Le migliori piattaforme p2p – Gennaio 2022

Come tradizione che si rispetti, dopo Natale arriva anche… la classifica aggiornata di P2P-Italia!

Piccola premessa: volete un’analisi aggiornata delle piattaforme, presentata in pompa magna da un investitore che ci investe sì e no un importo tale da guadagnare ogni mese il valore di una pizza + bibita, o un kebab con dopio picante e poca scipolla? Dovete purtroppo andare in altri siti. Qui in P2P-Italia cerchiamo di fare le cose il più seriamente possibile, perchè siamo innanzitutto investitori e perchè il nostro primo obiettivo è cercare di guadagnare realmente dal p2p lending. E prenderne direttamente il rischio è la miglior garanzia che si può dare all’onestà di veduta di chi recensisce: chi non affronta direttamente tale rischio, analizza cosa?

Proprio per questo motivo, mi vedrete raramente elogiare opportunità che ci limitano a puntare già di partenza ad un 3-4% netto all’anno.

In un periodo dove il p2p lending sta languendo dal punto di vista degli interessi offerti, la parola d’ordine che mi sono posto è: RENDIMENTO. Il trimestre scorso ho dato peso all’ottenimento delle licenze da parte di varie piattaforme. Licenze raccolte per aumentare le tutele degli stessi investitori visto che, dopo quanto successo ad inizio 2020, era una cosa fortemente sentita dal mercato. Molte piattaforme hanno soddisfatto questa richiesta e si sono dotate di certificazioni e procedure adeguate. Ora però, in un trend attuale di decrescita dei rendimenti, occorre a mio avviso cercare anche piattaforme che offrano un reddito adeguato. Ho quindi aggiornato la mia personale classifica dando molto peso a quest’aspetto.

Insomma, sto investendo in p2p lending. Per come la vedo, se devo aspettarmi un 3-4% netto VADO A CERCARE ALTRO.

Dopo questa digressione, ecco quindi l’aggiornamento della mia “classifica”, che come sempre potete trovare in questa pagina: Le migliori piattaforme – Gennaio 2022

Le valutazioni

Ricordo sempre che, a parte la premessa di questo ranking specifico, sono sempre queste le 6 “caratteristiche” su cui baso i miei voti:

  • RENDIMENTO: il rendimento atteso per un investitore che investe con una buona dose di valutazione dei rischi e dei progetti. NON è il rendimento di un investitore casuale che seleziona con poca attenzione. Quello per forza di cose sarà molto minore e varierà a seconda della diversificazione di ambiti e di livelli di rischio della singola piattaforma.
  • Coperture finanziarie: lo stato di salute degli intermediari che offrono il buyback nella piattaforma e/o dei soggetti che gestiscono la piattaforma stessa assicurandone la continuità.
  • Esperienza team: uno degli elementi fondamentali per l’affidabilità nella gestione della piattaforma, sia attuale che in prospettiva di continuità futura, trovo sia l’esperienza pregressa del team in ambito di successo in p2p lending o in ambito comunque finanziario (o immobiliare se parliamo di crowdlending immobiliare).
  • Trasparenza: indica il livello di informazioni che la piattaforma mette a disposizione agli investitori, e la loro affidabilità, affinché possano valutare la situazione in essere nel modo migliore possibile e il più vicino possibile alla realtà dei fatti.
  • User friendly: quanto la piattaforma è semplice da utilizzare e quanto le funzionalità presenti permettono di investire centrando gli obiettivi che ci si è prefissato. Inoltre, quanto permettono di monitorare nel tempo l’andamento dei propri investimenti.
  • Diversificazione: le reali possibilità, all’interno della singola piattaforma, di diversificare correttamente i propri investimenti, su diversi settori, nazioni, gradi di rischio, eccetera.

.

Non vi resta che andare al relativo articolo, raggiungibile anche nell’apposita sezione della home!

2 commenti su “Le migliori piattaforme p2p – Gennaio 2022

  1. Ciao Paolo, dopo il tuo ultimo post nel quale poni una particolare attenzione al rendimento volevo condividere con te una mia riflessione da investitore:
    i risultati macro economici evidenziano diffusamente, sia per l’area euro (Italia in primis) che per gli USA una forte crescita economica, in reazione alle conseguenze della pandemia, che comunque non è finita anzi.
    Voglia di reagire della gente o più semplicemente una grande massa monetaria immessa sul mercato dagli stati per sostenere le proprie economie? Probabilmente un po di entrambi.
    Fatta la premessa veniamo a noi: inflazioni dichiarate (cioè calcolate su “panieri” stabiliti per legge probabilmente con percentuali più basse di una realtà che si evolve più velocemente dei cosiddetti “panieri”) tra il 4 ed il 6 percento quando eravamo “abituati”, nel 2020, a inflazioni pari a zero se non negative.
    1. L’aumento dell’inflazione, ha quale conseguenza quasi immediata, l’innalzamento dei tassi del cosiddetto credito al consumo (più rischio ma anche più guadagno per i prestatori) ma, e qui è la cosa strana, le piattaforme di P2Plending riducono i loro tassi, per cui: più rischio insolvenza – meno guadagno per chi, come noi, mette il capitale (mentre i guadagni veri vanno alla “giostra” dei vasi operatori);
    2. La stessa cosa sta succedendo nel crowd immobiliare, con piattaforme che propongono tassi del 8/9 percento. Un discorso a parte merita il crowdfounding italiano: è tutto senza alcuna garanzia, di nessun tipo, non è prevista un’ipoteca né una fidejussione ne qualcuno che controlli l’effettivo uso del denaro erogato; per cui se escludiamo i prestiti per finanziare le operazioni di risparmio energetico (garantite dal credito vantato nei confronti dello stato ma comunque anche’esse erroneamente ritenute senza rischi), da un’analisi dei principali operatori si assiste ad una vertiginosa crescita degli ammontari dei prestiti e conseguentemente del rischio default.
    Dall’appartamento da frazionare e rivendere (citando una frase di un noto programma televisivo “le peggiori case nei migliori quartieri”) adattandolo alle attuali esigenze, operazioni nell’ordine massimo di 250.000 euro con termine entro i 12 mesi e rendimenti del 12/14%, si è passati ad operazioni elefantiache del valore globale di 10/15 milioni di euro con richieste di 1,5 / 2,5 milioni di euro e rendimento in netto calo al 9/10,5 percento con durate ricomprese tra i 24 ed i 36 mesi.
    Di alcune di queste mi sono preso la briga di un’analisi più approfondita (economica, finanziaria e di mercato) e mi limiterò a definirle “molto, molto rischiose” (B-) (queste “perle”, spacciate con lustrini per super affari, sono presenti un po in tutte le piattaforme).
    Di contro aggiungo solo che, in Italia, la piattaforma di crowdfunding non “è responsabile” per l’esito del prestito (garantito dal nulla e spesso richiesto da società che, quando sono “vecchie” hanno max 2 anni), né è obbligata ad alcuna azione di recupero in caso di insolvenza ma prende, SUBITO, una bella fetta all’erogazione del prestito (oscillante tra il 3 ed il 6 %).
    Dopo essere stato eccessivamente prolisso e me ne scuso, la domanda che mi/ti faccio è: a questi tassi ed a questo rischio ne vale la pena rischiare su ogni prestito più di 500 euro? E conseguentemente che futuro e sviluppo può avere un settore che non è in grado di garantire valori nell’ordine di 10.000 – 50.000 per progetto/investitore?
    Grazie della tua attenzione. Emanuele Antonuzzo

    1. Ciao Emanuele, premetto che condivido il tuo punto di vista sull’inflazione. Aggiungerei però :
      per quanto riguarda il p2p lending, il mercato sta scontando il calo di rischio legato alla regolamentazione a cui le piattaforme più serie si sono dovuti dotare, con i conseguenti adeguamenti (in termini di compliance e audit, con costi che gravano sulle piattaforme stesse). Era un passo necessario per tenere la fiducia degli investitori e rimanere nel mercato, dopo gli scam avvenuti ad inizio 2020. E le piattaforme stanno “trasferendo” una parte dei costi agli investitori diminuendone gli interessi, secondo il principio “avete voluto minor rischio = vi accontentate di meno interessi”. Quindi non nascondo che se non ci fosse stata la ripresa inflazionistica, i rendimenti potrebbero essere stati anche inferiori. Ma onestamente penso siamo arrivati ad un “fondo” da cui è difficile scendere ancora, anche solo per la comparazione ad altre tipologie di investimento che hanno un rischio/rendimento oggi palesemente superiore e che farebbero defluire sempre più la liquidità dal p2p. Ma penso comunque si alzeranno nel prossimo futuro, anche per seguire l’aumento dei tassi bancari che ipotizzo ci sarà a breve, anche indirettamente per il discorso inflazione.
      Il secondo punto è secondo me molto più complesso, per l’eterogeneità delle situazioni del crowd immobiliare e lo sposterei su: dipende da dove si investe. Come sai se mi leggi, personalmente investo poco nel crowd immobiliare in Italia e seleziono solo progetti di breve durata, frazionando ma mantenendo un certo grado di analisi (investendo poco, posso permettermelo in termini di tempo). Per cui ho una visione non complessiva di questo mercato, rispetto al p2p. Nelle piattaforme estere attuali dove investo (EstateGuru e Lendsecured), le ipoteche ci sono praticamente sempre (casomai occorre valutare la congruità del collaterale e assicurarsi che la contrattualistica sia in regola, ma aprirei un tema, occorre stare attenti a chi si affida i soldi). Il problema intuisco sia su quelle italiane (dove però investo molto meno).
      Quello che però mi sento di dire con certa sicurezza è di SCAPPARE da piattaforme che si propongono da garanti di alcune operazioni (coprendone eventuali default) senza avere un contratto di ipoteche o fideiussioni alle spalle relativi al progetto che propongono in finanziamento (le fideiussioni, onestamente, le vedo anche simili alla carta igienica, ma è sempre meglio di nulla). Questo perchè al primo default, che come dici te inciderebbe di centinaia di migliaia di euro a società nate ieri, andrebbero a compromettere seriamente TUTTA la restante operatività della piattaforma, sia che ce li mettano loro, sia ce li metta qualcun altro di sopravvenuto (non so se hai seguito il caso Grupeer, ma è successo nella sostanza questo). Quindi io come io ogni progetto in crowdfunding, per le cifre che indichi tu (sopra i 1.000€ singoli) lo valuterei singolarmente per quello che è, sia che te lo proponga Pippo, sia che te lo proponga Caio, cercando chi però fra chi ti mette a diposizione le maggiori documentazioni disponibili e valutando solo sulla base di quelle: manca qualcosa? non ci metto i soldi, o ce ne metto un paio di centinaia per diversificare (faccio anche quello io!).
      Aggiungerei anche come postilla che essendo vasto il pubblico per piattaforma, una non corretta gestione del recupero crediti si tramuta alla lunga in perdita di fondi e quindi crollo di attività per la stessa (vedi housers o walliance di recente). Non che questo scoraggi possibili truffe, ma mitiga la leggerezza di chi vuole operare per il lungo periodo.
      Per rispondere alla tua domanda: personalmente no io non investo in crowdfunding in Italia con qualcosa sopra al mio 5% di capitale in progetto singolo (parlo in termini % perchè penso sia meglio essere relativi) senza occuparmi di persona di una indagine ben più approfondita rispetto a quello che mostrano le piattaforme oggi. Per meno o molto meno accetto il rischio, settandomi. A che % di rendimento? Sotto il 10% lordo annuo tendo a lasciare.
      Dovrei approfondire molto di più le risposte ma non c’è molta possibilità in commenti scritti 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *