annuo.

Nelle note del bilancio del 2019, possiamo notare dove è la zona di attività di Placet Group: circa 65% Estonia, 24% Lituania e 11% Polonia. Ben il 99% dei ricavi è dato da interessi, solo l’1% da commissioni.

COSTI

Come sapete, di solito viene fatta a fine anno una svalutazione per crediti non esigibili, come costo in bilancio indicante la perdita per insolvibilità prevista (l’impairment test). Andando a leggersi le note di bilancio, non si deve lasciarsi ingannare da quanto scritto nelle righe nello schema. Tale impairment test è compreso nella riga “miscellaneous operating expenses” ed è pari a circa 3,3 milioni di euro nel 2019, circa il 9% dell’esposizione verso i richiedenti. Non si conosce ancora tale svalutazione per il 2020. 9% è una svalutazione importante, anche se non eccessiva se consideriamo che stiamo parlando di prestiti p2p (anche se non in russia o kazakistan che come sappiamo hanno una solvibilità molto minore.

I costi di struttura sembrano restare invece stabili nel corso del tempo (es. personale, affitti e spese marketing sono praticamente stabili). Questo è un segno che la struttura non è in espansione, ma si sta parlando di una realtà consolidata. E non ci sono state acquisizioni nemmeno di altre società nel frattempo.

UTILI

L’utile netto passa da 3,1 milioni del 2019 ad uno stimato di circa 4 milioni nel 2020 (ho fatto il solito calcolo 2,995 mln/3*4). NON è dato sapere se nell’utile è già presente l’impairment test del 2020. Vedendo il volume in questo profit&loss della riga “miscellaneous expenses”, di cui l’impairment è di solito la voce più importante per questa società, potrei ipotizzare che è già compreso.

L’utile di Placet Group è poco meno del 30% dei ricavi. E’ una redditività veramente molto elevata, comparabile alle migliori finanziarie di p2p che già conosciamo.

STATO PATRIMONIALE

Pubblico qui lo stato patrimoniale di Moncera, a dicembre 2019:

Essendo a fine 2019 appena partita l’attività, i numeri devono essere letti tenendo conto di questo fatto e quindi filtrare le considerazioni effettuabili.

Ma questo è per dire che è interessante notare come la capitalizzazione della piattaforma (5.000€) sia comunque letteralmente uno sputo rispetto a quella di Placet Group, di cui propone i prestiti. Questa è una conferma di come confrontare i volumi di bilanci delle piattaforme rispetto a quelli delle finanziarie che coprono il buyback sia concettualmente completamente errato. Stiamo comparando le classiche mele con pere.

Un bilancio del genere per una finanziaria di p2p non sarebbe sostenibile (e addirittura ci sono per delle finanziarie: ma appunto quelle le evito assolutamente!). Sono invece pienamente in linea per il semplice servizio che offrono le piattaforme, cioè organizzare il marketplace di offerta prestiti e raccolta fondi.

Vediamo per conferma invece lo Stato Patrimoniale di Placet Group, sempre con i dati del 2020 a fine settembre, confrontati con fine dicembre 2019:

Qui il confronto con il 2019 è molto più coerente. Anche se vediamo i numeri di settembre: lo stato patrimoniale è infatti sempre una situazione “statica”, non accumulata come il profit&loss: confrontare in un p&l 9 mesi con 12 non è coerente, occorre l’aggiustamento che ho spiegato prima. Confrontare cosa c’era nel giorno finale di fine 2019 con il giorno finale di fine 2020 lo ritengo invece confrontabile, per vedere le evoluzioni, senza particolari aggiornamenti.

EQUITY

L’equity è sempre il primo elemento che vado ad analizzare in uno stato patrimoniale. E’ chiara la differenza come detto con Moncera. Il capitale sociale di Placet Group è ben più consistente: 5,7 milioni versati. Ma l’intero equity, considerando gli utili accumulati negli anni di attività, arriva fino a 22 milioni a settembre 2020.

Se vi ricordate le altri analisi di bilancio (che vi invito a guardare), 22 milioni di equity è una delle situazioni migliori finora riscontrate (siamo sotto a Robocash, ma sopra Viainvest e Twino). Finora, Placet group non ha distribuito dividendi: tutti gli utili sono stati tenuti appunto a riserva.

E’ questo il motivo principale per cui ritengo Moncera (e quindi Placet) una delle piattaforme più solide nella garanzia del buyback. Il gruppo finanziario ha dalla sua ben 22 milioni di “riserve” da cui attingere nel caso le cose dovessero andare male. Faccio notare anche che 22 milioni è quasi pari a TUTTI i debiti a cui il gruppo è esposto: se per assurdo dovesse chiudere di colpo l’intero gruppo, basterebbe incassare anche solo il 50% dei crediti (qualcosa meno, considerando la cassa già disponibile) per pagare proprio TUTTI i debiti esistenti.

CREDITI E DEBITI

Altro punto positivo che voglio far notare in questo bilancio, è la situazione di confronto fra la durata media dei futuri incassi (crediti a breve o a lungo termine) e la durata media dei pagamenti che dovrà sostenere (debiti a breve o a lungo termine.

Si può vedere che il volume complessivo a fine 2020 della cassa disponibile più i crediti incassabili entro 12 mesi (current assets) è di poco meno di 8 milioni. A fronte, nei debiti ha una richiesta di pagamenti a meno di 12 mesi per circa 5,6 milioni (current liabilities). Vuol dire che se anche Placet non riuscisse incassare 2,4 milioni di crediti (cioè circa il 30% degli stessi, cioè molto se compariamo le svalutazioni per impairment di circa il 9%), essa riuscirebbe comunque a far fronte a tutti i debiti a cui si è impegnata. E’ questa un’altra forza di avere una quota equity importante!.

Placet Group riesce a finanziarsi bene a medio lungo termine: ciò gli crea meno stress finanziario (o stress da “rimborsi veloci”).

Se conoscete Moncera, la cosa vi risulterà coerente con l’esperienza di investimento. Sapete infatti che anche nei nostri investimenti in prestiti P2P essa richiede di solito un investimento a medio lungo termine: è poco frequente trovare prestiti a meno di 12 mesi disponibili (debiti per Placet Group); ancora più raro trovare a 6 mesi!.

Questo è un punto di forza ed una tranquillità in più per il gruppo finanziario stesso. Anche se ci vincola ad un investimento a più lunga durata. Un elemento di tranquillità perchè per Placet significa meno stress finanziario, meno necessità di andare a ricercare risorse magari più problematiche per far fronte ad impegni incombenti e, soprattutto per noi, molto meno rischio di veder non più garantita la liquidità nei prelievi in casi di momenti di crisi di mercato (vedasi cosa è successo ad inizio 2020 ad esempio con Bondora).

CONCLUSIONI

Con tutta questa analisi si può vedere per quale motivo chi analizza Placet Group è sempre portato a dire che è una delle realtà più solide nel panorama del p2p lending europeo. E’ anche per queste ragioni in Mintos era uno dei loan originator valutati più positivamente, anche da siti di valutazione esterna come Explorep2p.

Una capacità reddituale di ben il 30% dei ricavi ed un equity già ad oggi accumulata (post crisi covid) di circa 22 milioni di € sono secondo me un ottima “assicurazione” sulla tenuta della stessa e per chi ci vuole investire. Chiaramente, stiamo sempre parlando di p2p lending e quindi le garanzie devono essere SEMPRE contestualizzate al rischio di questa tipologia di investimento.

Comunque è secondo me abbastanza chiaro che, sempre in questo contesto, i prestiti listati da Moncera riferiti a Placet Group hanno un grado di capacità di solvibilità, anche attraverso il buyback, fra le più alte del panorama attuale.

Envestio un anno dopo. Cosa sta succedendo?

Finalmente ho trovato l’occasione per scrivere di Envestio e sugli aggiornamenti a riguardo della sua situazione.

In molti credo sanno cosa era la piattaforma Envestio. Per chi ha iniziato ad investire nel p2p lending solo ultimamente, Envestio è stata una piattaforma baltica che prometteva investimenti in aziende del luogo, offrendo interessi nominali molto alti, dal 12 fino anche al 25%. Piattaforma che ad inizio 2020 si è rivelata senza mezze parole uno scam organizzato.
Purtroppo anch’io avevo all’epoca investito in tale piattaforma, pur conscio dell’altissimo rischio (ma lungi da sospettare lo scam all’inizio), dedicandoci una piccola parte dei miei investimenti (circa il 4% del mio portfolio p2p) per un totale accumulato di poco meno di 3.000€. Avevo anche dedicato alla piattaforma una delle mie primissime recensioni (poi chiaramente tolta).

In seguito a delle rivelazioni di fondati sospetti che alcuni progetti potevano essere dei fake, fatte attraverso l’account twitter di Peerduck, chi gestiva il sito ha optato per la chiusura generale dalla sera alla mattina. Tale rivelazioni erano conseguenti a delle indagini nell’ambiente a loro volta causate dagli avvenimenti fraudolenti di un’altra piattaforma poi chiusa (Kuetzal).

Quindi, dalla sera alla mattina, migliaia di investitori si sono trovati con l’impossibilità di gestire le proprie liquidità la depositate, situazione che chiaramente perdura anche oggi.

Ho ora approfittato di un ottimo articolo uscito nella stampa estone (nazione dove Envestio aveva la propria sede) per scrivere un mio breve aggiornamento sulla questione. L’articolo in oggetto è il seguente: Articolo Envestio. Chiaramente essendo originario in russo, vi consiglio di aprirlo con il traduttore italiano automatico (con Chrome, ad esempio).

Il vecchio “team operativo” di Envestio Evgeniy Kukin (CFO), Liene Meldere (consulente business) , Valentins Kisels (IT). Dal blog financiallyfree.com

COSA E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO?

Ad inizio 2020, come molti di voi sanno, è stata organizzata una class action, nata sui canali Telegram dedicati al p2p lending. A tale class action hanno aderito più di 2.000 investitori, principalmente europei, che hanno nominato un piccolo team di rappresentanza. Tale team ha selezionato uno studio legale nelle repubbliche baltiche, che si è assunto il compito di tutelare gli interessi degli stessi e a farsi da promotore, insieme alla polizia locale, di tutte le indagini collegate alle varie possibili attività fraudolente (poi rivelatisi confermate) legate ad Envestio.

L’obiettivo di tale azione per chi ha aderito è chiaramente stato sin da subito duplice: far luce su tutti i fatti di natura illegale che potevano essere accaduti per portare a questa sparizione improvvisa del sito (e, di conseguenza, della disponibilità dei fondi degli investitori) e andare a recuperare i fondi di quello che poteva essere recuperato dalla situazione in essere. Io stesso ho aderito a tale azione e contribuito, come tutti gli altri, alle (molto modeste se viste singolarmente) spese per il suo finanziamento.

La raccolta delle adesioni è avvenuta nel mese di Gennaio 2020. In seguito, il team nominato a rappresentanza ha trovato nello Studio Magnusson, con sede in Lettonia, il partner ideale per portare avanti tutta la procedura.

Chiaramente non ho mai potuto dare aggiornamenti dettagliati della situazione nel mio blog, per motivi di privacy delle informazioni, legate alle indagini in essere di tipo penale verso i responsabili di tale gestione e per tutela delle stesse mosse della class action, che se diffuse avrebbero dato vantaggi non dovuti a chi stava difendendo l’indifendibile per Envestio.

Ma qualcosa ora può essere comunicato.

LA SITUAZIONE

Qual è stata la strategia di base dell’action? Beh, il primo passo, essendo dei crediti attivi da parte degli investitori (circa 15 milioni di euro nel pool della class), è stato quello di chiedere in tribunale l’insolvenza delle controparti. L’obiettivo primo è stato far dichiarare coattivamente il default di Envestio e delle aziende che non stavano ripagando il dovuto (con la liquidazione quindi delle attività esistenti per il rimborso agli investitori) e, conseguentemente, far emergere le irregolarità gravi della gestione.

Con la dichiarazione di default lo studio ha poi avuto la possibilità di insinuare nel passivo i crediti vantati dagli investitori che hanno aderito all’azione, cosa indispensabile per il recupero giudiziale dei fondi che verranno eventualmente raccolti al termine delle procedure. Tale insinuazione è molto complicata per chi vuole agire singolarmente in un paese esterno alle repubbliche baltiche, per ovvi motivi di distanza procedurale e lingua.

Le irregolarità sospettate si sono poi concretizzate nella non esistenza di una parte non irrilevante dei progetti e del collegamento di altre attività con, diciamo, “affari illeciti di gruppi più o meno organizzati della vita locale”. Questo ha generato nelle indagini la possibilità di andare ad indagare due cose:

  • Il percorso che hanno effettivamente svolto i fondi degli investitori, passando al congelare, ove possibile, le liquidità dei soggetti che ne hanno beneficiato, in attesa di accertamenti.
  • Le responsabilità legate ai controlli sul riciclaggio di denaro delle banche su cui Envestio si è appoggiata.

Ormai la teoria prevalente (che deve ancora essere dimostrata in tribunale, ma occorre attendere i tempi tecnici) è che i reali responsabili e gestori effettivi delle strategie di Envestio non erano quelli che apparivano in pubblico, ma personaggi legati ad un organizzazione che probabilmente aveva fra i suoi rami anche le piattaforme Kuetzal e Monethera. La polizia estone e lettone sta seguendo le indagini, anche forte dell’impatto mediatico che ha avuto la vicenda.

RECUPERO DEI FONDI

Come sta andando il tentativo di recupero dei fondi? Ad ora devo ancora scrivere con il “freno a mano tirato”, a causa sempre della riservatezza sulle informazioni del processo, comunque:

Sono agli atti i nomi dei beneficiari diretti dei movimenti in uscita dai conti correnti di Envestio. E’ conosciuto che le imprese legate a tre personaggi attivi negli affari delle repubbliche baltiche (Eduards Slobins, Martin Tenbergs e Uldis Merkalns) hanno ricevuto circa un terzo dei 15 milioni di euro contesi. A che titolo li hanno ricevuti? Sembra chiaro non a titolo concordato con gli investitori di Envestio, per cui ne dovranno rispondere nel processo.

Altri fondi sono stati “distribuiti”, così direi, fra una lista di altre società, distribuite fra l’Est Europa, Malta e, per qualche caso, Cina. Tali società non erano legate contrattualmente con gli investitori per l’utilizzo di questi fondi. Molto probabilmente le liquidità sono state poi prelevate o ritrasferite in seguito.

Qui è nata anche la contestazione con le banche che hanno permesso il trasferimento di tali fondi, dimostrando di non avere adeguate procedure contro il riciclaggio di denaro. Le banche principali in questione sono SEB e Swedbank, che hanno ricevuto anche richieste di spiegazioni da programmi della tv locale, rispondendo con la generica linea “quello che si poteva fare lo abbiamo fatto”.

C’è poi anche una parte di fondi che effettivamente è andata ad aziende richiedenti pubblicate nella piattaforma. Con tali aziende sono state iniziate le procedure di fallimento. Pochissime invece le liquidità rimaste nei conti correnti bancari di Envestio.

Avendo però nomi e cognomi di tutti (o la gran parte, vedremo in futuro) dei soggetti coinvolti, si possono iniziare, come detto, le procedure di rivalsa. E’ chiaro, come dichiarato dallo studio Magnusson, che l’azione si sta concentrando dove tale rivalsa potrà dare dei concreti risultati. I tempi per le dichiarazioni dei default si sono purtroppo allungati a causa delle moratorie normative dei governi coinvolti concesse alla generalità dei debitori, conseguente la crisi legata al coronavirus. Però le azioni stanno andando avanti.

Personalmente credo che i tempi non saranno brevi (cioè non nel giro di qualche mese), ma comunque non credo non si recupererà nulla per chi ha avuto l’accortezza di aderire e sostenere la causa legale in corso. Per sapere quale % possa essere effettivamente recuperata, è ancora purtroppo presto per dirlo, occorre attendere i riscontri del tribunale ed il seguirsi del processo.

EREDITA’

E’ giusto comunque parlare anche degli effetti che questo scam ha lasciato.

Dopo il primo trimestre 2020, anche con i casi di Grupeer, Kuetzal e Monethera, molte cose sono cambiate nel modo di vedere il p2p lending da parte degli investitori.

  1. Innanzitutto chiaramente la fiducia di una parte di investitori è diminuita verso questo tipo di investimento, e i relativi volumi nel corso dell’anno sono diminuiti. Solo negli ultimi mesi la curva ha ripreso a salire. Le piattaforme per poter restare su questo mercato si sono viste costrette ad aumentare gli standard di struttura, comunicazione e trasparenza. Altrimenti sarebbero finite con perdere il volume di investito necessario alla loro sopravvivenza e profittabilità. Questa è una cosa che va molto a vantaggio degli investitori, che hanno così maggiori fonti per poter effettuare le proprie analisi e si rendono coscienti degli standard necessari per poter valutare come una piattaforma, o un loan originator, possano essere più affidabili di altri.
  1. Di pari passo, anche gli investitori hanno “aperto” di più gli occhi sulla necessità di informarsi bene prima di investire in tali piattaforme. Prima molto era affidato a valutazioni frugali, ora la coscienza della due diligence più approfondita si sta diffondendo fra l’investitore medio. Questo portare alla ricerca di investimenti in offerte di p2p lending gestite da organismi solidi limita la possibilità di perdite gravi aumentando, di conseguenza il rendimento del settore intero. La regolamentazione del crowdfunding europeo, voluta da molta della platea di investitori, è ora prevista per la fine del 2021 e questo porterà un ulteriore importante tassello nell’obiettivo dell’affidabilità delle gestioni.
  1. I gestori delle piattaforme stessi sono ora “avvisati” per il futuro: ora conoscono (non solo per il caso Envestio, ma anche per le azioni aperte per le altre sopracitate) che gli investori non devono essere considerati necessariamente come una moltitudine di singoli casi disorganizzati. Gli investitori hanno la possibilità, data da questi eventi storici, di avere ora già un know how su come procedere nel caso questi scam si ripetessero. Per cui chi volesse aprire una piattaforma con lo scopo di truffare, sa già che dovrebbe poi essere pronto ad affrontare concreti rischi di indagini anche di tipo penale. E questo è un ottimo deterrente per eventuali altri tentativi così espliciti.